La vita consacrata: una ricchezza per le parrocchie. Ma il panorama non è lo stesso di cent’anni fa

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Si apre oggi, domenica 30 novembre anche nella nostra diocesi l’Anno della vita consacrata. Alle 16 è in programma un momento di adorazione e la celebrazione dei vespri in Cattedrale, presieduti dal vescovo monsignor Francesco Beschi. Il tema conduttore è “Vangelo, profezia speranza – vita consacrata nella chiesa oggi”. “La celebrazione – spiega l’ufficio diocesano per la vita consacrata – è per coloro che desiderano ringraziare il Signore del dono che ha fatto alla Chiesa di Bergamo arricchendola di diverse forme di vita consacrata: monaci, religiosi, consacrati laici; e per invocare anche per i nostri giorni il dono di nuove vocazioni”. La preghiera perché i consacrati sappiano essere fedeli alla loro missione nella chiesa e nel mondo vedrà riuniti in Duomo insieme al vescovo e ai consacrati i consigli pastorali diocesano, vicariali e parrocchiali e le persone che collaborano alle opere educative e dell’ambito sociosanitario che fanno riferimento agli istituti religiosi presenti in Diocesi. C’è un servizio navetta con l’ATB con partenza da piazzale Malpensata dalle ore 15.00 alle 15.30 e ritorno da largo Colle Aperto alle 18.00. Per le auto sarà disponibile in parcheggio di fronte alla Casa del Giovane (via Gavazzeni). Per l’occasione vi riproponiamo l’articolo di apertura del dossier sulla vita consacrata che abbiamo realizzato qualche settimana fa.

 

Modelli di vita, testimoni, punti di riferimento per le comunità parrocchiali: i religiosi e le religiose sono tutto questo e molto di più. L’anno dedicato alla vita consacrata si apre con una veglia il 30 novembre, e rappresenta un’occasione per pensarci, per vedere cosa succede, come ha suggerito il vescovo di Bergamo Francesco Beschi nell’ultima seduta del consiglio pastorale diocesano. Nell’ambito dell’anno pastorale sono molte le iniziative che metteranno l’accento su questi temi, compreso un convegno diocesano, ancora in via di definizione.
Nel frattempo vale la pena di tracciare una strada, seguendo alcune riflessioni emerse da questo consiglio pastorale (ne seguirà un altro sullo stesso tema, il 5 dicembre). Come sottolinea padre Luca Zanchi, della congregazione dei sacramentini, questo è un tempo in cui «dobbiamo, più che mai, restare uniti e credere nella forza della comunione, sostenerci nell’affrontare nuove sfide che concretamente chiedono di passare dalla funzionalità alla profezia, dalla presenza alla testimonianza, dal numero alla qualità, dall’individualismo alla condivisione, perché, come ha ricordato Giovanni Paolo II, non abbiamo solo una gloriosa storia da ricordare e da raccontare, ma una grande storia da costruire».
C’è tanto bisogno, anche oggi, dei religiosi nella comunità «che rafforzano – dice padre Zanchi prendendo in prestito le parole di Papa Francesco – e rinnovano l’impegno della diffusione del vangelo, dell’educazione cristiana, della carità verso i più bisognosi, della preghiera contemplativa; l’impegno della formazione umana, della formazione spirituale dei giovani, delle famiglie; l’impegno per la giustizia e la pace nella famiglia umana».
Come vediamo oggi la vita consacrata nelle nostre parrocchie? Che genere di sguardo posiamo sui religiosi, che cosa pensiamo del loro ruolo nelle nostre comunità? L’indagine parte dal Consiglio pastorale, attraverso un questionario, elaborato da un’apposita Commissione, che ora viaggerà anche nelle parrocchie e che serve a cogliere alcuni elementi di un’esperienza di incontro. Sarebbe bello raccogliere ricordi, impressioni, racconti: ci piacerebbe che li condivideste con noi, attraverso il Santalessandro: raccontateci le vostre esperienze di vicinanza, dialogo, incontro con persone consacrate nella vostra vita.
In generale, i dati che riguardano la realtà bergamasca parlano ancora, dicevamo, di ricchezza: ci sono in diocesi 1872 consacrate, presenti in 153 comunità, distribuite in 42 famiglie religiose o congregazioni. Il quadro diventa più complicato se guardiamo la loro età: solo 76 hanno meno di 50 anni, 62 tra 50 e 60, 193 tra 61 e 70, 466 tra 71 e 80, ben 897 hanno superato gli 80 anni. Sono ancora molti, come ha chiarito al consiglio pastorale suor Gemma Boschetto, i compiti e i servizi di cui queste donne si incaricano: dalle scuole alle collaborazioni in parrocchia, dall’attenzione alle donne in difficoltà (in carcere, accanto alle vittime della tratta) alla pastorale sanitaria, dalla vicinanza ai poveri all’attenzione ai migranti. I monasteri di clausura sono 10 e accolgono 143 monache di 5 ordini: Benedettine, Francescane, Domenicane, della Visitazione e Carmelitane. Ci sono poi 13 istituti secolari, due dei quali maschili, che hanno in tutto 135 membri, e l’ordo virginum, che comprende otto consacrate più due in formazione. I religiosi sono 218 in tutto, suddivisi in 18 istituti maschili.
«Sono molte – ha sottolineato suor Gemma – le difficoltà e le fatiche, ma ci sono anche nuove sfide da accogliere. Ci sono forme di vita consacrata che oggi non hanno più lo slancio di un tempo: sono concentrate nel conservare l’esistente, assorbite dalle strutture e poco attente alle persone e bisogna ripensarle. Occorre avere il coraggio di andare oltre, trovare nuove espressioni e nuovi linguaggi, raggiungere le periferie, come dice Papa Francesco. Tra le sfide più importanti da accogliere per il futuro ci sono quelle della vita fraterna, della collaborazione con i laici e dell’attenzione ai poveri». Un dato è certo: «Quello della vita consacrata – ha sottolineato il vescovo, monsignor Francesco Beschi – non è un mondo a parte, ma riguarda tutti. Parlando dei consacrati parliamo di noi, delle nostre comunità. Questo ci fa capire quanto sia preziosa questa presenza che rappresenta un dono e un segno. Nella vita consacrata, infatti, ritroviamo la testimonianza e il mistero. Il mistero è qualcosa di inesauribile che nutre e alimenta la nostra riflessione. L’incontro con le persone consacrate restituisce immensità di bellezza e di storia di fede, dice che non conta tanto il fare quanto l’essere». Ecco perché è così importante fare il punto della situazione anche in diocesi, capire qual è l’apporto che la vita consacrata può dare oggi alle comunità delle diocesi: «La situazione – ha sottolineato il vescovo – non è più quella di 100 anni fa». Il vescovo ha rinnovato in modo pressante l’esigenza che i consacrati siano “visibili”, presenti, come modelli di vita e di fede: «Invito le comunità religiose ad esserci, ad aprirsi, a essere trasparenti, perché l’incontro, la condivisione e la conoscenza possano arricchire ed alimentare la nostra fede».

 

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