Il Battista, profeta scomodo. I nostri molti deserti. Istruzioni su come viverci

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Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.  Come sta scritto nel profeta Isaìa:

«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati…

(Vedi al Vangelo di Marco 1, 1-8. Per leggere i testi liturgici di domenica 7 dicembre, seconda domenica di Avvento “B”, clicca qui)

Avvento, tempo di attesa. In questa domenica appare il personaggio tipico dell’attesa: il Battista.

IL TITOLO DI TUTTO IL VANGELO DI MARCO

Il vangelo di oggi contiene le prime parole del vangelo di Marco. Si tratta di una specie di titolo che riassume l’intero testo del secondo vangelo: vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.  La prima parte sarà infatti una scoperta del Messia, il Cristo: Pietro lo riconoscerà apertamente a Cesarea di Filippo; mentre la seconda parte sarà la scoperta del Figlio di Dio, come verrà riconosciuto dal centurione sotto la croce che, vedendolo morire, esclamerà: «Quest’uomo era veramente Figlio di Dio».

IL PROFETA E IL DESERTO

Poi, subito dopo il titolo-sintesi, Marco presenta colui che, a sua volta, presenta il Messia Figlio di Dio: il Battista. Di lui parlano già gli antichi profeti, egli è il messaggero, il suo aspetto esteriore è proprio quello, da tutti conosciuto, dei nomadi poveri che si vestono di peli di cammello e si nutrono di cibi primitivi, come il miele selvatico depositato da api o vespe negli anfratti delle rocce. Ma soprattutto vive nel deserto: non si tratta tanto di un luogo di penitenza, ma piuttosto del luogo insieme più aspro e più vivo per gli Ebrei: nel deserto infatti i padri hanno fatto l’esperienza unica di Dio, mentre uscivano dall’Egitto e abbandonavano la schiavitù, diretti verso la terra promessa. È nel deserto che risuona il “vangelo”, da intendersi non come testo scritto ma come il “lieto annuncio”, la “bella notizia”. Giovanni predica la necessità di un battesimo, un bagno che sia il segno esteriore di una conversione interiore, del cuore: un vero distacco dai peccati. La sua predicazione ha successo. Tutti corrono da lui e confessano i loro peccati come primo passo del loro ritorno a Dio e del loro desiderio di cambiare vita.

Intanto, in mezzo agli ascoltatori sta uno “più forte” che battezzerà non con l’acqua, ma con lo Spirito Santo, cioè con la forza stessa di Dio. Di lui Giovanni non è neppure degno di sciogliere i legacci dei sandali, cioè non è degno di fare neppure l’azione umiliante che nessun servo ebreo poteva essere costretto a fare verso il suo padrone.

I NOSTRI DESERTI

Anche noi viviamo vasti deserti. Quelli soliti, della malattia e della morte, quelli dei rapporti e delle relazioni e poi quelli che la situazione ci chiama a vivere adesso, in questi anni: la crisi economica, la preoccupazione del futuro, le incertezze… La Parola di Dio risuona in questi deserti, i quali restano tali, ma nel loro vuoto permettono di ascoltare quella Parola come annuncio convincente e liberante. Quando nel deserto ho qualcuno che mi parla, il deserto non è più deserto.
Naturalmente l’ascolto è possibile se esiste uno spazio residuo, un resto di desiderio di ascoltare. Forse molto “ricupero di religioso” di cui si parla oggi va in questa direzione. Si parla molto della Chiesa oggi e di Papa Francesco. E’ interessante, ma non basta: è come la curiosità che si prova di fronte a una persona interessante. La curiosità è utile per arrivare all’incontro. Ma se uno si ferma alla curiosità non incontrerà mai nessuno. Dunque, perché l’incontro con il Signore possa avvenire bisogna anzitutto ascoltarlo.

COME ASCOLTARE

Il vangelo ci indica due condizioni per un buon ascolto. La Prima. Dio ci parla, certamente, ma sempre per interposta persona, attraverso gli “angeli”, i messaggeri. È necessario cogliere Dio attraverso la voce di un altro. La seconda. Perché la Parola risuoni, si deve iniziare a creare l’ambiente ospitale per accoglierla: le asperità devono sparire. «Ogni valle sia innalzata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata», ci chiede la prima lettura. Allora, solo allora, quando gli uomini cercano di essere più uomini, perché eliminano le asperità che li dividono, Dio si fa incontrare: «Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Dobbiamo tornare a pensare alla nostra endemica litigiosità. Ma non pensiamo solo agli altri, alla politica e compagnia. Pensiamo a noi. Come è possibile la paternità di Dio se noi continuiamo a farci guerra?

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