Cari mamma e papà, lasciateci il tempo di giocare. Non solo con i videogiochi…

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«Cari mamma e papà, lasciateci il tempo di giocare»: lo dicono i ventimila bambini e ragazzi che hanno partecipato alla ricerca promossa da Azione Cattolica ragazzi (Acr) a livello nazionale su «Dove vado a giocare?». Sotto analisi i luoghi dove i bambini vanno abitualmente a giocare ma anche, più in generale, il loro utilizzo del tempo libero e i loro desideri.
È un argomento che ci è sembrato particolarmente interessante approfondire proprio ora, quando bambini e ragazzi sono impegnati a compilare lunghe liste di giocattoli per inserirle nelle letterine dirette a Santa Lucia, Gesù Bambino e alla Befana. Ma poi quei giochi che fine fanno? Rimangono impilati sugli scaffali della cameretta? Quali, e in che modo vengono utilizzati? Quali sono oggi le abitudini di gioco dei ragazzi? E gli adulti cosa fanno per loro?
«Anche noi – spiega Valerio, responsabile dell’Acr diocesana – abbiamo proposto la compilazione dei questionari a tutti i ragazzi, e sicuramente hanno partecipato in molti». Centinaia dei questionari dai quali sono stati estratti i dati arrivano quindi anche da Bergamo.
Tra i desideri che emergono con più forza c’è quello di poter «fare da soli», di avere cioè spazi di gioco non strutturato e non accompagnato: «Una volta – sottolinea Valerio – i bambini e i ragazzi giocavano spesso da soli nei cortili, spazi comunque delimitati e protetti, oggi accade raramente: un terzo, secondo lo studio, ne dispone, ma pochi lo usano davvero. Non solo per le ansie dei genitori, ma anche perché la vita dei più piccoli è tutta programmata, tra sport, lezioni di danza e d’inglese». La ricerca parte dalla dichiarazione dei diritti del bambino: il diritto di giocare è sancito dall’articolo 31.
«Ma un terzo dei ragazzi – chiarisce Valerio – ha tutta la settimana impegnata quindi non dispone di tempo libero, addirittura sono 6 o 7 i giorni presi in attività sportive e altro». Un altro dato che colpisce è quello che riguarda il tempo trascorso davanti allo schermo di tablet e smartphone: dalle 5 alle 7 ore alla settimana. «Il tempo libero, insomma – commenta Valerio – è davvero limitato, e anche quello che viene lasciato a disposizione finisce spesso per essere impiegato a casa da soli e non in ambienti di gioco con i coetanei».
Bisogna tenere in conto, infatti, anche le difficoltà dei genitori, che non sempre possono portare i bambini negli spazi gioco, in ludoteca, al parco, all’oratorio: «Hanno giornate piene di impegni e non sono quindi neppure liberi di annoiarsi, mentre la noia è il primo stimolo alla creatività. È difficile allora che trovino qualcosa di innovativo a cui dedicarsi. Noi pensiamo che iscriverli ai corsi sia importante per loro, in realtà forse inconsciamente vogliamo formare dei piccoli campioni, ci piace che riescano bene nelle cose che fanno, ma forse non pensiamo a garantire loro uno spazio di gioco personale, un elemento altrettanto importante per uno sviluppo armonioso».
Il lavoro di approfondimento educativo dell’Acr in questi ultimi anni è partito dalla dichiarazione dei diritti dei bambini per approfondire alcuni aspetti della loro vita quotidiana considerandoli cittadini attivi, e passando anche spesso e volentieri dal gioco: «Come Acr bergamasca – aggiunge Valerio – non possiamo e non vogliamo trascurare questi aspetti. Sempre più i bambini e i ragazzi che incrociamo nelle parrocchie ci dimostrano la voglia di essere presi sul serio e ascoltati e non, come spesso accade, considerati troppo piccoli per esprimere le loro opinioni o all’opposto trattati come piccoli adulti quando devono rispondere alla aspettative alte dei genitori che li vogliono brillanti nello studio, prime ballerine o campioni sportivi. Come Acr vogliamo camminare accanto ai ragazzi, “perdere tempo” perché possiamo diventare quel luogo privilegiato di ascolto e gioco di cui sentono il bisogno». Acr propone attività di iniziazione cristiana che passano dall’esperienza e puntano sul protagonismo dei ragazzi, soprattutto nel gioco: «Per questo ci sembra davvero fondamentale lasciare libertà di espressione in quest’ambito».
La ricerca dell’Acr, come raccontiamo in un altro pezzo di questo dossier, è stata appena presentata a un convegno nazionale a Roma: tra i relatori era presente Vincenzo Spadafora, Autorità Garante per L’Infanzia e l’Adolescenza che ha ricordato – ci spiega Valerio – come il «diritto di ascolto di bambini e adolescenti» fosse tra le parti più innovative della Convenzione sui diritti dell’Infanzia che rende i ragazzi non “oggetti” del diritto, ma soggetti attivi che vanno interpellati su tutte le questioni che li riguardano. Sul tema del gioco, riprendendo i risultati del sondaggio (qui sotto una sintesi dei dati), il professor Francesco Tonucci dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Cognitive (Laboratorio di Psicologia della partecipazione infantile – CNR) ha ripreso l’articolo 31 della Convenzione che riconosce al bambino il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età e a partecipare liberamente alla vita culturale ed artistica. «I risultati parlano da soli – conclude Valerio – e il professor Tonucci ha solo ripreso l’importanza del gioco autonomo, dove il bambino non si debba sentire condizionato dalla presenza dell’adulto, ha sottolineato quanto poco tempo libero abbiamo i nostri ragazzi annullando la possibilità anche di annoiarsi».

 

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