Chiuduno: tutte le news dell’oratorio in una app

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Come comunicare iniziative ed avvicinarsi ancora di più ai giovani, parlando il loro linguaggio? A questa domanda, l’oratorio di Chiuduno ha risposto creando una “app”, applicazione per smartphone. “L’idea è nata per caso – racconta il curato don Tommaso Frigerio, 38 anni, dal 2012 a Chiuduno – Durante una riunione del consiglio dell’oratorio ci siamo chiesti cosa fare per dare più visibilità alle attività e così, quasi per scherzo, c’è stato chi ha lanciato la proposta di creare un’app. Ci siamo chiesti se fosse fattibile in termini di costi e di capacità realizzative: i costi erano accettabili, le abilità c’erano e allora è stata fatta”. “Oratorio Chiuduno”, così si chiama la app che dal 26 novembre è disponibile per Iphone, Ipad e dispositivi Android e che propone tra l’altro: tutte le news relative all’oratorio e alla parrocchia; la programmazione del cinema; l’agenda aggiornata di tutte le attività divise per categorie; le foto delle iniziative svolte in oratorio; la possibilità di inviare e condividere le foto e i video: “in oratorio le attività sono tante: questo è un altro modo per diffondere le informazioni – spiega don Tommaso – tramite app, poi, si creano anche iniziative”. E l’applicazione piace: le recensioni hanno commenti entusiastici. “L’abbiamo pensata per gli adolescenti, i giovani, le famiglie, i catechisti e tutti i fruitori dell’oratorio – continua il curato – ad oggi non conosciamo il numero esatto di coloro che l’hanno scaricata, ma sappiamo che è stata scaricata anche da persone di altri paesi della provincia e da un utente che sta in Giappone: probabilmente l’abbiamo individuato e dovrebbe essere un ragazzo di Chiuduno che studia là e vuole rimanere informato su ciò che accade in oratorio”. Una strategia comunicativa che tiene conto delle nuove tecnologie: “anche un po’ provocati dal tempo che stiamo vivendo – dice il don – abbiamo cercato di trovare il linguaggio dei ragazzi”. Continua: “La app può essere uno strumento simpatico per comunicare, ma va usata nel modo giusto: non basta lo strumento, ma devi essere capace di raccontare. Se non ci fosse questa capacità, se non ci fosse una struttura in grado di comunicare e se non ci fosse una comunità che dimostra attenzione verso i giovani, la app non avrebbe senso”. La app è anche: “un tentativo di “rimanere sul pezzo”, avvicinare i ragazzi e capire cosa vogliono davvero. Penso che abbiano bisogno di qualcuno che li ascolti, di capire i loro sogni e di cercare quello con la s maiuscola”.

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