Corrado Rovaris, direttore d’orchestra: la musica è l’anima del Natale

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È la bacchetta bergamasca d’oltreoceano. Corrado Rovaris, direttore d’orchestra di Grumello del Monte, da dieci anni è direttore musicale stabile dell’Opera di Philadelphia. Organista, maestro alla Scala all’epoca Muti – dal 1992 al 1996 – ha costruito passo dopo passo una carriera internazionale. Recentemente, dopo le dimissioni proprio di Riccardo Muti all’Opera di Roma il suo nome è circolato tra i possibili sostituti. Rovaris vive in Pennsylvania e torna in Europa e nella sua Bergamo solo per lavoro o per tener vivi i legami con la sua terra. Gentilmente ci ha concesso un’intervista, anche perchè è piuttosto restio al genere: Rovaris non ama le vetrine dei media e di massima preferisce “parlare” con la musica. Gli abbiamo chiesto di raccontarci del Natale visto e vissuto da un musicista.

«Il primo ricordo che ho è da bambino, nella chiesa parrocchiale di Grumello dove mio padre era organista. Avevo otto anni ero in terza elementare e il parroco aveva voluto un coro. Era il 1973 e tenemmo in concerto natalizio nella chiesa ipogea, in quella circostanza cantavo da solista in una nenia pastorale. Quel concerto poi diventò anche un disco. Fu un evento per Grumello. Per alcuni anni era quasi un rito riascoltare quell’esecuzione. Anche quando poi sono diventato organista (diplomatosi con Luigi Benedetti al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, ndr) il Natale per me è legato  a quell’esperienza intensa».

E da organista cosa ricorda?
«Suonavo nei paesi qui attorno, e poi divenni organista a San Babila a Milano. Ho dei ricordi bellissimi, in particolare il tempo che separa l’ultima preghiera, verso le 23, e la tradizionale messa di mezzanotte: una serie di preludi organistici e altri momenti d’introduzione allo strumento. È sempre stato molto bello, sono sempre stati momenti speciali. Anche questa è una dimensione dell’essere musicista».

Invece da direttore d’orchestra cosa ricorda del Natale?
«Il Natale più importante è stato nella Basilica della Natività di Betlemme, ho fatto due volte un concerto poi trasmesso dalla Rai, il ‘Concerto per la pace’, nel 2008 e nel 2011, se non confondo le date. In entrambe le occasioni abbiamo fatto lo stesso programma in tre luoghi, a Roma, a Gerusalemme e a Betlemme. Poi veniva fatto un mixaggio delle tre esecuzioni per una produzione internazionale del Concerto.  È stato un concerto che mi ha stupito molto. La seconda volta avevo due musicisti da Filadelfia, uno palestinese e uno israeliano. Entrambi erano molto commossi di suonare a Gerusalemme e a Betlemme».

C’è qualcosa che colpisce in particolare in questi luoghi?
«Al momento del concerto di Gerusalemme convivono pacificamente tutti, israeliani e cristiani. Quando oltrepassi il muro del pianto il desiderio di convivenza pacifica tra i popoli va a cozzare con la constatazione che i caratteri così forti delle due popolazioni renderanno difficile la sua realizzazione».

Chi erano i musicisti e le orchestre?
«C’era Enrico Dindo violoncello solista, la Filarmonica Marchigiana la prima volta, l’altra i Virtuosi Italiani e alcuni elementi dell’Orchestra di Filadelfia».

Quali erano le località delle due occasioni?
«Nella basilica di Aracoeli di Roma e a Greccio (nel Lazio, ndr), dove San Francesco fece il primo presepio. Nell’Auditorium di Gerusalemme e nella basilica della Natività a Betlemme, dove c’è il bergamasco padre Pierbattista Pizzaballa».

E tra il repertorio musicale per il Natale che cosa segnala?
«La prima cosa che mi viene in mente  è l’Oratorio di Natale di Bach….Bach è sempre l’apice della musica».

Ma in America come è vissuto il Natale?
«Negli States il Natale è caratterizzato da due musiche: il Messiah di Händel e il balletto dello Schiaccianoci di Ciaikovskij. Vengono eseguiti in tutte le città, è una tradizione fortissima e diffusa. Natale per altro è meno importante che da noi, perché gli Usa sono una società interreligiosa: più importante è la Festa del Ringraziamento, la vera festa nazionale, che unisce tutti gli americani e cade alla quarta domenica di novembre».

E una musica che per lei personalmente è molto sentita?
«Il Gloria di Poulenc, che è stato più volte in un programma che poi non abbiamo realizzato. Poulenc è un autore che amo particolarmente, in specie I dialoghi delle Carmelitane».

 

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