La fatica di essere bambini. A proposito di spazi per giocare

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Non è una novità che in Italia la vita sia difficile per i pensionati che non arrivano alla fine del mese e per i giovani che non trovano lavoro; adesso, grazie a un rapporto di Save the Children, sappiamo con certezza che qui la vita è difficile sin da bambini.

A BRINDISI I BAMBINI GIOCANO NEL CIMITERO

Personalmente, per la verità, cominciai a rendermene conto quando, capitando in un giardino comunale di Verona, mi trovai di fronte un lungo regolamento in cui al primo posto si collocava il tassativo divieto di giocare a palla, notoriamente un pericolo per l’incolumità delle persone. Non so quale idea di bambino avesse chi aveva ideato quel regolamento: forse pensava a bambini che passano il tempo seduti su una panchina a discorrere di calcio e di politica; oppure a piccole monadi che si ritrovano al parco per giocare in solitudine, ognuno per conto proprio.

Il parco di Verona non è però un’eccezione. Save the Children fotografa un’Italia poverissima di spazi adatti al gioco dei bambini: nel Nord i parchi si riducono, quando va bene, a terreno per i bisogni dei cani e dei loro padroni, quando va male a dormitorio per i senzatetto e ad area di spaccio; al Sud, invece, i parchi non esistono proprio, e i bambini si ritrovano a giocare per strada (il caso più eclatante viene dalla provincia di Brindisi: le mamme portano i figli a giocare nel cimitero, l’unico posto sicuro del paese).

IL DIRITTO AL GIOCO 

Tra i diritti dell’infanzia riconosciuti dall’Onu c’è anche il gioco: inteso, però, non come momento vuoto dei bambini che i genitori riempiono in base alle proprie esigenze, ma come tempo libero in cui il bambino inizia a relazionarsi autonomamente con il mondo esterno, cioè con gli oggetti, la natura e soprattutto con le persone. Se il nostro Paese, al primato nel riconoscere a livello formale e teorico i diritti, accompagnasse il primato nel garantirli nei fatti, vivremmo in un Paese diverso: un Paese in cui, per esempio, non si progettano parchi per bambini adatti per tutti, fuorché per i bambini; un Paese in cui le amministrazioni si preoccupano di tutelare la sicurezza e la tranquillità dei più fragili, intervenendo severamente contro chi minaccia quella sicurezza e quella tranquillità. Altrimenti non ci si può lamentare dei bambini disadattati e alienati, incapaci di relazionarsi con altri che non siano i personaggi virtuali dei loro videogiochi.

I bambini non votano e non contano, è vero. Ma è un peccato dimenticarsi che ogni bambino diventa presto un adulto, e il bambino che è stato si fa inevitabilmente sentire nell’adulto che è. In pochi sembrano capire che i problemi dei bambini non sono un gioco

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