Il giovane curato duro e puro dice che il Papa sbaglia. Il parere di suor Chiara

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Cara suor Chiara, mi puoi commentare l’immagine di Papa Francesco che, durante il recente viaggio in Turchia, si inchina di fronte al Patriarca Ortodosso Bartolomeo e chiede la benedizione per sé e per la Chiesa di Roma? Te le chiedo perché il mio curato, giovane duro e puro, sostiene che è stato un errore. Gigi

Caro Gigi, nei giorni scorsi abbiamo assistito a un evento storico che rimarrà, certamente, una pietra miliare nel cammino ecumenico tra cattolici e ortodossi. Il chinarsi di Papa Francesco di fronte al Patriarca ortodosso per chiedere la benedizione per sé e per la Chiesa cattolica è un gesto senza precedenti. Ciò che è accaduto ha mostrato al mondo il profondo legame che unisce questi due grandi uomini di Dio, questi due profeti del nostro tempo. Pietro e Andrea hanno rinnovato il legame profondo che univa la Chiesa nel primo millennio dell’era cristiana, prima che le divisioni imprimessero nel suo corpo ferite lancinanti. Francesco in questo gesto ha narrato la stima profonda, la comunione e la fiducia che lo legano a Bartolomeo.

BENEDIRE

Benedire è un atto profondamente biblico e credente. La benedizione è l’atto stesso di Dio che si china sull’umanità, su ogni uomo per dire bene di lui, per dire la fiducia con la quale lo circonda e nella quale lo custodisce. È rendere presente Dio in quella realtà che diviene da Lui abitata. Benedire è augurare la pienezza del bene e della vita, di quel Bene che è Dio stesso ed è il perseguimento della comunione con Lui. Chiedere la benedizione diviene un gesto profondamente credente: «In te saranno benedette tutte le genti», cioè quelli che hanno la fede, dice la Bibbia, saranno benedetti insieme ad Abramo che credette. Questo gesto è un atto profondo di fede dentro la relazione di comunione di amicizia che è andata consolidandosi tra Francesco e Bartolomeo in questi mesi. È un gesto umile di consegna personale e di una comunità, quale è la Chiesa cattolica perché continui il suo cammino all’insegna della benedizione divina, custodito da tutti i fratelli nella fede. È un segno che nasce dal cuore orante e inserito in Cristo, di Papa Francesco, il quale non teme di essere frainteso o strumentalizzato; nasce dalla consapevolezza che la Chiesa e il credente sono segnati dal mistero pasquale di Cristo, che è evento di umiltà e debolezza, perché in esso si manifesti tutta la potenza di Dio. La grandezza della Chiesa sta nel suo essere di Dio, a servizio del Regno, perché faccia risplendere tutta la freschezza del Vangelo nel mondo.

IN CAMMINO VERSO LA COMUNIONE PIENA

Il cammino verso la piena comunione rimane una tensione in atto perché risplenda ancor di più tutta la bellezza della sposa di Cristo che è la Chiesa. Le divisioni che hanno caratterizzato il secondo millennio e che hanno creato pregiudizi, lontananze, si stanno lentamente ricomponendo attraverso una riflessione teologica e un cammino ecumenico fatto di grandi e piccoli gesti. Diventa necessario continuare a porre segni chiari e comprensibili che raccontino un cambiamento in atto. Quello che il Papa ha fatto in Turchia è in questa direzione. Il ristabilimento della piena comunione non significa per Francesco, né sottomissione, né assorbimento l’uno dell’altro, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno. Possiamo immaginare le resistenze e le reazioni da parte di quei cattolici che, come il tuo curato, sono puri e duri e temono una perdita di “potere spirituale e temporale” della Chiesa cattolica, ma noi rimaniamo nel desiderio e nella volontà di Gesù che ci chiede continuamente di creare ponti, perché «tutti siano una cosa sola e il mondo creda in colui che il Padre ha mandato». Continuiamo ad accompagnare con la preghiera Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo in questo loro audace cammino verso l’unità, perché entrambe le chiese cerchino insieme, alla luce dell’insegnamento della Scrittura e dell’esperienza del primo millennio cristiano, le modalità con le quali garantire la necessaria unità della Chiesa nell’oggi di questa storia.

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