L’annunciazione. L’angelo entra nella casa di Maria. Sorprendente: che ci fa Dio a Nazaret?

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Giovanni Carobbio, Annunciazione (particolare, Chiesa parrocchiale di Grumello del Monte)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te» (Vedi al Vangelo di Luca 1, 26-38. Per lettere i testi liturgici di domenica 21 dicembre, quarta di Avvento “B”, clicca qui.

Ci siamo abituati al racconto dell’Annunciazione e forse non riusciamo più a coglierne la straordinaria portata. All’inizio, nell’atmosfera un po’ dolciastra del Natale moderno, sembra di ascoltare una favola d’altri tempi: Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Ma in quell’inizio è già presente tutto intero il valore rivoluzionario del racconto.

NAZARET, UN PAESINO CHE NESSUNO CONOSCE

Dio prende l’iniziativa e si rivolge a una ragazza di Nazaret. Nazaret è un paesino che si trova al nord, in Galilea, malvisto dai maggiorenti religiosi: è una zona facile alle ribellioni, lontana da Gerusalemme e altrettanto facile alla scarsa osservanza della legge. E poi Nazaret: è un paesino sperduto, fuori delle grandi vie di comunicazione: di quel nome non si hanno tracce nella bibbia prima di questo racconto di Luca. Ai tempi di Gesù doveva avere poco più di cento abitanti. Se dovessimo ragionare in base ai criteri correnti, si dovrebbe dire che Dio ha sbagliato indirizzo: non poteva scegliere luogo più inadatto per trovare una madre al proprio Figlio. Che ci fa Dio a Nazaret? L’angelo entra nella casa di Maria e la saluta. Anche qui, tutto sembra ovvio e normale. Ma, proviamo a fare mente locale: Dio entra in una casa, quella casa, poverissima e dimenticata, si rivolge a quella ragazza, giovanissima e sconosciuta, le dice: «Rallegrati». Il saluto segnala, in realtà, l’arrivo della gioia promessa con l’avvento del messia. Era la stessa gioia annunciata dai profeti quando parlavano dell’arrivo di Dio in mezzo al suo popolo. Poi, soprattutto, l’angelo chiama Maria «piena di grazia», meglio: «che sei stata riempita di grazia»: il titolo indica qualche cosa che è avvenuto nel passato ma che continua ad essere vivo anche oggi. Vi si trova l’idea di gratuità assoluta, di un possesso permanente, di un’abbondanza strabocchevole. L’angelo precisa il senso di quel titolo: dalla vecchia casa di Israele Dio vuole far nascere una nuova umanità. Maria è invitata ad accogliere l’iniziativa di Dio. Naturale che Maria chieda il come: «Non conosco uomo», dice. Cioè: quali sono i modi con cui io posso obbedire, visto che non ho avuto rapporti con uomini; come potrà nascere Gesù, l’atteso, il promesso, il primogenito di un’umanità totalmente nuova? Tutto sarà frutto di un’iniziativa speciale di Dio, precisa l’angelo: la forza di Dio darà origine alla nuova vita: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio».

IL SEGNO SUPPLEMENTARE: LA VECCHIA PARENTE CHE DIVENTA MADRE

È qualcosa di inconcepibile e allora l’angelo, quasi per aiutare la fede di Maria, le offre una specie di segno supplementare: tua cugina Elisabetta era vecchia e senza figli. Ora Dio le ha fatto una grazia: il suo vecchio grembo è stato riempito di una vita fresca: sta per diventare madre. Vedi? Dio è capace di fare meraviglie. Le ha fatte con Elisabetta; le farà con te. E allora Maria non fa altro che dare il suo totale, incondizionato assenso: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

IL DONO NON DOVUTO

Tutto il vangelo è dominato dal senso dell’iniziativa di Dio. È lui che sceglie Maria, manda l’angelo, da lui nascerà il salvatore… Tutto viene da lui. Mentre ci prepariamo a festeggiare il natale, ci si dice che il natale è soprattutto dono gratuito, immeritato di Dio. Ci viene spontaneo, in questi giorni e di fronte al mirabile racconto dell’annuciazione porci delle domande inusuali. Quali sono i momenti della mia vita in cui faccio l’esperienza del ricevere? L’amore della persona che amo, forse, o il suo amore per me, più che il mio per lei… O forse un favore inatteso… O forse ancora, un perdono che non mi aspettavo… La grazia esiste e i doni che ricevo dagli uomini me la rendono credibile. Anche per questo Maria è turbata di fronte all’iniziativa di Dio. La grazia di Dio è eterna sorpresa, le sue vie non sono le nostre, le sue iniziative sorprendono immancabilmente i piani dell’uomo. Proprio per questo l’angelo cita a Maria ciò che sta avvenendo in Elisabetta. Dio, dunque, è sorprendente ma non irrazionale. Interviene nella storia ed è nella storia che segnala gli indizi della sua presenza. L’indizio è un segno timido e da decifrare e quindi un invito alla ricerca e al mettersi in strada per trovare. Per questo l’Avvento è un cammino verso il Natale, poi a Natale i pastori e i Magi camminano tutti verso la grotta. Il grande mistero che ci prepariamo a vivere è un’instancabile camminare, una interminabile ricerca.

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