Natale/È un miracolo. Sempre e comunque

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Ci ripetiamo ogni anno, guardando il Natale che fu, cioè di Gesù, e il Natale che è, cioè il nostro, che l’opulenza dei nostri pranzi natalizi è ben lontana dalla misera capanna del pargolo divino, che la famiglia al completo, riunita nella casa avita, difficilmente richiama quel falegname e la sua donna incinta in terra straniera, lontani dalla patria e dagli affetti.

UNA FESTA “LENTA”

Anche l’amatissimo scambio dei regali è un’usanza tutta pagana: risale alla festa romana dei Saturnalia, che si teneva verso la fine di dicembre, e soltanto per una sovrapposizione di date si è trasferita anche al Natale. Il nostro Natale, è vero, è ben lontano dal primo Natale; ma il nostro Natale è davvero così tanto mondano e così poco cristiano? Anche il nostro Natale, a ben vedere, conserva il carattere di festa controcorrente, fuori dagli schemi e dalle convenzioni, come lo fu quando Dio decise di farsi uomo in una mangiatoia: nel mondo dei legami familiari sempre più allentati e rarefatti, il Natale riesce a ripetere ogni anno il miracolo di riunire tutta la famiglia, dai nonni ai nipoti, rinnovando affetti e relazioni tra le generazioni; nel mondo che va sempre di fretta, che non ha tempo di fermarsi un attimo e di prendere fiato, c’è un giorno in cui si riesce a trovare un po’ di tempo anche per quelle attività che durante il resto dell’anno sembrano ormai inutili e superate, una conversazione lenta, la condivisione di un momento, di un pasto, senza l’assillo di orari e impegni.

NON SOLO CONSUMISMO

E poi, in fondo, lo scambio dei regali è un’ossessione consumistica, ben lontana dalla sobrietà cristiana, o solo un segno concreto e materiale di un amore per l’altro ben più profondo e sentito? Certo nel nostro Natale rischia di perdersi la prospettiva universale e internazionale del primo Natale, con il bambino in terra straniera fra genti straniere, e svanisce la povertà originaria che dovrebbe richiamare l’attenzione per chi, ancora nel secondo millennio, è costretto a trascorrere il Natale al freddo e al gelo, oppresso da fame e da guerra, o in solitudine. Non sono dettagli, anzi, ma non è da un giorno all’anno che si misura l’attenzione per i più sfortunati; non è a Natale che bisognerebbe cercare di essere migliori, ma ogni giorno, perché la bontà e la sensibilità non si comprano col panettone, sono virtù da esercitare e affinare tutto l’anno. Il Natale, nonostante tutto, continua a essere miracoloso, perché un bambino infreddolito e inerme riesce a compiere, in un solo giorno, ciò che non riesce agli uomini adulti il resto dell’anno. Sappiamo bene che il Natale passa in fretta, e insieme passano il presepe e l’albero, il ritrovarsi in famiglia e la notte della Veglia; la festa finisce e già da Santo Stefano si ritorna alla vita di sempre. O forse no, perché ci sarà sempre un astro del ciel a illuminarla.

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