Anche le nonne incantate dalle luci ipnotiche delle slot machine

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Il suono quasi ipnotico della slot-machine in piena attività risuona in tutto il bar. Seduta sullo sgabello c’è un’anziana signora sui 70 anni, distinta e apparentemente benestante, che non smette nemmeno per un attimo di premere i pulsanti che danno il via alle combinazioni del videopoker.
E ogni volta che il tintinnio delle monete, segnale evidente dell’agognata vincita, risuona nel vano inferiore, ecco che la signora le raccoglie per poi rimetterle all’interno della slot-machine. Senza mai fermarsi. Non siamo a Las Vegas, bensì in un normale bar situato in una delle vie più frequentate della nostra città, poco dopo le 18.30, l’orario in cui solitamente si rientra a casa, l’orario in cui le famiglie si apprestano a ritrovarsi per condividere la cena: mai avrei pensato di vedere una signora (che potrebbe essere mia nonna) smanettare sullo schermo di un videopoker per quasi un’ora. Eppure accade anche a questo: appena la signora esclama «È proprio ora di andare», rimettendo le monete avanzate ordinatamente nel borsellino, ecco che un altro giocatore varca la soglia del bar. Si tratta di un signore, all’incirca sui sessant’anni, infagottato in un vecchio e logoro cappotto di tweed: ordina svogliatamente un succo di frutta (per lasciarlo a metà) per poi dirigersi verso il fondo del bar dove, tra le tre slot-machines collocate una a fianco all’altra, fa la sua bella posta il cambiamonete. Sì, perché ormai le macchinette nei bar non vengono più semi-nascoste o separate dai luoghi riservati agli altri avventori, ma spesso vengono collocate all’ingresso e sotto gli occhi di tutti: il gioco viene così agevolato dagli stessi cambiamonete (non bisogna nemmeno più rivolgersi al barista per farsi cambiare i soldi), dai cestelli di plastica (sponsorizzati) che contengono a loro volta le monete, dalla presenza di monitor e tv proprio sopra le stesse slot-machines. Per non parlare delle fotocopie dei “Gratta&Vinci” vincenti che tappezzano le entrate di molti bar-tabaccai.
E scene simili si verificano in altri due bar incrociati percorrendo meno di cento metri: le slot ci sono sempre e comunque. E vanno da un minimo di tre a un massimo di cinque (ma la bozza del dlgs in materia di giochi, previsto dalla delega fiscale dello scorso marzo, dice che negli “esercizi generalisti principali che hanno una superficie superiore a 20 metri quadri, è consentita l’installazione, attivazione ed operatività delle slot machine se all’interno di tale spazio non vi sono, in ogni caso, più di quattro apparecchi”). Dopo i tre bar con videopoker posti uno dopo l’altro, ecco che mi trovo davanti a una vera e propria “sala slot”, situata in una posizione strategica: si trova, infatti, a metà strada tra uno dei più grandi e frequentati supermercati della città e l’ufficio postale che fa da punto di riferimento per tutto il quartiere. Senza dimenticare il fatto che la sala slot si trova proprio di fronte alla fermata del bus. L’insegna luminosa a intermittenza segnala dunque che il locale, le cui vetrine sono ricoperte da cartelloni che rendono impossibile la vista all’interno, è in piena attività: difficile pensare il contrario, anche perché risulta aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 23, domenica inclusa (l’orario di apertura nell’ultimo giorno della settimana è però fissato alle 15.30, mentre rimane immutato quello di chiusura). Fa però un certo effetto varcare la soglia di un locale senza vetrine, anche perché ingenuamente penso che dietro la porta potrebbe esserci qualunque cosa: la scena che mi si para davanti agli occhi è, però, quasi surreale. Il locale è completamente buio e illuminato soltanto dalle luci artificiali di decine di videopoker di tutti i tipi e dimensioni. Mi guardo intorno un po’ spaesato, finché mi si avvicina una ragazza (che identifico come la gestrice del locale): l’unica, del resto, che fa caso al mio ingresso. «Davvero vieni qui per la prima volta?» mi chiede sorridendo la ragazza. E subito mi spiega il funzionamento di tutte le macchinette: «Qui ci sono i videopoker normali, qui quelli che vanno solo con le banconote (da 5 a 100 euro, riporta la scritta sopra il lettore), mentre di là c’è la sala fumatori, se vuoi». All’interno del locale, in quel momento ci sono tre persone: dalla postura sembra che siano lì da parecchio tempo. Un pubblico per lo più maschile e di mezza età (anche se uno dei clienti non sembra avere più di trent’anni), chiuso ermeticamente in un non-luogo. Esco dal locale avvertendo un senso di liberazione: il mio viaggio nel mondo del gioco d’azzardo è terminato.

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