Cappuccetto Rosso secondo Elide: abbasso i cacciatori. W la mamma!

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Le fiabe sono fatte anche della voce, dell’esperienza, della personalità di chi racconta. Ecco perché esistono molte versioni “d’autore” anche di quelle tradizionali. Elide Fumagalli questa settimana ci porta con sé a riscoprire Cappuccetto rosso.

Le fiabe – spiega Elide – erano la modalità di passaggio di valori e cultura e si raccontavano agli adulti. Quella di Cappuccetto Rosso era un rito di iniziazione di quando una bambina diventava adulta. La prima versione, trovata da de la Rue, era davvero cruenta! Ne esistono centinaia. Una che ho letto spesso ai bambini è quella di Fabian Negrin (l’albo è pubblicato da Orecchio acerbo, ndr), dove è il lupo che racconta la storia. Alla fine i bimbi sono tristissimi perché il lupo muore. Ascoltare o leggere una storia che ha un altro punto di vista, apre la mente e il cuore alla diversità e arricchisce il mondo di tolleranza e comprensione!

 La mia versione, è abbastanza fedele, tranne un finale tutto da scoprire!

Ecco invece, da leggere, la versione di Perrault tradotta da Carlo Collodi:

C’era una volta in un villaggio una bambina, la più carina che si potesse mai vedere. La sua mamma n’era matta, e la sua nonna anche di pìù. Quella buona donna di sua madre le aveva fatto fare un cappuccetto rosso, il quale le tornava così bene a viso, che la chiamavano dappertutto Cappuccetto Rosso.

Un giorno sua madre, avendo cavate di forno alcune stiacciate, le disse: “Va’ un po’ a vedere come sta la tua nonna, perché mi hanno detto che era un po’ incomodata: e intanto portale questa stiacciata e questo vasetto di burro”. Cappuccetto Rosso, senza farselo dire due volte, partì per andare dalla sua nonna, la quale stava in un altro villaggio. E passando per un bosco s’imbatté in quella buona lana del Lupo, il quale avrebbe avuto una gran voglia di mangiarsela; ma poi non ebbe il coraggio di farlo, a motivo di certi taglialegna che erano lì nella foresta. Egli le domandò dove andava. La povera bambina, che non sapeva quanto sia pericoloso fermarsi per dar retta al Lupo, gli disse: “Vo a vedere la mia nonna e a portarle una stiacciata, con questo vasetto di burro, che le manda la mamma mia”. “Sta molto lontana di qui?”, disse il Lupo. “Oh, altro!”, disse Cappuccetto Rosso. “La sta laggiù, passato quel mulino, che si vede di qui, nella prima casa, al principio del villaggio.” “Benissimo”, disse il Lupo, “voglio venire a vederla anch’io. Io piglierò da questa parte, e tu da quell’altra, e faremo a chi arriva più presto.”

Il Lupo si messe a correre per la sua strada, che era una scorciatoia, con quanta forza avea nelle gambe: e la bambina se ne andò per la sua strada, che era la più lunga, baloccandosi a cogliere le nocciuole, a dar dietro alle farfalle, e a fare dei mazzetti con tutti i fiorellini, che incontrava lungo la via. Il Lupo in due salti arrivò a casa della nonna e bussò. “Toc, toc.” “Chi è?” “Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso”, disse il Lupo, contraffacendone la voce, “e vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia.” La buona nonna, che era a letto perché non si sentiva troppo bene, gli gridò: “Tira la stanghetta, e la porta si aprirà”. Il Lupo tirò la stanghetta, e la porta si aprì. Appena dentro, si gettò sulla buona donna e la divorò in men che non si dice, perché erano tre giorni che non s’era sdigiunato. Quindi rinchiuse la porta e andò a mettersi nel letto della nonna, aspettando che arrivasse Cappuccetto Rosso, che, di lì a poco, venne a picchiare alla porta.

“Toc, toc.” “Chi è?” Cappuccetto Rosso, che sentì il vocione grosso del Lupo, ebbe dapprincipio un po’ di paura; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose: “Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso, che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia”. Il Lupo gridò di dentro, assottigliando un po’ la voce: “Tira la stanghetta e la porta si aprirà.” Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì. Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte: “Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me”. Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com’era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. E cominciò a dire: “O nonna mia, che braccia grandi che avete!”. “Gli è per abbracciarti meglio, bambina mia.” “O nonna mia, che gambe grandi che avete!” “Gli è per correr meglio, bambina mia.” “O nonna mia, che orecchie grandi che avete!” “Gli è per sentirci meglio, bambina mia.” “O nonna mia, che occhioni grandi che avete!” “Gli è per vederci meglio, bambina mia.” “O nonna mia, che denti grandi che avete!” “Gli è per mangiarti meglio.” E nel dir così, quel malanno di Lupo si gettò sul povero Cappuccetto Rosso, e ne fece un boccone.

La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai giovinetti e alle giovinette, e segnatamente alle giovinette, che non bisogna mai fermarsi a discorrere per la strada con gente che non si conosce: perché dei lupi ce n’è dappertutto e di diverse specie, e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere.

Infine, Elide ci lancia un suggerimento: Carnevale si avvicina, riempiamolo di fiabe! Basta un Cappuccetto rosso, e un cestino e via! E questo è un cappuccetto che ho scovato gironzolando in rete, davvero simpatico, che si può confezionare con i materiali di recupero: http://www.pescepollo.it/pgs/lavoretti/materiali/cappuccetto.htm

Nel sito si trovano tutti i suggerimenti per realizzarlo 🙂

Volete più fiabe e più racconti? Ne trovate moltissimi nel sito dell’autrice www.elidefumagalli.com, www.vivodifiabe.com.

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