Otto famiglie: una piccola comunità africana si ritrova al Patronato

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Una comunità, quella dei migranti cattolici africani di lingua inglese, in fase di consolidamento a Bergamo. E il cammino, non privo di difficoltà (anche per assistere alle celebrazioni religiose), è ancora lungo, ma non mancano gioia e speranza. Otto famiglie, la maggior parte delle quali è originaria della Nigeria, la seconda e la quarta domenica del mese si recano al Patronato San Vincenzo per assistere alla Santa Messa, che viene celebrata nel pomeriggio (alle 15) in lingua inglese: molte arrivano dall’hinterland (Ponte San Pietro, Ponteranica) appositamente in via Gavazzeni per l’occasione.
Un viaggio apparentemente limitato e tutto sommato facile, ma che spesso rappresenta un vero e proprio ostacolo alla partecipazione alla vita comunitaria, dato che diventa indispensabile l’utilizzo della macchina: molte famiglie, infatti, non possiedono un’auto propria e spesso fanno fatica anche a reperirla da amici e conoscenti. Una difficoltà che si aggiunge alla vera emergenza del nostro territorio, che non ha lasciato indenne nemmeno la comunità africana, ossia la mancanza di lavoro. Un dramma, quello legato ai risvolti occupazionali, che viene raccontato dagli stessi fedeli: la crisi ha colpito duramente anche i migranti africani, che spesso si trovano senza reti di supporto a dover affrontare la perdita del posto di lavoro. La questione-lavoro si inserisce dunque tra i problemi maggiori di una comunità che ha iniziato il proprio percorso circa un anno e mezzo fa sotto la guida di padre Bernard Boasiako, figura di riferimento della comunità africana anglofona di Bergamo, che svolge lo stesso compito anche nella Diocesi di Brescia e sta completando i suoi studi in Liturgia a Padova.
Un sacerdote in costante movimento, dunque, come sottolinea lui stesso ridendo, e la stessa comunità riflette un po’ le caratteristiche della sua guida: dopo i primi passi, con la celebrazione della Santa Messa una volta al mese, ora si è passati a due volte al mese e oggi partecipano regolarmente alle celebrazioni eucaristiche circa 20-30 persone. Una crescita lenta ma costante, quella della comunità africana anglofona di Bergamo, in cui non mancano vivacità e gioia dettata dal desiderio di stare insieme, anche con canzoni e balli. Ma Padre Boasiako non ha, per l’appunto voglia di fermarsi. E le priorità, studi permettendo (“ma dovrei concluderli entro maggio-giugno”) per l’immediato futuro rispondono alle necessità di aggregazione e di coinvolgimento, anche per evitare che gli africani cattolici si disperdano. “La mia preoccupazione principale è rappresentata dal fatto che tanti cattolici africani, anche a Bergamo, frequentano le chiese pentecostali e le sette- ha sottolineato lo stesso Padre Boasiako- per questo motivo c’è bisogno di far visita alle famiglie, cosa che rappresenta il mio prossimo obiettivo: non vanno lasciate sole”.

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