Dio, il grande comunicatore. “Il Verbo si fece carne” e piantò la sua tenda in mezzo a noi

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Immagine: Maria con il Bambino, Roma, catacomba di Priscillainizio III secolo

In principio era il Verbo,
 e il Verbo era presso Dio
 e il Verbo era Dio (Vedi Vangelo di Giovanni 1, 1-18. Per leggere i testi liturgici di domenica 4 gennaio, seconda dopo il Natale, clicca qui)

Il vangelo della seconda domenica dopo Natale è il solenne “prologo”, l’inizio del quarto vangelo, quello di Giovanni. Il brano va collocato nel complesso dei vangeli del Natale. Gesù nasce, viene annunciato ai pastori, i pastori vanno a vedere e diventano, a loro volta, annunciatori. Questi i fatti. Ma sono soltanto fatti? Qual è il loro significato?

CHI È IL BAMBINO DI NATALE?

Giovanni non racconta l’inizio umano di Gesù, la sua nascita a Natale, come fanno Matteo e Luca, ma risale alla sua vita presso Dio. Questo permette di capire davvero chi è il Bambino di Betlemme. Il cuore di tutto il passaggio è la solenne proclamazione dell’incarnazione: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». «Pose le sue tende, si accampò tra di noi», sarebbe la traduzione letterale. È un’allusione all’Esodo, dove si racconta di Dio che abita la tenda insieme con il popolo in cammino verso la terra promessa. L’umanità di Gesù è il nuovo tempio, il luogo in cui Dio abita. «E noi abbiamo contemplato la sua gloria». La gloria è la presenza di Dio che si manifesta tra gli uomini, lo splendore della sua presenza. Ora questa presenza non è più legata a un luogo, perché è legata a un Uomo, Gesù. E non bisogna più uscire dal mondo perché Dio si è avvicinato al mondo. In un certo senso, anzi, bisogna avvicinarci al mondo per avvicinarci a Dio. «Gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità». La gloria di Dio non è fuoco e luce, come nei tempi antichi, ma è la pienezza della divinità del Padre che si trova nel Figlio.

L’INCONTENIBILE PROPOSTA DI DIO E LE AMBIGUITÀ DELLE RISPOSTE UMANE

Il Dio che mi si offre è il grande comunicatore: Parola che rivela il Padre. Tutta la storia umana di Gesù è un’incontenibile rivelazione. Abbiamo di fronte a noi un Dio che non fa altro che rivelarsi e rivelare la paternità di Dio: è Parola, è Parola che si fa carne, è carne che si dona e che offre la possibilità a chi lo accoglie di diventare figli di Dio. Il problema non viene da Dio che, appunto, non fa altro che comunicarsi, ma viene dalla nostra riposta a un Dio che ha una siffatta “voglia” di comunicare. Il Dio rivelatore può diventare, nella nostra risposta a lui, il Dio dei farisei che viene rinchiuso in un sistema di osservanze. Oppure può avvenire che il Verbo resta presso Dio e non diventa carne; oppure che la carne non sia più Dio. Lo spirito del Natale sta nella stupefacente notizia che il Verbo è carne e che ci ha dato davvero il potere di diventare figli di Dio e quindi di trasformare davvero tutta la nostra vita. Il Natale, a quel punto, davvero ci tocca e ci trasforma. Infatti, «Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia», dice Giovanni.

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