Dov’è l’uomo? Terrorismo a Parigi e in Nigeria

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Cara suor Chiara, in questi si è fatto un gran parlare dei morti di Parigi. Si è parlato molto meno dei morti della Nigeria, dove, pare, sono migliaia. Cosa pensi di questa strane diversità di parlare dei morti e della morte? Gianni

Questi giorni sono segnati da una profonda sofferenza per quanto gli eventi mondiali ci presentano. Sono attonita e sgomenta per una violenza crudele e efferata senza alcun scrupolo e mi chiedo: dov’è l’uomo? Il terzo millennio così all’avanguardia in ogni forma di progresso e modernità dimostra la sua arretratezza umana con una spirale di violenza senza precedenti. A che serve il progresso se porta in sé la disumanizzazione che abbiamo visto per i morti di Parigi e per le migliaia della Nigeria?

LA FRANCIA VICINA E LA NIGERIA LONTANA

Certamente le risonanze mediatiche seguite alla strage di Parigi hanno avuto maggiore visibilità come anche la mobilitazione internazionale che ci è stata proposta nelle diverse manifestazioni di solidarietà. È stato un evento a noi vicino, che ha colpito la culla di uno stato laico per eccellenza, che ha messo in discussione la libertà di espressione e ha riacceso la dialettica tra accoglienza e integrazione col mondo islamico. Gli atti di violenza effettuati da singoli terroristi, non così schierati con movimenti internazionali, fanno emergere la vulnerabilità dei nostri paesi e la possibilità concreta che la sicurezza nazionale sfugga dal controllo e tali gesti disumani possano riproporsi in altri contesti e paesi. La realtà europea, così vicina, ha posto in secondo piano la tragedia umana che la Nigeria vive. Perché di tragedia si tratta, e questo non ci deve lasciare indifferenti! Ci sono stati pesi e misure differenti nel dare spazio alla violenza nigeriana perché non ci sono interessi sufficienti per mobilitarsi e intervenire a frenare la sofferenza di questo popolo e la pazzia di chi, in nome di un dio, uccide senza timore i suoi figli, sacrifica bambine nel fiorire della loro giovinezza, e pone un velo sugli occhi dei fratelli che continuano a perpetuare l’omicidio originario senza ascoltare la voce di Dio. Egli ci chiede: “ Dov’è tuo fratello?” In tutta questa violenza dov’è nostro fratello?

DOV’È TUO FRATELLO?

Sì, davanti a questa situazione generalizzata in cui la violenza nel piccolo o grande mondo sembra divenire il linguaggio feriale di fronte a un disagio personale e sociale che assume forme estreme, abbiamo perso la nostra vocazione fraterna. Chiusi nel nostro piccolo mondo familiare, sociale, nazionale, che neppure la globalizzazione ha spalancato su orizzonti più ampi, non riusciamo a vedere oltre, a guardare negli occhi chi é vicino o lontano e a riconoscerlo fratello, a lasciarci trafiggere dalla pietà per la sofferenza che lo deturpa nella sua dignità di figlio di Dio. E per Lui non ci sono figli di un dio minore! Benvengano le sfilate di solidarietà a cui anche i potenti hanno partecipato quale segno di protesta verso la violenza terrorista, ma sarebbero poca cosa se ad esse non seguissero una volontà concreta a porre processi di cambiamento, ciascuno secondo i propri ruoli e le proprie responsabilità; se i responsabili e i leader di tutte le religioni non si unissero unanimi per sconfessare e

 

fermare quanti strumentalizzano il nome di Dio per giustificare la propria sete di potere e di prestigio; se ai proclami e ai discorsi non seguissero gesti concreti, passi visibili che aprono a un futuro di speranza. Il sangue di innocenti non sia sparso invano! Queste morti inducono al silenzio, alla preghiera e al pentimento per le piccoli e grandi omissioni che le hanno permesse o favorite. Ci spalanchino alla pietà evangelica, alla misericordia e alla tenerezza per lenire le ferite dell’odio. Si dia inizio a una seria riflessione perché singoli, comunità civili e religiose riconoscano l’urgenza di una conversione umana e religiosa dell’uomo e del credente che deve condurci a una nuova umanizzazione e al recupero di una fede autentica, incarnata, che renda gloria a Dio e all’uomo fatto a sua immagine. Gli eventi che abbiamo vissuto risveglino la nostra vocazione fraterna, e valori fondanti la vita, la solidarietà, la prossimità, la libertà, la ricerca di un dialogo che edifica una convivenza mondiale più pacifica nella quale gli interessi di parte lascino posto alla ricerca del bene comune. Tutti i credenti ritornino allo spirito originario delle proprie fedi che è sempre principio di pace e convivenza fraterna. Tutto quanto è accaduto non ci può lasciare come prima: sappiamo farne un uso sapiente per dischiudere il futuro alla speranza e lasciare ai giovani un mondo più giusto e fraterno.

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