I cittadini non sono solo spettatori, non possono chiamarsi fuori

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Sfiducia, solitudine, disimpegno: non è un grande tris quello messo insieme dagli italiani secondo gli ultimi sondaggi. Troppo grande il divario tra i privilegi di pochi e i sacrifici di molti. Pesano gli scandali, i tanti episodi di corruzione. “Ma i cittadini non possono chiamarsi fuori – commenta Nando Pagnoncelli, sondaggista e amministratore delegato di Ipsos Italia -. Se la rappresentanza è in crisi, a tutti i livelli, bisogna tornare a dare alla politica il suo valore originario: progettazione del futuro, costruzione della città ispirata a valori”

Gli studi più recenti dicono che la fiducia degli italiani nella politica è ai minimi storici. Il 15% ha fiducia nello Stato, solo il 3% nei partiti, il 7% nel Parlamento? Cosa ne pensa? Che cosa sta succedendo?
“Il calo di fiducia dei cittadini nella politica è costante da anni. Questa spirale negativa si è interrotta con l’insediamento del governo di Renzi, accompagnato da un aumento molto significativo di fiducia. Per capire meglio vale la pena di distinguere tra diversi soggetti e diversi livelli di fiducia”.

In che senso?
“Da un lato è evidente che è entrato in crisi profondamente il rapporto tra cittadini e politica. Uno dei motivi è che – dalla casta in poi – è stata messa in evidenza la sproporzione tra i privilegi di cui alcuni godono e le condizioni in cui i cittadini vivono e i sacrifici che sono stati chiamati a fare dal conclamarsi della crisi nel 2008 a oggi. Poi c’è il tema degli scandali. I fatti avvenuti, per esempio, nelle regioni che sono dovute andare al voto chiudendo in anticipo la legislatura. Scandali legati al Mose, all’Expo, a Mafia capitale. Questi fatti accentuano la disaffezione dei cittadini. C’è un altro elemento importante: le aspettative riposte dai cittadini nel cambiamento del paese. La svolta attesa non è avvenuta e quindi si imputa alla politica di non essere in grado di interpretare i bisogni del Paese e di progettare il futuro. Su questo punto però i cittadini non possono chiamarsi fuori. E’ vero che la politica è meno centrale. Secondo una felice definizione di Bernard Manin nella democrazia del pubblico il cittadino è quasi uno spettatore. Ma non dimentichiamo che se la politica negli ultimi vent’anni si è concentrata soprattutto sull’appagamento di bisogni immediati e obiettivi a breve termine, la cosiddetta politica dell’hic et nunc (qui ed ora), è perché il cittadino rincorre obiettivi individuali e chiede alla politica di risolvere prima quelli. Indubbiamente il rapporto tra cittadini e politica in Italia, come nel resto d’Europa, la fiducia nei partiti e nei politici è molto bassa, molto più rispetto al passato (anche stando ai dati dell’Eurobarometro)”.

La crisi di fiducia riguarda solo la politica?
“C’è una maggiore distanza rispetto alla politica ma poi c’è anche un altro tipo di crisi, quella della rappresentanza tout court, che passa sotto il nome di disintermediazione. In quasi tutti gli ambiti si mette in discussione chi ci rappresenta, dalle assemblee condominiali ai sindacati. E’ come se la società intera fosse percorsa da un impulso verso la democrazia diretta. I corpi intermedi come i sindacati entrano quindi in una forte crisi di legittimazione. Il paradosso: il tema più avvertito è il lavoro eppure mai come in questa fase i sindacati sono a un livello basso di consenso, delegittimati dal basso, dai lavoratori, e snobbati dai leader politici che si rivolgono direttamente agli elettori.

E rispetto alle istituzioni?
Il clima generale di sfiducia conta una sola eccezione: solo la Chiesa resiste, grazie a Papa Francesco, che ha portato in pochi mesi il livello di fiducia dal 54% al 76% venti punti in pochi mesi, una crescita straordinaria. Poi c’è stata una flessione anche lì, ma non c’entra con la Chiesa in sé, piuttosto col sinodo straordinario: alcuni elettori più tradizionalisti si sono trovati spiazzati davanti ad alcune aperture. Ma siamo sempre sopra al 70%. Europa, governo, partiti, comune, regioni, organizzazioni datoriali, sindacati sono tutte in flessione”.

(Fine prima parte. Continua)

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