I pellegrini come i Magi: festa per 600 giovani in Città Alta

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Grande festa ieri nella cattedrale gremita di giovani, alla messa delle 18, i pellegrini che l’estate scorsa hanno percorso 135 km da Assisi a Roma per incontrare il papa. Banchi puntellati da molte maglie gialle, quelle che indossavano durante il cammino, e volti tra i venti e i trent’anni. Numerosissime le parrocchie di Bergamo che hanno partecipato all’iniziativa, per un totale di 600 partecipanti.
Belli ferrati su tutte le canzoni, che hanno cantato anche durante il viaggio, i ragazzi e i curati hanno sostenuto una celebrazione gioiosa e allegra, presieduta dal vescovo Francesco, che ha offerto loro un’omelia appassionata sull’adorazione dei Magi: «Il Vangelo non dice quanti sono, potrebbero essere proprio 600, Maria e Giuseppe si sarebbero spaventati, vedendo arrivare queste magliette luminose, alcuni con cappelli strani, con le penne, gli alpini, e i sacerdoti….».

Il cammino dei Magi diventa insomma metafora del pellegrinaggio intrapreso dai giovani, un cammino di fede, luce, speranza e ricerca fino all’incontro con Gesù. «Il cuore è Gesù, il cammino verso il cuore della vita è Gesù». I Magi raggiungono il re grazie a una stella, che li affascina e li spinge a mettersi in viaggio. È un’intuizione, li porta a lasciare le certezze, le proprie conoscenze, e andare. Sono dei puri di cuore, hanno intuito qualcosa di buono, di bello e approdano a Gerusalemme, una palude dove l’acqua è stagnante, dove c’è chi pensa di sapere tutto e usa violenza quando ha paura: Erode. L’interiore freschezza dei Magi li fa superare questa prova, la stella torna e approdano a Gesù. «La meta del pellegrinaggio è l’incontro». Per i Magi l’adorazione di Gesù è la missione della loro vita, sono nella concentrazione di tutti loro stessi e gli portano doni, espressione d’amore. Al ritorno cambiano percorso, perché sono uomini nuovi. Il cammino è stata la condivisione di un’intuizione; mentre i motivi che spingevano i Magi a partire erano diversi, l’intuizione e la scoperta li ha uniti.
Il book fotografico che è stato realizzato durante il cammino dei pellegrini non è la stella. È ricco di testimonianze, una restituzione dell’esperienza da custodire e conservare, ma «la stella sta nel nostro cuore e ci rimane, è diventata l’esperienza fatta, che ci unisce». Quando i Magi rivedono la stella provano una grandissima gioia, sono chiamati a compiere il cammino dell’amore, che culmina nell’incontro con Gesù. «Bisogna amare il prossimo che oggi vediamo», nell’esercizio quotidiano di questo amore noi potremo vedere Dio che si è fatto uomo. Come scrive Sant’Agostino «purifichiamo l’occhio per poter vedere Dio». «Tu cammini se ami il prossimo, perciò comincia ad amare il prossimo, con cui cammini, per poter giungere a colui con il quale desideri restare».
Il vescovo ripercorre le varie tappe del pellegrinaggio con entusiasmo: l’emozione di pregare sulle tombe dei Papi a San Pietro, l’incontro col Papa in un’udienza privata, e quando ha firmato la croce. Tutte le esperienze fatte sono una primizia della grande gioia di quando si vede il Signore. «Questo è il cammino percorrendo il quale non potremo che nutrirci di gioia, una gioia che nessuno potrà portarci via». 
E infine, dopo l’evergreen «Verbum panis», cantata anche dai chierichetti, dall’organista e dai turisti entrati per caso durante la celebrazione, la consegna dei book fotografici a ciascun pellegrino e il rinfresco offerto dagli alpini sul sagrato, a base di panini farciti e il buon caro vinbrulè.

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