Il parroco: una vita da mediano

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Mi sia permesso, una  tantum, un piccolo sfogo, (e prometto che sarà davvero una tantum, cioè una volta sola, e non una ogni tantum).

GLI “ALTROVISTI”

Per me – l’ho già detto più volte – la categoria di coloro, per i quali, quando si discute o si passa all’azione, il problema vero è sempre un altro, e la verità quindi è sempre altrove, è molto folta ed è trasversale: è presente in tutti i ceti sociali, in tutti i livelli culturali, a tutte le età, e non fa distinzione di gender o d’altro. Io li chiamo “gli altrovisti”, gente totalmente dannosa, perché, se si ascoltassero loro, non si andrebbe da nessuna parte, proprio perché quell'”altrove” è sempre altrove. Ricordate l’Utopia di Tommaso Moro? È il luogo che non esiste.

CE NE SONO TRA I CRISTIANI MEDI E I CRISTIANI SUPER

Anche le nostre parrocchie, le nostre diocesi e la Chiesa universale pullulano di altrovisti. Nella Chiesa ci sono altrovisti sia tra i “cristiani medi“, che, proprio perché medi, sono la maggioranza, sia tra i “non medi” (o “super” che dir si voglia), cioè la sepensante minoranza “illuminata”.

I cristiani medi, se noi parroci riusciamo, quelle rare volte, a volare più alto delle galline. ci dicono: «Ma no! I problemi veri non sono quelli che dite voi. Non sono  campati sulle nuvole. Sono qui nel quotidiano, con la gente che non ha né bisogno, né tempo, né voglia di chiacchiere».

I cristiani super, invece, quando noi siamo attenti al quotidiano e ai problemi spiccioli della gente, ci richiamano inorriditi: «Ma no! I problemi veri sono altri. Non dovete star lì a pestar l’acqua nel mortaio. Bisogna volare alto e guardare lontano».

I PARROCI TRA GLI “ALTROVISTI” DI SOPRA E DI SOTTO

Il guaio di noi preti è che… han ragione tutti e due gli schieramenti, sia quello dei cristiani medi, sia quello dei super; e noi dovremmo contemporaneamente volare alto, come su ali d’aquila, e star vicino sia ai piccoli che non sanno ancora volare, sia ai vecchi e ai malati che non ne hanno più la forza. Ci proviamo, per non sentir continuamente borbottare a ragione sia gli uni sia gli altri; ma non è per niente facile fare le due cose insieme.

Stando però lì a mezz’aria tra le aquile che volano alto e i polli, anche di qualità pregiata, che non si alzano da terra nemmeno di un metro, finiamo anche noi per essere dei medi, disprezzati dai super e coperti di lamentele dagli stanziali. È decisamente scoraggiante! Lasciatemelo dire.

VIVA I PARROCI MEDIANI

L’amico parroco di Belsito stavolta è stato lui a incoraggiare me. «Senti! – mi ha detto – Un medio non stupido può sempre dire con coraggio e rispetto a un super: “Cala! Cala!”, e può sempre incoraggiare i ruspanti a darsi una mossa senza che si sentano offesi». E ha aggiunto: «Secondo te, la vita del santo Curato d’Ars, il modello e il protettore di noi parroci, non è forse stata esattamente “una vita da mediano“? Eppure, guarda: in Francia ne hanno tratto beneficio tanti super e ne sono stati stimolati tantissimi “medi”. E il Pirlo, il mediano della nazionale di calcio, con quel suo nome tutto da ridere, non è forse, proprio perché mediano, la colonna della squadra? Lascia pur che il mondo dica, caro amico. L’importante è il risultato!».

Mettendo giù il telefono, mi venne da pensare ai miei colleghi ancora sulla breccia (io sono pensionato) e mi parve di sentir canticchiare Ligabue:  «Lì sempre lì; lì nel mezzo. Finché ce n’hai, stai sempre lì. Finché ce n’hai, stai lì». È dura, non c’è che dire. Ma l’amico di Belsito ha ragione. L’importante è il risultato. E quello dipende, spesso, proprio da un mediano roccioso.

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1 commento

  1. Come potrei, Carissimo Monsignore darle torto, ho , il mio nick-mame PENSO SI DICA COSì- è sito medio quindi …- ‘E’ estremamente difficile però esprimere valutazioni, sui nostri pastori anche se partono da nobilissimi intenti, le generazioni nate appena dopo la guerra sono state educate, e giustamente al rispetto dei propri PARRROCI, forse per la paura e il detto “monèghe précc e frà, leaga öl capel e lasai i.n d’à” determinava il comportamento! Quindi la critica ancochè costruttiva e obiettiva all’operato dei nostri presbiteri è inesistente. Certamente la categoria ne ha approfittato….quindi abbiamo quelli che volano alto e perdono il gregge, quelli che vogliono volare alto ma non sono capaci e si perdono, quelli che scelgono l’altezza del loro volo in funzione della comodità….. quelli che vi rinunciano proprio, non corrono rischi, perchè così non si fanno male… La soluzione ci sarebbe……. cercare di volare il più in alto possibile, per fa salire più in alto la propria comunità, tenendo conto però delle complessive aperture alari dei propri parrocchiani, senza dimenticare quelli che fanno più fatica.
    Si potrebbe dire anche: volare alto senza trascurare i dettagli. Quante volte ho sentito dire: la chiesa non è una “istituzione” democratica…… verissimo, ed è come dire, la scelta del volo è solo mia.. non potete criticare ,… dovete solo obbedire, allora gli strumenti per manifestare la non condivisione delle scelte e qualche volta l’insufficiente gradimento del preposto ,si riduscono allo sciopero delle offerte! Quindi concordo, non c’è bisogno affatto del super, ma di un prete normale, di un uomo di buon senso, che si mette al servizio con passione, insieme alle sue virtù e coi suoi difetti.

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