Le nuove povertà e la parrocchia. Una carità sempre più necessaria e sempre più difficile

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SI CHIEDE DI PIÙ

Parlo con un parroco e me lo conferma: anche le parrocchie sono continuamente sollecitate a offrire aiuti. La gente in difficoltà, lo dicono tutti, aumenta e aumentano le richieste. Non sono soltanto extracomunitari. La Caritas, d’altronde, offre continuamente dati al riguardo che mostrano, senza possibilità di dubbio, l’aumento continuo di emergenze “di casa nostra”, rispetto a quelle di gente “da fuori”, come era prevalentemente fino a non molto tempo fa.

Spesso le richieste parlano di lavoro e di casa. La novità sta anche in questo: non basta più l’obolo di qualche centesimo. Si chiede molto di più perché, spesso, c’è bisogno di molto di più.

LE PARROCCHIE POSSONO DARE DI MENO

Ora succede che questo aumento di qualità e di quantità delle richieste presentate alle parrocchie, arriva in un momento in cui le parrocchie stesse sono in sofferenza. Le offerte diminuiscono, infatti, si rimandano lavori spesso urgenti, diventa sempre più difficile alle 390 parrocchie della diocesi di Bergamo salvaguardare la manutenzione delle quasi 1400 chiese di cui sono proprietarie. E diventano sempre più pesanti per i bilanci delle parrocchie le bollette della luce, del gas, dell’acqua. Per cui le parrocchie si trovano tra due fuochi: da una parte la carità urgente e necessaria, dall’altra il mantenimento della status quo delle strutture e delle iniziative in atto che costano. Queste ultime, infatti, sottraggono percentuali sempre più alte dei bilanci sempre più smilzi, che quindi non dispongono di margini ulteriori per dare un aiuto ai molti poveri vecchi e nuovi.

RIPENSARE LA PARROCCHIA

Per cui anche questa situazione fa diventare ancora urgente un ripensamento su quello che è veramente necessario per la vita delle parrocchie, su che cosa è più utile, sulle priorità. Le parrocchie stanno attraversando il guado difficile in cui fare tagli, ripensare a spazi, cose da fare, strutture. La Chiesa, insomma, per restare se stessa, deve avere il coraggio di qualche decisione coraggiosa, molto coraggiosa. Ma  il poco tempo e, spesso, lo scarso coraggio basteranno?

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4 commenti

  1. Bernard Perlman on

    complimenti un bel articolo , e come molto ben scritto la gente non ha solamente bisogno di soldi o cibo , manca comunque anche quelli , cerca lavoro , dignità e soprattutto dialogo . Le parrocchie , affiancate con la Caritas, oltre al cibo si potrebbe organizzare anche all’ascolto ed agevolare tramite la comunità una possibile soluzione a qualche problema …. Diamoci da fare … servire gli altri fa molto bene anche a noi

  2. Brunella Conca on

    Sono perfettamente d’accordo con Lei, sig. Perlman. Aiutare fa bene alla salute di tutti. Spiritualmente ci si arricchisce, materialmente si può davvero una mano a qualcuno e con i temi che corrono, non è poco! Credo però sia anche questione di cultura: è difficile far capire che aiutare gli altri e condividere con gli altri ci si arricchisce…..Però proviamoci!

  3. Giovanni Ronchi on

    Il vero patrimonio della Chiesa sono le persone, figli di Dio. Il ” patrimonio venale ” che possiede, amio avviso, deve essere amministrato in funzione del benessere delle persone, quindi per far fronte allo stato di necessità di queste, perchè non arrivare anche a vendere? Il ” vai vendi TUTTO ciò che hai e dallo ai poveri ” ( Marco 10, 16-30 ) certo va visto anche in funzione di un capitale che in sè costituisce o implementa risorse, ma ciò che eccede o non è funzionale alla Carità è una zavorra che non fa bene nè all’anima nè al corpo. Un punto di incontro fra i contrapposti bisogni della Parrocchia e di chi è in stato di indigenza è una ” coraggiosa ” ed a mio avviso auspicata richiesta da parte del Parroco o chi per esso, di un servizio proporzionato all’aiuto che si chiede o riceve. Es. imbiancatura locali, verniciatura barriere, taglio erba, pulizia spazi esterni ed interni, magari d’accordo anche col Comune così viene favorita l’integrazione e la socializzazione nonchè la salvaguardia della dignità. La Carità è buona non buonista.

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