Il pugno di Papa Francesco

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“Se il dottor Gasbarri, che è mio amico, dice una parolaccia contro la mia mamma è normale – ha affermato Papa Francesco – che si aspetti un pugno. Non si può provocare non si può prendere in giro la religione di un altro. Non va bene”. Così Papa Francesco sull’aereo che lo portava dallo Sri Lanka alle Filippine. Rispondeva alla domanda di un giornalista circa la strage dei giornalisti di Charlie Hebdo.

NON PORGE L’ALTRA GUANCIA

La battuta era volutamente scherzosa. Ma è una battuta da Papa e quindi ha fatto notizia. Ma come, il Papa parla di un pugno in risposta a una provocazione? Il Vangelo non dice che bisogna porgere l’altra guancia? Immancabile, di fronte ad affermazioni del genere, la citazione del passaggio famoso del discorso della montagna: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra”. Il fatto è che il primo a non osservare alla lettera quell’imperativo è lo stesso Gesù. Durante l’interrogatorio di fronte al sommo sacerdote, che si concluderà con la condanna a morte, Gesù viene colpito da una guardia. Ma non porge l’altra guancia. «Se ho parlato male, dice alla guardia, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Dunque il perdono paradossale resta il modo esemplare per disinnescare il botta e riposta della violenza. Ma non è l’unico e soprattutto non può essere lo strumento adeguato per regolare diritti e doveri nella società. Se uno insulta mia madre, reagisco e male. “E’ normale”, dice il Papa.

PERCHÉ NON SIA LA FORZA A REGOLARE TUTTO

Se è normale reagire a un’offesa fatta a una persona cara, è ancora più normale reagire a un organo di stampa che sbeffeggia la mia religione. Il Papa, ovviamente, non intendeva dichiarare normale la reazione degli attentatori di Parigi, ma affermare che una qualche reazione a un’offesa rientra nella normalità dei rapporti sociali. Che sono, inevitabilmente, rapporti di forza. Sicché il pugno di cui parla Papa Francesco è una forma provocatoria per richiamare il dovere di regolare i rapporti sociali e di evitare che degenerino. O una qualche legge regola la forza o la forza finirà per regolare tutto.

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3 commenti

  1. Giovanni Ronchi on

    Mostra il bene a chi compie il male. Questo a mio avviso è il senso dell’Evangelica frase “Mostra l’altra guancia”. Se lo schiaffeggiato porgesse letteralmente l’altra guancia aumenterebbe la violenza su di sé perché il gesto sarebbe interpretato come una sfida. Come mostrare il bene a chi ti fa violenza? Come detto nell’articolo cercando il dialogo. Ragionando nel merito del problema. E se l’interlocutore è sordo ad ogni razionale stimolo? L’apertura al dialogo, alla correzione, al perdono devono essere infinite, ma l’apertura. non la vita condizionata dalla violenza. La vita deve prendere con fermezza la buona strada e chi non segue la correzione, va lasciato per la sua. All’offeso spetta solo il diritto-dovere della legittima difesa, come un pugile in posizione di guardia, mai dell’attacco. Papa Francesco, da Buon Pastore, forse si è fatto prendere da troppo zelo nel voler difendere le sue pecore. Grazie

  2. Brunella Conca on

    Non credo che papa Francesco volesse istigare alla violenza, non mi sembra il tipo. Forse voleva solo dire di porre un po’ di attenzione a come si parla, perché qualche volta si offende l’altro. Viviamo in un periodo in cui si parla tanto di libertà, ma mi sembra che non sempre sia bidirezionale questa libertà….

  3. Brunella Conca on

    mi sono dimenticata: non so, sinceramente, se in italiano o in dialetto ma esiste il vocabolo “papagno” per indicare un bello sberlone. Vuoi vedere che papa Francesco non è il primo papa che parla di botte?!…..

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