Sempre sul pugno di Papa Francesco

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L’editoriale del nostro Direttore, don Alberto Carrara, sul Pugno di Papa Francesco è stata una tempestiva interpretazione delle parole e del gesto di Papa Francesco sull’aereo che lo stava portando nelle Filippine. Ci voleva. Stava infatti cominciando un’ondata di fuorvianti letture “illuminate” dell’uscita limpidissima di Francesco sui fatti di Parigi.

Per don Alberto, «il pugno di cui parla Papa Francesco è una forma provocatoria per richiamare il dovere di regolare i rapporti sociali e di evitare che degenerino. O una qualche legge regola la forza o la forza finirà per regolare tutto».

UTILI RICORDI D’INFANZIA: LE LITI SCUOLE DI VITA

Confesso che a me le discussioni su questo tema han fatto venire in mente dei bei ricordi d’infanzia,
le mamme sagge di una volta (quelle sagge, dico!) tra le quali, senza falsa modestia, metto anche la mia, non mantellavano i figli nei loro rapporti a volte litigiosi tra di loro e con gli amici. Lasciavano che si azzuffassero, vigilando soltanto perché non si facessero male più di tanto. Sapevano bene quelle brave mamme che i litigi tra fratelli e con i compagni sono una grande scuola di vita. Infatti, manco a dirlo, da quelle zuffe noi ragazzi abbiamo imparato a difenderci, a stare sanamente al mondo senza prepotenza, ma anche senza timidezze fuori luogo.
Ho conosciuto poi, invece, una mammina di una generazione più giovane di quella di mia madre, che sosteneva un tipo di educazione fondato sulla spontaneità. La gentile signora considerava un vero dogma che, per la serena crescita di un bambino, bisogna assolutamente evitare di reprimere la sua aggressività, se no – diceva – si creano in lui dei complessi. Un giorno, a tavola, parlavamo di queste teorie e la bimba di questa mamma si allontanò dalla vista dei presenti. Qualche momento dopo, la piccola torna urlante e la mamma le chiede furibonda: «Chi è stato?». Io immediatamente mi intrometto: «È stato uno o una di cui non si deve reprimere l’aggressività. E questo serve a te e serve a lei, perché è così che si impara quello che Confucio insegnava già cinquecento anni prima di Cristo e cioè che non si deve fare agli altri quello che non si vuole sia fatto a noi. Se la tua bimba è stata aggredita, invece di venire da te a farsi difendere rimanendo di suo una mollacciona, doveva reagire perché anche l’altro capisse la stessa cosa».
«Allora tu le insegneresti a vendicasi? Bel prete che sei!». «No, cara. Non le insegno a vendicarsi, le insegno a stare al mondo. Vedi, faresti molto male se tu ora andassi a castigare il colpevole. Noi grandi dobbiamo solo vigilare, controllare che “la partita” sia regolare e non si intrufolino il bullismo o la slealtà di nessuno».

IL PAPA FRANCESCO, UN DISCOLO DIVENTATO SAGGIO

Personalmente ho sempre suggerito questo metodo anche alle insegnanti della scuola materna par-rocchiale e agli stessi catechisti dell’oratorio. Ho sempre notato che le situazioni diventano peggiori quando le mamme si immischiano. Naturalmente le chiocce lo fanno, a loro dire, per il forte amore che hanno per i loro tesorucci d’oro. Le liti fra mamme, quelle sì, sono le più cattive e non finiscono mai, mentre i bambini, anche quando se le sono date di santa ragione, tornano a giocare insieme mol-to in fretta, con una consapevolezza in più, quella insegnata da Confucio.
Ho pensato a tutto questo quando ho visto alla tv l’intervista fatta al Papa sull’aereo in volo verso le Filippine. Papa Francesco, richiesto di un suo parere su quanto è successo a Parigi nei giorni scorsi, ha risposto condannando molto decisamente il terrorismo, comunque ingiustificato e inaccettabile. Ma ha anche aggiunto che la fede di nessuna comunità religiosa può essere ridicolizzata. Per un fe-dele, a qualsiasi religione appartenga, è come veder ridicolizzare la propria mamma. E indicando lo steward che gli era accanto disse, sorridendo vistosamente: «Se questo signore dovesse dire delle cose brutte sulla mia mamma, dovrebbe aspettarsi un bel pugno in faccia». E sempre sorridendo fece proprio il gesto del pugno verso di lui.
Qualche solone dell’intellighenzia occidentale, dal quale la libertà di espressione è indebitamente considerata un dogma assoluto e indiscutibile, mentre è, sì, un valore fondamentale, ma non è un dogma, ha subito messo in evidenza che, innanzi tutto, Papa Francesco non si è aggregato alla folla di coloro che sventolavano le scritte “Je suis Charlie Hebdo” e poi, soprattutto, che con quel gesto del pugno sull’aereo aveva non troppo velatamente approvato la ritorsione dei terroristi.

IL PAPA TRA CONFUCIO E GESÚ

Papa Francesco invece è e rimane uno dei più convinti e seri operatori di pace. Anzi, pur deprecando energicamente le persecuzioni e le stragi dei cristiani in ogni parte del mondo, pensa ed insegna, come il mio papà buonanima, che il male è meglio riceverlo che farlo. Ma poi, con quel suo gesto di sorridente minaccia sull’aereo (si vadano a vedere i filmati), lascia intendere con la semplicità e la spontaneità di un ragazzo quello che va bene e quello che non va bene nelle relazioni umane; cerca di richiamare e di far capire il già citato insegnamento di Confucio («non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te»). Ma, da rappresentante si Gesù Cristo, va anche più in là; passa da Confucio. Il saggio cinese si limita a dire di non fare il male. Gesù, sulla Montagna, spinge più sulla strada dell’amore e propone un cammino di saggezza nel senso del fare il bene: «Fai agli altri quello che vorresti che gli altri facessero a te».

Non so gli intellettuali (ho qualche dubbio), ma so di sicuro che i bambini, che han visto alla tv il sor-ridente gesto di minaccia di Papa Francesco, hanno capito al volo quello che voleva dire. Hanno ca-pito che il Papa confermava quello che essi capiscono ogni volta che si azzuffano con i compagni. Grazie a qualche doloroso bernoccolo essi si rendono conto che la loro libertà, e la libertà di ciascuno è sacrosanta, ma ha un limite, uno solo, ma obbligatorio, quello della libertà degli altri. Se no, si fini-sce tutti a schifìo. Aiutati da buoni educatori a interpretare i loro litigi e le loro tensioni, e da grandi saranno convinti che, per vivere costruttivamente in pace, è proprio utile ascoltare sia Confucio, sia soprattutto Gesù.

 

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1 commento

  1. Brunella Conca on

    Sono d’accordo con te. Ho spesso discusso anch’io con mamme troppo premurose,che avevano il vizio di intervenire sempre in litigi tra bambini, ricevendone occhiatacce. A quello che hai scritto tu,aggiungerei anche una mamma non sa quasi mai perché scoppiata la rissa e, intervenendo, rischia spesso di farlo dalla parte sbagliata con conseguenze nefaste. Ma anch’io sono cresciuta con dei genitori a cui non potevi dire che un insegnante ti aveva sgridato o qualcuno ti aveva fato qualcosa, perché le risposte erano: fatto bene, avrà avuto i suoi buoni motivi, ti sarai comportata male, non venirmi a dire niente perché “a fursura ti ciapet”….mai una volta che uno potesse aver ragione a lamentarsi!!!! Però sono cresciuta con una sana voglia di lottare per la vita e nella vita…e per fortuna!!!!! Sarei già morta. Ultimamente, invece, buona educazione, rispetto, moderazione, equilibrio…nulla di tutto ciò: faccio e dico quello che voglio, come voglio e quando voglio. Poi, chissà perché, uno dice e fa tutto quello che vuole, ma quando riceve, allora, non va più bene. O bella! E perché? Perchè posso dare ma non ricevere? Se c’è libertà per me, c’è anche per l’altro. O no? Ma se si smettesse di guardare quello che fanno gli altri e criticare ma ci guardassimo un po’ dentro noi? Con un minimo di senso critico e sincerità, ovviamente. Magari con un Evangelo in mano che ci fa da specchio…..

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