La tragedia della Norman Atlantic. Alla disperata ricerca di colpevoli e di eroi

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Il Natale – già drammatico di suo: il Bambino di Betlemme non è un bambino che ha la vita facile – è stato, quest’anno, anche il tempo tragico del Norman Atlantic. Un dramma quello che è successo e, forse, un dramma quello che succederà quando si arriverà, se si arriverà, a far tornare i conti dei dispersi e dei morti. Questi e quelli sono ancora troppi per poter dire che la vicenda si è conclusa.

I COLPEVOLI. IL CAPITANO GIACOMAZZI

Intanto si può dire che qualcosa su quello che è già avvenuto: l’incendio, il dramma dei naufraghi, il salvataggio. Le molte dichiarazioni dei protagonisti, di chi ha dato le notizie, di chi ha commentato sono attraversate da un leitmotiv che si potrebbe sintetizzare così: alla disperata ricerca di colpevoli e di eroi. I colpevoli sono l’armatore che ha “ignorato” le anomalie messe in luce dagli ultimi controlli, l’equipaggio non addestrato che ha dato l’allarme con ritardo, che non ha fatto scendere le scialuppe di salvataggio… e così via. Gli eroi sono, naturalmente, la marina e la capitaneria di porto che hanno portato a termine il salvataggio con i rischiosi voli di elicotteri. Il capitano Argilio Giacomazzi è lì in mezzo: un po’ colpevole perché alcune delle cose che non hanno funzionato erano di sua competenza, un po’ eroe perché ha abbandonato per ultimo la nave, non come quel pavido di Schettino che si era, invece, precipitato ad abbandonare la Concordia che lui stesso aveva condotto a sfiancarsi contro lo scoglio dell’Isola del Giglio. In altre parole, anche questa volta, non esiste una verità. Ne esistono tante. E soprattutto esiste una verità delle cose raccontate che non coincide quasi mai con la verità delle cose avvenute. Anzi, la distanza sembra aumentare quanto più aumenta l’informazione. E più è grave l’evento più è necessario trovare colpevoli e più è necessario trovare eroi che controbilancino con la loro generosità la malevolenza dei colpevoli.

PROVIAMO A RACCONTARE DIVERSAMENTE

Non se ne esce, non si riesce ad uscirne. Provate, infatti, a raccontare la vicenda della Norma Atlantic diversamente, più o meno così. Tutto è cominciato da un disgraziato particolare, una scintilla che ha fatto scoppiare l’inferno. A quel punto il panico è normale, normale che capitano ed equipaggio non sappiano destreggiarsi. Non si può addossare colpe per una situazione così vistosamente sproporzionata rispetto alle loro forze. Nessun Titanic si organizza perfettamente di fronte al naufragio. E i clandestini? Certo che ce n’erano: ma ce ne sono dappertutto… Ecco provate a raccontare così. Rischiate il linciaggio. Colpevoli di non trovare colpevoli. E colpevoli di non permettere agli eroi di lottare vittoriosamente contro i colpevoli. Così va il mondo. Così è se vi pare. E così è anche se non vi pare, purtroppo.

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