Zampone, lenticchie, melograno e frutta secca: la top ten dei cibi delle feste

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Sulla tavola del 31 dicembre sono passati alimenti tradizionali che non possono proprio mancare (e continuano a passare, a dire la verità, almeno fino all’epifania…con grande gioia della bilancia. A proposito, l’avete regolata dieci chili indietro, come consigliano i social, prima delle feste?). Tra tradizioni e scaramanzie, scopriamo la storia e le curiosità di quelli più noti.

Zampone o cotechino con le lenticchie
E’ il vero e proprio classico di questi giorni. 
Le lenticchie, per la loro forma tonda e piatta che ricorda le monete, simboleggiano ricchezza e abbondanza. Sin dall’antichità venivano regalate: c’era l’usanza di donarle in una borsetta o in un portamonete l’ultimo giorno dell’anno con l’augurio che si tramutassero in denaro. Il simbolo rimane anche oggi: ogni lenticchia corrisponderebbe ad una moneta e quindi più ne vengono mangiate al Cenone, più soldi arriveranno nell’anno nuovo.

Anche lo zampone e il cotechino sono considerati portafortuna e hanno un significato legato all’abbondanza e alla prosperità.

Melograno

Questo frutto, considerato sacro per Giunone e Venere nella mitologia greca, è simbolo di fortuna, ricchezza e fecondità per i suoi numerosi grani rossi e succosi. Inoltre, simboleggia amore e fedeltà. Quest’ultimo significato fa riferimento al mito del ratto di Persefone (Proserpina, per i romani): rapita da Ade, che ne era innamorato, e portata negli inferi, lì Persefone mangiò chicchi di melograno, inconsapevole dell’esistenza di una legge divina per la quale chi mangia nell’oltretomba rimane per sempre nel regno dei morti e gli è impedito di tornare tra i vivi. Tuttavia, per volere di Giove, Persefone, che aveva mangiato 6 chicchi di melograno, sarebbe rimasta 6 mesi con Ade e gli altri 6 mesi con la madre Cerere sulla terra, periodo nel quale, al suo arrivo, sarebbero nati i fiori e la natura sarebbe germogliata (primavera ed estate).

Uva
La tradizione è spagnola, ma non manca neppure in Italia. Nella nostra cultura, infatti, ritroviamo il proverbio: Chi mangia l’uva per Capodanno, conta i quattrini tutto l’anno. In Spagna l’usanza prevede che si mangino 12 chicchi di uva allo scoccare della mezzanotte, uno ad ogni rintocco delle campane. Ogni acino corrisponde ad ogni mese dell’anno: chi sarà in grado di mangiali seguendo i rintocchi avrà soldi e fortuna.
Legato alla fortuna per ogni mesi c’è anche una tradizione rurale che vede protagoniste le cipolle, per prevedere la piovosità dei mesi. L’ultimo giorno dell’anno si tagliano 12 fette di cipolla, alte un dito, e si dispongono su un asse: su ogni fetta, alla quale corrisponde un mese dell’anno, va messo qualche grano di sale grosso. Le cipolle, poste tutta note fuori casa, vengono controllate il giorno seguente: se il sale si è sciolto, quel mese sarà piovoso. In caso contrario, sarà arido o poco piovoso.

Noci e frutta secca
Le noci e la frutta secca simboleggiano fortuna e felicità. Anche sicurezza e protezione, significato derivato dai gusci duri che ricoprono i semi (vale anche per il melograno).

Mandarini

Per la forma tonda che rappresenta il simbolo dell’eternità, sono considerati un augurio di lunga vita.

In base alle zone d’Italia o alle tradizioni di famiglia ci sono anche altri cibi immancabili e portafortuna come il peperoncino, la bietola, la pasta, il riso, le fave, le castagne e il pesce.

Infine, anche se la tradizione non assegna loro alcun significato propiziatorio, non ci si può dimenticare di panettone e “bollicine” per festeggiare il Capodanno.
Tuttavia, comunque sia andata la vostra cena: Felice Anno Nuovo!

mandarini

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