La fatica di ricordare. Memoria e barbarie. A proposito della crisi del liceo classico

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La storia si ripete: ogni tanto il passato diventa così pesante che si preferisce abbandonarlo. Successe con la caduta del mondo antico, quando molta parte della letteratura greca e latina andò perduta per sempre, succede oggi con il declino del liceo classico: solo il 5,5% degli studenti – contro il 10 del 2008 – ha scelto, per l’anno prossimo, la più antica istituzione scolastica (va ancora peggio per il liceo artistico, che conquista un misero 4%). Millecinquecento anni fa il passato fu dimenticato per necessità (difficilissima era diventata la conservazione e la diffusione dei libri), nel Duemila per scelta: non vale più la pena studiare e tramandare il passato.

Sarebbe inutile ribadire per l’ennesima volta l’importanza del liceo classico nella formazione e nell’educazione: inutile perché dovrebbe essere un’idea universalmente sentita e condivisa; inutile perché, tra l’altro, si riaprirebbe il solito dialogo tra sordi. Mi limito a due osservazioni.

A nessuno può sfuggire un paradosso fin troppo evidente: liceo classico e liceo artistico riscuotono poco successo nel Paese che detiene il primato mondiale nel campo della letteratura e dell’arte. Ciò per cui tutto il mondo ci ama è da noi disprezzato e trascurato. Matteo Renzi continua a ripetere che l’Italia deve puntare tutto sulla cultura e sul patrimonio storico-artistico, sul paesaggio e sull’istruzione, e l’evento più importante dell’anno, Expo, è pensato per promuovere le specialità (non solo culinarie) della casa Italia. Il Paese, però, sembra procedere in tutt’altra direzione.

Leggendo i dati sulle scelte scolastiche, oltretutto, non riesco a sottrarmi a una sinistra suggestione. La crisi del liceo classico coincide con il punto di massima debolezza della civiltà occidentale, che assiste titubante e confusa ai barbarici spettacoli della Libia, della Nigeria, del Medio Oriente. L’Occidente vede calpestati e minacciati i principi nei quali ha sempre creduto e per i quali si sono consumate lotte e rivoluzioni, eppure sembra incapace di reagire. Viviamo in un’epoca in cui libertà di credo e d’opinione, tolleranza e rispetto, dubbio e giustizia appaiono parole ormai vuote: inerti e svogliati, sembra che non ci interessi più difendere i diritti e i doveri che fanno di una società una vera civiltà, per quanto imperfetta e piena di contraddizioni questa possa essere. Non stupisce allora che il liceo classico sia in crisi, come lo sono i valori che ha sempre cercato di trasmettere, e a cui non crediamo più. Basta ricordare che al tramonto di ogni classicità segue sempre, ineluttabile, la decadenza.

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