Loredana e Roberto e l’adozione di un ragazzo down: gesto straordinario e “necessario”

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Sull’Eco di Bergamo di lunedì 2 febbraio (pagina 1 e pagina 24) si dà notizia della famiglia Provera di Fino del Monte. I coniugi Loredana e Roberto hanno avuto l’ultimo figlio nel 1992. Il bambino era down. Nel 1995 chiedono e ottengono l’adozione di un altro figlio, down anche lui. Quando ho letto la notizia mi sono detta: questo è proprio vangelo allo stato puro. Tu cosa pensi? Eusebia.

La scelta dei coniugi Provera è senza dubbio una vera e propria “straordinaria storia d’amore e di accoglienza”, (cfr. l’Eco di Bergamo 2 feb.), cara Eusebia; un gesto encomiabile, controcorrente, eloquente concretizzazione dell’amore e della stima per la vita così come il mistero umano ce la offre, capace di far riflettere e metterci in discussione. Esso appartiene alla logica della gratuità, della dedizione quotidiana, impegnativa, sofferta, luminosa e feconda, necessaria, quanto l’aria che respiriamo. Di esempi limpidi, concreti e comprensibili, come quelli posti dai coniugi di Fino del Monte, ne abbiamo tutti bisogno se vogliamo recuperare la speranza e continuare a credere nell’amore, “carta vincente” di ogni umana debolezza. La solare e commovente testimonianza di questa famiglia, perciò, è una grande grazia e una benedizione per tutti. Essa, infatti, ci mostra concretamente che tra i solchi di questa nostra storia, ambigua e travagliata, è presente il Regno di Dio e opera in modo meraviglioso. Esperienze come quella proposta proprio l’indomani della Giornata per la Vita, non si improvvisano, ma maturano lentamente e quotidianamente attraverso piccole, concrete scelte di accoglienza e di donazione, nascoste agli occhi dei giornali.

IL CORAGGIO DEL RISCHIO

Sullo sfondo di questa vicenda, come in ogni esperienza di dono e di accoglienza, si staglia l’evento della Pasqua: un piccolo seme, gettato nel buio della terra, è germinato in nuovi germogli di gratuità e di bene! È questa la follia della croce, che produce il cento per uno solo se accolta e portata con amore, fiducia, abbandono e consegna. Ed è proprio questo “raccolto abbondante” intravisto nelle vicissitudini, nelle sofferenze, nelle ansie, nelle gioie di questa famiglia, a far nascere anche in tutti noi il desiderio e la nostalgia di quel “di più” che forse potremmo fare, ma non facciamo; di quel “rischio” così “cristiano” che potrebbe dare una svolta decisiva alla nostra vita, se fossimo capaci di non lasciarcelo sfuggire dalle mani.

L’amore di questi sposi, così radicale nella sua concretezza, generoso nella sua apertura quanto incomprensibile nella sua logica, infatti, non può passare inosservato nella Chiesa e nella nostra società: di fronte a questa vicenda non possiamo dire di non capire! Possiamo forse chiudere gli occhi e considerarla come “una storia a lieto fine” che, anche se bella e commovente, non ci appartiene! In fondo al nostro cuore, tuttavia, sappiamo molto bene che tutto ciò non è vero e che, forse anche noi possiamo rischiare un poco di più in ordine alla gratuità e all’amore, tentando di aprirci, con più determinazione, alla logica del Vangelo.

LA VITA È BELLA SOLO SE LA SI DONA

Ogni scelta d’amore e di accoglienza è sempre “Vangelo allo stato puro” e tutti lo possiamo vivere nel nostro quotidiano. Quante persone accanto a noi vivono nel dono gratuito di sé, nel servizio umile e disinteressato ai propri cari o a coloro che sono nella necessità. Donne, uomini, sposi, sacerdoti, religiosi, persino ragazzi e giovani che, nella loro vita semplice, sanno compiere scelte eroiche di donazione, di servizio, di accoglienza agli ultimi, ai propri famigliari, ecc. Sono persone umili, piccole agli occhi del mondo, ma grandi secondo Dio e secondo il Vangelo. Non fanno rumore, ma la loro vita misteriosamente “grida” al mondo che il modo migliore per vivere e per dare valore alla vita è quella di donarla, donarla a piene mani, secondo la logica della Pasqua. Il beato Clemente Vismara, missionario del Pime, così affermava: “La vita è bella solo se la si dona”.

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