Marketing aggressivo in rete: perseguitati dai cookies

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Oggi, come ogni giorno, accendo il mio portatile e mi accingo a comandargli le abituali funzioni. Nessuna ricerca resta la stessa da un giorno all’altro, nessun viaggio nell’oceano di Internet è uguale. Ogni giorno le mie domande, i miei desideri sono diversi, e quando entro nella Rete so che mi può rispondere: basta fare la domanda giusta. Altre volte però, non ce n’è nemmeno bisogno.

La Rete sa cosa mi piace, se sto leggendo un articolo mi propone numerosi link sullo stesso argomento e dove trovare su Facebook la pagina del giornale, a quali miei “amici” piace, ma non si ferma qui. Ci sono inserzioni pubblicitarie accanto al testo dell’articolo che mi propongono di viaggiare con una certa linea aerea e di entrare nel sito di una ditta che produce mobili. Strano, sono alla ricerca di mensole per la mia camera che ho da poco ritinteggiato, devo anche averlo scritto su Facebook e una conoscente aveva commentato citando questa ditta. Coincidenza?
Entro in yahoo, controllo la posta e sopra alla prima mail ricevuta c’è un link pubblicitario alla pagina facebook di un film uscito da poco che mi chiede di invitare i miei amici a cliccare “mi piace”. Ho da poco fatto una tessera al cinema vicino a casa e ho dovuto attivarla via email. Ma forse anche questa è una coincidenza. Dopodiché mi va di ascoltare un po’ di musica.
Scopro che youtube, nel caso non sapessi cosa ascoltare, mi propone in “cosa guardare” e in “consigliati” una scelta di brani degli artisti che ho ascoltato di recente. Mi sento quasi coccolata. C’è anche un mix con le canzoni che ho ascoltato nel passato e tanti consigli su canali a cui iscrivermi, di cui ho visto almeno un video in passato. Spotify non è meno discreto, propone i “brani top nella tua rete” ossia la musica che ascoltano i miei “amici”, coloro che seguo. Questi sono solo tra i siti più comuni, se volessi intraprendere un viaggio, Booking.com o chi per lui mi consiglierebbe B&B dove sono già stata o le destinazioni che ho già consultato.
Scelgo infine di approdare sul socialnetwork più utilizzato: Facebook. Ecco inserzioni su prodotti alimentari che si propongono genuini, biologici, a poco impatto sull’ambiente… Avranno letto i post di LifeGate o Altroconsumo che a volte condivido? Può trattarsi ancora di coincidenze?

Come mai mi succede questo? C’è una risposta facile: le impostazioni della privacy del mio computer autorizzano internet a riconoscermi, a tenere le tracce della mia navigazione. Non ho disabilitato i cookies, la cronologia tiene la memoria dei miei viaggi. Se incomincia ad infastidirmi, posso sempre cambiare. Molti però non ci pensano, non lo fanno. Nemmeno io, finora.

Internet ha sempre la soluzione, a volte anche se non gli si pone domande. Ci sono aziende come la Acxiom che raccolgono dati e li rivendono ad altre aziende (banche, case automobilistiche, grandi magazzini e grandi multinazionali) interessate al marketing più spietato. I siti più popolari hanno installato numerosissimi cookie e beacon (localizzazione) nelle pagine che visualizziamo, carichi di dati su di noi. I cookie sono righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche, tracciatura di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server, come ad esempio siti web preferiti o, in caso di acquisti via internet, il contenuto dei loro “carrelli della spesa”. Sono inviate da un server ad un Web client (di solito un browser) e poi rimandati indietro dal client al server (senza subire modifiche) ogni volta che il client accede alla stessa porzione dello stesso dominio (spazio) web. I browser, i cosiddetti motori di ricerca, ci conoscono.

Internet come il Grande Fratello? Forse ci siamo quasi. Sappiamo anche che Facebook possiede tutte le nostre conversazioni e le informazioni che abbiamo condiviso sul sito, e anche le chat come Whatsapp. Le inserzioni pubblicitarie e le tracce del nostro passaggio attraverso la Rete sono ben visibili, tutte le volte che vi navighiamo. Sta a noi scegliere come farci influenzare e come influenzare. Non a caso è da poco nata la piattaforma Buzzoole, da una start-up napoletana, che aiuta gli utenti a ricevere offerte e condizioni speciali dai brand preferiti e le imprese a trasformarli in brand ambassador. I cosiddetti “influencer” infatti, grazie ai tool (strumenti) della piattaforma, ottimizzano l’engagement (impegno) con il proprio network ed accrescono la loro influenza nelle aree in cui sono esperti e vengono contattati da imprese che li ricompensano con offerte uniche (sconti, inviti esclusivi, test di prodotto). I creatori: “Crediamo fermamente che l’influenza diventerà sempre più un metodo di pagamento alternativo e che le persone vorranno sempre più vedere riconosciuta la propria influenza per accedere ad offerte e condizioni speciali per il loro status “social”. I brand pagheranno per ciascun post generato sui social media.
Internet e i Social Media sono diventati sempre più ferrati sui mezzi di marketing, con il potere di condizionare il nostro stile di vita e delle persone che conosciamo. Preferiamo diventare ambassador, consumatori fino al midollo, o evitare il marketing? Ma lo possiamo realmente evitare? Preferiamo sfruttarlo per i nostri interessi o conoscerlo meglio, per vedere quanto può rispondere alle nostre esigenze e quanto invece risponde più agli interessi delle grandi aziende?

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