Sant’Alcide e san Sergio (Mattarella)

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Foto: Alcide De Gasperi

L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica, accompagnata dai soliti scontati toni encomiastici nei confronti dell’eletto, soprattutto in riferimento al suo essere cattolico d.o.c., mi ha fatto venire in mente la discussione che ho avuto anni fa con un amico su De Gasperi. Ne ho cercato traccia nel mio personale zibaldone ed ecco quello che ne è venuto fuori.

BEATIFICHIAMO DE GASPERI?

L’amico era particolarmente su di giri. «Vieni, vieni! – mi disse con un sorrisino più satanico del solito -.  Oggi ne ho sentito una bella e voglio proprio vedere quello che riesci a rispondermi».

«Sentiamo! Qual è ‘sta notizia sconvolgente?».

«È vero – chiese quasi declamando – che vogliono far santo quel crucco di De Gasperi?».

«È vero – precisai io – che qualcuno ha fatto una proposta in tal senso; ma niente di più».

«Ma è roba da matti!” esclamò enfatizzando con i gesti la sua escandescenza.

«E perché mai? – chiesi enfatizzando anch’io la curiosità -. A me è sembrata subito una proposta interessante. Non vedo proprio il motivo di tanto scandalo».

«Nessuno scandalo. È solo una cosa ridicola. Ci pensi? Già il dire sant’Alcide ci farà subito venire in mente uno di quei santi infilzati e arrostiti allo spiedo al tempo dei romani, come S. Lorenzo. Poi, se l’andazzo continuasse, te lo immagini? Ci dovremmo sorbire un sant’Amintore; un san Cirino; e soprattutto, Dio ce ne scampi, un san Giulio, quello della sagrestia».

«Che c’entra la sagrestia?»

«Ma sì. C’entra, e come. Non è forse vero che noi siamo templi dello Spirito Santo? Ecco, l’on. Andreotti sulla schiena aveva anche la sagrestia. Più santo di così…»

«Sei un blasfemo. Ma a parte gli scherzi, – continuai io – non ti sembra invece una bella idea quella di studiare se De Gasperi merita, o meno, di essere canonizzato come santo? Non pensi all’importanza che avrebbe per la gente il sapere che nella sporca politica si può essere santi?».

UN POLITICO SANTO? MIRACOLO DI PRIM’ORDINE

«Ma non è possibile! – ribatté lui, scuotendo la testa -. Come fa uno, non dico ad essere santo, ma ad essere anche solo non troppo disonesto in quel postribolo che è la politica?».

«Dai, non esageriamo. Non ricordi i peana universali alla santità laica di Pertini? Vuoi che non sia possibile che un cattolico sia anche un buon cristiano, un santo, là dove se l’è cavata egregiamente il socialista Pertini?».

«Ma se Fanfani medesimo – insistette ostile il mio interlocutore – si è dimostrato contrario alla beatificazione di De Gasperi e s’è detto pronto a testimoniare di bugie dette dal tuo sant’Alcide durante la sua carriera politica… ».

«È possibile! – ripresi con pazienza -. Se è solo per quello, sant’Agostino è stato fatto santo pur avendo nel suo curriculum peccati di calibro anche maggiore. A me, tra l’altro, i santi nella cui vita non trovi un peccatino volontario neanche a cercarlo con la lente di ingrandimento, sembrano incredibili e del tutto improponibili; mentre, se si tratta di uomini e donne, che, come tutti, han dovuto vedersela con i loro difettacci, con le tentazioni più insidiose e con le difficoltà tremende dei rapporti con gli altri e in tutto questo hanno conservato la fede, anzi ci sono cresciuti dentro, beh, io allora mi levo il cappello e dico… »,

«…che è un miracolo» mi interruppe lui.

«Proprio così! – dissi io -. Un miracolo, come un miracolo è ogni santo, se ci rifletti bene. Non hai mai pensato, amico mio, che il fiorire di un santo in ‘questa aiola, che ci fa tanto feroci’ è un vero miracolo, ma di quelli grossi?».

«Nella politica questo miracolo, credi a me, è impossibile» affermò con sicurezza lui.

«Niente è impossibile a Dio!” sentenziai io.

«Ho capito. Tu vuoi il tuo sant’Alcide e non sarai contento finché non l’avrai» concluse sbuffando.

UN POLITICO SANTO MAI COME SAN LUIGI

«No! – feci io -. Per quanto mi riguarda, non so se De Gasperi meriti o non di essere canonizzato. Io però mi auguro che questa proposta di canonizzare un politico provochi una discussione profonda, dove si dica: Primo: cosa significa far politica da cristiani; secondo: se è possibile far politica da cristiani; terzo: quali sono i criteri della santità in questo e in altri settori delicati della vita sociale, dove quelli che valsero per S. Luigi si potrebbero applicare con qualche difficoltà».

«Perché tiri in ballo S. Luigi?».

«Perché nell’immaginario tradizionale è il tipo del cristiano integerrimo, puro come un giglio dalla nascita alla morte, tant’è che è solitamente rappresentato appunto con un giglio in mano».

«Non vedo proprio quale politico potrebbe essere rappresentato con un giglio in mano» osservò ghignando. E aggiunse: «Ma tu non hai già per caso un’idea delle virtù che dovrebbe avere un politico per essere santo?».

I CRITERI DELLA SANTITÀ DI UN POLITICO

«Quelle non sono difficili da indicare: oltre le virtù teologali e fondamentali della fede, della speranza e della carità, c’è tutta la schiera delle virtù morali, moltissime delle quali fan pure parte del bagaglio etico dei “laici” onesti. Il problema è il come attuare queste virtù nel particolarissimo ambito dell’agire umano che è la politica. Per esempio, come mettere insieme la coerenza con le proprie convinzioni con la necessità della mediazione indispensabile nella politica? O ancora, come mettere insieme la sincerità richiesta dal Signore (“il vostro parlare sia SÍ, SÍ o NO, NO”) con la necessità di non dire tutto quello che si pensa e a cui si mira all’inizio di un negoziato? In altre parole, come comporre la lealtà cristiana con la furbizia politica?».

«E l’onestà, la fuga dalla corruzione e il disinteresse dove li lasci?».

«Quello è il minimo indispensabile. Se non ci sono quelle qualità non solo non c’è il santo, ma non c’è nemmeno l’uomo. Ma torniamo a noi. Io non so se De Gasperi supererà positivamente il processo di beatificazione. Se lo supererà, mi piacerà andare a vedere come i “giudici” hanno valutato dal punto di vista cristiano il comportamento più strettamente politico di uno dei padri dell’Italia contemporanea».

«Comunque, – concluse sorridendo l’amico – immagino che sia difficile che un politico possa essere dichiarato “santo subito”».

«Questo, caro amico, vale per tutti, ma, certo, specialmente per i politici». Sorridemmo insieme.

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3 commenti

  1. silvana messori on

    Dopo il lungo mio commento su “Pastori e gregge” … e sull’onda di quanto leggo… in vari articoli, su quello che pensiamo dei “politici” più o meno “santi”.. con il rispetto dovuto ad ognuno di loro, e a cui, solo il Padre Eterno ne sarà “giudice” nell’operato, se dovessi “io” essere” la malcapitata da “analizzare”, preferisco NON essere “considerata” e messa fra le schiere del calendario, a giudizio che pur sempre è di provenienza “umana”(penso che fosse anche un pensiero di De Gasperi). Tutti aspiriamo ad esserlo?.. non ne sono così sicura!.. dovremmo sapere prima come si può diventarlo … Imitazione di “CRISTO”.. suggerisce qualcosa?.. E’ dura!!! ciao amici miei..

  2. qualche volta mi verrebbe da dire , che pensare non troppo bene dei politici oltre a non essere un peccato grave, si rischia di azzeccare il giudizio…… a volte però questo odio, non è motivato, non è motivato se ad un politico, in questo caso un amministratore gli si da’ il voto in cambio di un favore, a livello locale , un lotto edificabile non si nega a nessuno…. il colmo è che una volta che questo favore si è concretizzato partono le critiche e le denigrazioni … ma sono tutti ladri ecc.
    Ci sono però anche quelli che aspirerebbero ad avere cariche… ma nessuno li elegge, allora non potendo entrare in questa giro… cominciano a denigrare ingiustamente anche le persone che dedicano tempo passione e competenza al servizio degli altri……. e sono molti di più di quanto si possa credere……
    SE De GASPERI diventasse Santo potrebbe far piacere a tanti Italiani, dubito che questo avverrà, a meno chè si faccia Santo , o Gramsci, oTogliatti, o Berlinguer …. dimenticavo D’ALEMA per par-condicio….

  3. Andrea Rottoli on

    La messa e’ finita andate in pace. Ecco, ai miei occhi, dove inizia la Santita’. Nel momento stesso in cui ci si lascia alle spalle la porta della chiesa, x rituffarsi nel vissuto quotidiano. Con i piedi piantati per terra (a ricordare dove ci si trova) e uno sguardo al cielo (a ricordare come si cammina).
    Una “missione” impegnativa (considerate le logiche di questo mondo), oppure una scommessa persa in partenza (considerata la volatilita’ dei tempi), o ancora una scelta inopportuna (considerata l’efferata spietatezza e propensione ad “escludere” dell’odierna societa’). Tuttavia il cammino non e’ precluso a nessuno, politico incluso.
    Andrea

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