“Sognando vivi”: I ragazzi sanno fare arte. E sul palco fanno scintille

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Una camera da adolescente, con letto, scrivania e poster sulle pareti. Niente di strano, se non fosse per quella scritta sul muro: Sogni in saldo -50%. La scenografia di “Sognando Vivi” è tutta qui, e si capisce subito che non sarà uno spettacolo solo rilassante, ma un’occasione di riflessione su temi senza tempo. Venerdì sera, al Cine Teatro Gavazzeni di Seriate lo hanno fatto in tantissimi – i posti per il debutto erano esauriti da giorni, con l’incasso devoluto all’associazione “Piccoli passi per…”, impegnata nel settore del disagio psichico – guidati dal testo di Luca Andreini e dagli altri 11 componenti del cast, riuniti nell’aggregazione “I giovani sanno fare arte”. Al centro della scena c’è l’uomo, che non è più capace di sognare: per gli adulti la realtà ha ormai cancellato le speranze giovanili e la nuova generazione sembra inchiodata alla routine, fatta di giochini sul cellulare e disillusione diffusa. E come in un sogno, sul palco si materializzano man mano diversi personaggi, perlopiù impegnati in monologhi, ognuno dei quali mette in luce un diverso aspetto della psicologia umana, in cui è facile riconoscersi.
Non ci sono sconti né concessioni al politicamente corretto: l’Incubo, per esempio, è rappresentato come la personificazione di tutte le paure (anche le più inconfessabili), talmente tipiche dell’uomo da unirsi con lui in uno strano e inevitabile matrimonio. Il mito del principe azzurro (alla vigilia di S.Valentino!) viene simpaticamente demolito, così come il vizio di una solidarietà ostentata e fatta più per “la bella figura” che per vero altruismo.
Struggente poi, il personaggio di Federico, ragazzo con disabilità intellettiva che insegue l’amore e una “normalità” che a lui sfugge dalla nascita: anche in questo caso, niente pietismo (le difficoltà esistono e sono riconosciute prima di tutto da lui stesso) anzi proprio lui tenta, forse più di tutti, di sognare. E alla fine, in qualche modo, il lungo sonno dell’uomo finisce: senza sogni, si è capito, è difficile vivere, allora conviene farlo a occhi aperti, da vivi, per mettere in pratica, magari, le parole di Imagine, cantata sul palco, datata 1971 e ancora attuale:

Puoi dire che sono un sognatore
Ma non sono l’unico
Spero che un giorno ti unirai a noi
E il mondo sarà come un unico corpo

Al termine dello spettacolo, l’esibizione dei Dkd, tre bravissimi ballerini di break dance, ha trasformato il teatro in una discoteca. Un bel modo per concludere una serata importante con il sorriso sulle labbra e un arrivederci alla prossima replica di “Sognando Vivi”, il 6 marzo al teatro “Le muse” di Dalmine.

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