Femminile, singolare: quattro sguardi di donne del cinema europeo al Bergamo film meeting

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Nove giorni di proiezioni durante i quali saranno proiettati centoventi film nelle tre sale cittadine coinvolte: l’Auditorium di piazza della Libertà, il Capitol multisala di via Tasso e il Cinema San Marco di piazza della Repubblica: questi, in estrema sintesi, i numeri della trentatreesima edizione di Bergamo Film Meeting – International Film Festival, che si svolgerà, quest’anno, dal oggi al 15 Marzo. Sono ben dodici le sezioni in cui è suddivisa la manifestazione (info: www.bergamofilmmeeting.it), tra le quali alcune ormai imprescindibili come la sezione Mostra Concorso che presenta sette film di giovani autori europei alla loro opera prima o seconda che concorrono al Premio Bergamo Film Meeting assegnato dal pubblico (e ad un premio in denaro di 5.000 Euro istituito dalla banca Popolare di Bergamo).

Il cinefilo, naturalmente, prediligerà la sezione dedicata al Polar, quel genere del cinema francese nato a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta, che ibridava il poliziesco con il Noir, oppure la sezione Dopo la prova: schermi e palcoscenico, dedicata ai rapporti tra cinema e teatro. Non potendo qui, per ovvie ragioni di spazio, occuparci di tutte e dodici le sezioni (ricordiamo almeno anche Visti da vicino, sul mondo del documentario), ci piace segnalare quella che, avendo già riscosso un buon successo di pubblico durante la scorsa edizione, è stata riproposta anche quest’anno. Parliamo della sezione Europa: femminile, singolare, un percorso declinato al femminile attraverso il recente cinema europeo. Sono quattro le registe scelte quest’anno: Andrea Arnold, Aida Begić,Teresa Villaverde e Ágnes Kocsis. Quattro registe donne che però, attenzione, non fanno film “per donne”, ma sanno semplicemente interpretare la realtà da un punto di vista femminile. È proprio questo “sguardo” particolare che si potrà indagare (magari per accorgersi che non c’è grande differenza con lo sguardo maschile), seguendo i film di questa sezione. A proposito di sguardi, l’inglese (anzi, scozzese) Andrea Arnold, per esempio, si è messa in luce nel 2006 con “Red Road”, un film proprio tutto giocato sugli sguardi: quelli degli occhi di una serie di telecamere di videosorveglianza che sembrano scrutare tutto e tutti e che diventano, attraverso la sapiente regia della Arnold, davvero materia inquietante per una sorta di giallo psicologico. Il suo è un cinema quasi “antropologico” che sembra aver assimilato molto bene la lezione dei maestri del cinema inglese che va dal Free Cinema a Ken Loach ma, appunto, mediato da uno sguardo compiutamente contemporaneo. La bosniaca Aida Begić, al contrario, è autrice di un cinema fatalmente legato ai temi della memoria, soprattutto quelli legati al recente conflitto nella ex Jugoslavia. Come testimonia, tra gli altri, un titolo come “Buon anno Sarajevo (“Djeca”, 2012), che si potrà vedere insieme agli altri quattro film della sua produzione. La più conosciuta internazionalmente delle quattro è sicuramente la regista portoghese Teresa Villaverde, con al suo attivo già una decina di opere tra cui i notevoli “Os Mutantes” (I mutanti, 1998), “A Idade Maior” (La maggiore età, 1991) o “Água e sal” (Acqua e sale, 2001). “A Idade Maior”, è stato presentato al Festival di Berlino, e si è aggiudicato il premio per la migliore attrice al Festival mondial du film de mer di Dunkerque e il Premio Speciale della Giuria al Festival Internacional de Cine di Valencia. Per “Três Irmãos la protagonista Maria de Medeiros si aggiudica la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile al festival di Venezia e ai festival di Cancun e di Valencia. Mentre “Os Mutantes”, presentato a Cannes (Un Certain Regard) nel 1998, è l’opera che la consacra a livello internazionale e con cui riceve il Premio delle Nazioni Unite a Roma e il premio come miglior attrice (Ana Moreira). L’ungherese Ágnes Kocsis, infine, con due soli lungometraggi all’attivo si è subito imposta all’attenzione dei festival più importanti dove le sue opere hanno ricevuto numerosi premi. Da ricordare almeno il suo “Pal Adrienn”, premio Fipresci al Festival di Cannes.

Nella foto una scena da Snijeg di Aida Begic.

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