La giornata europea dei Giusti: non eroi, non uomini perfetti, ma responsabili verso gli altri

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«La giornata europea dei Giusti» si celebra il 6 marzo, istituita dal Parlamento europeo nel 2012 quale European day of the Righteous, su proposta di Gariwo, acronimo di «The Gardens of the Righteous Worldwide» – «I Giardini dei Giusti di tutto il mondo», fondato dallo scrittore e giornalista Gabriele Nissim.
«I giardini dei giusti» non è una metafora. Si tratta di giardini veri, dove sono piantumati degli alberi, dedicati ai giusti. Ce n’è a Erevan, in Armenia, a Sarajevo. In Italia, i giardini sono stati piantumati a Milano, a Brescia, a Torino, a Padova, Firenze, Catania, Palermo e in località minori. A Bergamo per ora non c’è nulla del genere. Il primo Giardino dei Giusti, nato a Gerusalemme nel 1960 è dedicato ai «Giusti tra le Nazioni». Si tratta di persone che pur non essendo ebree, hanno salvato la vita degli Ebrei durante gli anni tragici della Shoah. Il giardino si trova nel museo di Yad Vashem, fondato nel 1953 per ricordare i milioni di Ebrei inghiottiti dall’Olocausto. Yad Vashem significa «un memoriale e un nome», espressione tratta dal Libro di Isaia 56,5, in cui Dio promette: «Concederò nella mia casa e dentro le mie mura un memoriale e un nome … darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato».
Del giardino fu promotore il magistrato israeliano Mose Bejskj, salvato da Oskar Schindler, che ha dedicato la propria vita a ricercare nel mondo i Giusti tra le nazioni. Tra il 1963 e il 2001 ne sono stati commemorati 20 mila, di cui circa 500 italiani. A Milano, un albero è dedicato a papa Giovanni per la sua azione a favore degli Ebrei, quand’era nunzio in Turchia. Il passaggio dalla concezione del «giusto» come colui che ha salvato gli Ebrei a quella del «giusto» come colui che si è battuto contro il totalitarismo dei lager e dei gulag, contro i genocidi come quello armeno, contro gli eccidi di massa e le stragi avvenuti nella ex-Jugoslavia e in Africa, contro le mafie non è stato semplice.
Gli israeliani temevano che un allargamento del concetto avrebbe pregiudicato il carattere ontologico della Shoah. Dove «ontologico» significa che ti uccido solo perché esisti con una tua identità. Alla fine, hanno dovuto prendere atto che la storia europea e mondiale non ha cessato di essere una storia di «eccidi ontologici»: ti uccido perché sei ebreo, cristiano, islamico sunnita o sciita, perché sei bosniaco, albanese o Tutsi… Ma, proprio per questo, è necessario proporre alle generazioni viventi uno sguardo integrale sulla storia umana: non solo la memoria del Male assoluto, ma anche quella del Bene. Il concetto di giusto si costituisce qui, in questo intreccio tra il Male e il Bene, che è da sempre la storia degli uomini. La terra non è un paradiso terrestre, non lo sarà mai. Ma esistono i giusti!
«Gentile giusto» è un termine utilizzato nella tradizione ebraica per indicare i non ebrei che hanno rispetto per Dio e rispettano i principi etici fondamentali. Secondo il Talmud, ogni generazione dispone di trentasei giusti, dai quali dipende il futuro dell’umanità. Nel Cristianesimo è Gesù Cristo il Giusto, che resta crocifisso fino alla fine della storia umana. Per agire da uomo giusto non è necessario essere perfetti. Basta assumersi le proprie responsabilità verso gli altri, nell’ambito di quella libertà sovrana, di cui ciascun uomo dispone. «Libertà da», ma anche «libertà di». È «il potere dei senza potere», la filosofia politica elaborata da Vaclav Havel, che fu alla base dei movimenti di dissenso e di lotta contro il totalitarismo sovietico in Cecoslovacchia. «I senza potere» possono costruire una «polis parallela». Dietro questa idea di giusto non c’è nessuna pretesa di salvare il mondo, di liberarlo definitivamente dal dolore, dalla violenza, dalle ingiustizie. Il giusto non è un eroe. È la persona immersa nel quotidiano, che si arrabatta nel mondo, che non chiama Dio al proprio fianco per nobilitare le proprie guerre. Dio non è di nessuno, proprio perché è di tutti. E il Bene non è sempre splendente. A volte abita una zona grigia. Ma ciò che è decisivo è che ciascuno si assuma, qui e ora, la responsabilità di vivere. Insomma, anche noi possiamo essere dei «giusti».

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