La storia di Jennifer: dalla Nigeria all’Italia su un barcone. Violenze, ricatti. E poi il coraggio di fuggire

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Jennifer è arrivata in Italia su un barcone. Con lei la sua bambina di due anni e il suo compagno.  Credeva che scappare dal suo Paese, la Nigeria, le avrebbe salvato la vita. Prima in Marocco, poi in Libia alla sua storia però si erano aggiunti capitoli fatti di ricatti e violenze.
Ha attraversato il Mediterraneo piena di speranza. Ma è finita nelle mani di due aguzzini: lui torinese, lei nigeriana, l’hanno costretta a prostituirsi, anche se era di nuovo incinta. Le hanno tolto la bambina come forma di ricatto.  Ma la storia di Jennifer, 21 anni, dopo un anno di protezione, è finita bene. Nonostante tutto.
«Mi ricordo di aver pianto di gioia quando ho visto la bimba insieme alla madre, pronte a fuggire via», racconta Luca Fortunato, volontario dell’unità di strada della Comunità Papa Giovanni XXIII che l’aveva incontrata per la prima volta a gennaio 2014. «Era una serata freddissima, confrontandoci fra di noi avevamo deciso di tornare a casa, quella sera. Invece ci eravamo fermati di fronte a quella donna che si prostituiva terrorizzata e che non avevamo mai visto prima», dice.
«Dopo alcuni incontri – continua Luca – Jennifer era finalmente riuscita a superare la paura, a dirci tutto: poteva vedere la bimba solamente alla domenica, se portava 300 euro a settimana alla coppia di aguzzini (lui torinese, lei nigeriana, ci raccontò poi), che la costringevano in strada. Più volte poi aveva rimandato, per paura di ritorsioni, la decisione di scappare; poi un giorno durante un incontro con la figlia si era decisa: aveva chiesto di potersi allontanare un momento per andare a prendere una cioccolata calda. Le dissi per telefono: “vai, prendi il tram delle 7,20”, e ci incontrammo con la bimba in un centro commerciale. Adesso rimaniamo in contatto, sono felice si stia ricostruendo una vita normale; sono miracoli che non vedi mai succedere, invece quella volta nel giro di pochi giorni riuscimmo a cambiare una vita».

Jennifer è stata accolta da una casa famiglia del nord Italia, dove è rimasta in protezione, senza contatti con l’esterno, per circa un anno. A fine febbraio 2015 si è riunita con il suo ragazzo, in Germania. Nella denuncia dei suoi aguzzini ha raccontato tutta la sua storia: nigeriana, scappata prima in Marocco e poi in Libia, aveva attraversato il Mediterraneo su un barcone insieme alla sua bambina ed al suo uomo. Nel Nord Africa racconta di essere stata costretta, come molte altre donne, a violenze ed a ricatti; arrivata nella casa famiglia ha partorito la sua seconda figlia.

Maurizio è il papà della casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII che l’ha accolta: «In casa ora siamo in 6, ma lei ha lasciato un vuoto.  Nella nostra casa abbiamo una stanza sempre pronta per accogliere le donne che vogliono lasciare la prostituzione; ci auguriamo abbia la forza di cambiare vita per sempre».

La Comunità nel corso del 2014 ha contattato circa 9500 donne vittime di sfruttamento sessuale e di accattonaggio forzato, con più di 800 primi contatti. Più di 100 volontari hanno operato nelle 21 Unità di strada in 10 Regioni italiane; 264 case famiglia, 32 famiglie aperte e 5 strutture hanno dato disponibilità all’inserimento di donne che escono dalla strada.  Sono state assistite 191 vittime di tratta (con 25 figli), prevalentemente provenienti dalla Nigeria. Nell’anno si sono conclusi 63 programmi di reinserimento sociale, seguiti 4 rimpatri assistiti e 27 tra interruzioni di programmi di reinserimento e abbandono volontario. A questi si aggiungono le circa 600 donne aiutate nel portare avanti la gravidanza, con almeno un centinaio di bambini salvati dall’aborto.

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