«Mi dai la mano maestra?» Il cammino quotidiano della scuola. Un grazie speciale

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Questa settimana Elide parla di maestre, a partire dalla sua esperienza personale accanto ai bambini della scuola materna. Un’esperienza per ora conclusa, però, chissà. Leggiamo il saluto speciale che ha voluto indirizzare ai suoi bambini e che parlerà un po’ a tutti: genitori, bambini, educatori, insegnanti. Non sempre nella fatica quotidiana è facile sollevare la testa e vedere ciò che di bello fa la scuola, quale compito importante deve svolgere, nel far crescere i bambini e «insegnargli che sono qui per essere felici». 

Questa volta dedico questa pagina non ai bambini ma alle loro maestre. A quelle presenze silenziose e discrete che cambiano la vita dei nostri figli. Illuminano, accolgono, aprono vie  e amano. C’è un pezzo delle nostre maestre di scuola in ognuno di noi. Sono stata maestra. Ringrazio i genitori per “ avermi prestato i loro bambini”. Le mani dei loro papà e delle loro mamme li lasciavano, affidandomeli. E loro avevano le loro mani libere per … crescere accanto a me.

«Mi scappa la pipì…
Mi ha spinto…
Ho fame…
Posso fare un disegno…
Non mi fa giocare…
Mi dai la mano maestra?
Ce-lo-va-do-a di- reeee!’

Il tempo di queste parole è finito. Il tempo dei mal di pancia che nascono per dire altro, delle loro rabbie e delle loro risate, dei loro guazzabugli di pensieri, intrisi di dolcezza. Il tempo che io ho accolto tra le mie mani e il mio cuore. Il tempo della cura dei loro bei pensieri. Dei loro piccoli passi accanto ai miei. Non avrò più manine che mi cercano, piccoli sguardi da accudire per rivelare la loro bellezza. Non sarò più profondamente e intensamente al loro fianco per imparare da loro. Ho camminato al loro fianco per una manciata di mesi e ora torno a scrivere  e raccontar fiabe. Intingerò del sapore di ogni bambino incontrato in questa scuola, le mie fiabe. I vostri figli saranno in me e in chi leggerà ciò che scrivo, per sempre. Come una traccia che rivela la via al tanto bene della terra per riconoscerlo e coltivarlo. Come una traccia che rivela il male per sconfiggerlo.

Forse si ricorderanno di una maestra dai capelli rossi che li faceva ridere. Non si ricorderanno delle mie mani tese per incontrarli, del mio sfiorare i loro pensieri che risuonavano in me come campane a festa, del mio guardarli da lontano toccando la loro essenza di poeti, santi, sognatori e ballerini.  Del mio pensarli, dei miei pensieri intinti d’universo, grazie a loro. Del mio essere bambina, del mio amarli, del mio amarmi un po’… solo perché assomiglio a loro. Il tempo è finito. Il libro si chiude per schiuderne altri cento. Loro saranno una sorgente di purezza e tenerezza in me: le loro mani, le loro parole, i loro pensieri, saranno acqua per innaffiare di gioia la terra. Siamo qui per essere felici. L’ho voluto insegnare a loro, imparandolo. A volte succede anche questo. Grazie cari genitori per avermeli prestati… per un po’. Grazie»

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Assegno un compito, questa volta non ai bambini ma ai genitori! Colorate e firmate un grazie insieme ai vostri figli e dateglielo. I regali inaspettati aprono il cuore. E il mondo cambia anche ai grazie, detti scritti e… consegnati!

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