Dare da mangiare. L’arte fatta di pane di Ezio Tribbia all’Oratorio di San Lupo

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Ci sono trentacinque anni di lavoro, pazienza, sudore nelle opere di Ezio Tribbia, 55 anni, originario di Scanzo. Lavoro duro e umile, come panettiere. Una grande passione per l’arte ha fatto sì che, nel tempo, questa fatica si trasformasse in opere originalissime, che attingono all’essenza – più semplice e pura – dell’esperienza umana.

Da domenica 10 maggio si potranno ammirare nella mostra “Dare da Mangiare” nella cornice dell’Oratorio di San Lupo, che è diventato negli ultimi anni uno degli spazi espositivi più interessanti per l’arte contemporanea in città. L’esposizione è promossa da Fondazione Bernareggi con Bergamo Festival.

Nelle opere di Ezio Tribbia le procedure di cottura del pane diventano tecniche di creazione artistica. Su grandi teli di cotone appesi alle pareti ecco i segni lasciati dalla lievitazione del pane. Sembrano gigantesche “sindoni” sospese nel vuoto.

Questi teli catturano i segni della trasformazione dell’impasto, e nell’esposizione sono accompagnati da trasfigurazioni luminose che segnano il passare del tempo. Racchiudono una riflessione su “dare da mangiare” come miracolo quotidiano.

Ezio Tribbia ora lavora di sera come pizzaiolo, mentre di giorno, chiuso nel suo studio, dà forma alle sue creazioni. Il pane è fonte d’ispirazione e strumento di lavoro: “Era inevitabile che fosse così – commenta -. Fa parte della mia storia. Ma il pane non va inteso solo come sostentamento materiale, ma come nutrimento spirituale, come simbolo positivo dell’azione umana che ci accompagna da sempre”.

Autodidatta, appassionato d’arte da sempre, “ho iniziato a dipingere seguendo un percorso personale – racconta – e un po’ informale”. Col tempo sono nate molte occasioni espositive. Qualcuno forse ha già potuto ammirare le sue opere nei matronei della basilica di Santa Maria Maggiore, dove sono stati esposti nel 2009.

A San Lupo vedremo “un prato – anticipa Ezio Tribbia – dove germoglia il pane. Ogni stelo sorregge un panino telo. E poi un telo-sudario di nove metri per due”. Ognuno di questi elementi ha un potere evocativo, simbolico: agisce sulle emozioni, sui ricordi. Alla base del telo c’è una pietra di fiume che potrebbe ricordare una macina. A fare da colonna sonora suoni e rumori registrati nei boschi e un video che mostra la deposizione del pane sul telo-sudario.  L’impasto, le pagnotte, la lievitazione, la cottura. La luce suggerisce l’alternanza del giorno e della notte, un accento sullo scorrere della vita e sulla ricerca di senso.

 

Ezio Tribbia da tempo collabora con i Dipartimenti educativi della Fondazione Bernareggi e anima laboratori con i ragazzi di scuole e oratori, realizzando dal vivo le sue installazioni di pane. “Porto ai ragazzi anche i miei ricordi – dice -. Come quando, da ragazzino, consegnavo il pane a domicilio in bicicletta. Tutti mi accoglievano con gioia e calore. Era il pane a rendermi come uno di famiglia”.

L’inaugurazione sarà domenica 10 maggio alle 16, e a seguire buffet. In occasione dell’inaugurazione inizierà la vendita di opere di Ezio Tribbia, sarà possibile scegliere tra 25 teli della dimensione di 74cm X 45cm e tre maxi-teli, tutti i teli sono opere uniche.

Tutte le opere sono visibili nel dettaglio al link https://daredamangiare.wordpress.com/
Le foto sono © di Pasquale Giovanelli

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