«Il caso 3d. Una classe irrecuperabile»: Bianca Chiabrando e la rivincita dei secchioni

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E’ la rivincita dei “secchioni” e delle ragazze “geek” «Il caso 3d. Una classe irrecuperabile» (Mondadori), romanzo illustrato che racconta in modo spassoso la vita quotidiana di un gruppo di ragazzi di terza media. L’autrice di testi e disegni è Bianca Chiabrando,  quindicenne milanese, studentessa di quinta ginnasio a Milano. I compagni all’inizio la consideravano una «schiava», e la lasciavano un po’ da parte ma solo per la sua timidezza. Quando hanno scoperto le sue storie, però, è cambiato tutto. «Alle scuole medie – racconta Bianca -mi sentivo a disagio, ero in classe con persone molto diverse da me, me ne stavo sempre da sola in un angolo». Nella libreria di casa ha trovato alcuni testi di psicologia e per curiosità ha iniziato a leggerli: «Mi ha colpito – dice Bianca con un sorriso – la somiglianza tra alcuni comportamenti dei i miei compagni, che anche a me sembravano un po’ folli, e le definizioni di patologia di questi manuali, e in particolare la “Psicopatologia della vita quotidiana” di Freud». Così, per scherzo, Bianca ha incominciato a tracciare ritratti giocosi dei «personaggi» della sua classe, e ad annotare in diretta in un diario tutti i fatti strani che accadevano durante le lezioni. «È stato un punto di svolta nella mia vita – osserva Bianca – , ho incominciato a conoscere meglio i miei compagni e a capire che in fondo non erano così distanti da me. Alcuni di loro poi sono diventati miei amici».
Ci è voluto del tempo, ma  a un certo punto qualcuno ha incominciato ad accorgersi che prendeva freneticamente appunti in momenti insoliti e a chiederle che cosa stava facendo. Così Bianca a un certo punto ha deciso di condividere le sue note con i compagni: «Temevo che si offendessero, invece ho visto che si divertivano molto e questo mi ha dato coraggio. Probabilmente scambiavano per presunzione il mio desiderio di leggere, la mia serietà e il mio impegno a scuola, poi invece, proprio grazie ai miei appunti, hanno capito che non ero così antipatica e “secchiona”. Solo avevo paura di espormi, non ci so fare con le parole, preferisco scrivere». Bianca così ha incominciato a copiare a computer i suoi piccoli racconti: «Poi li stampavo e li regalavo a chi me li chiedeva». Sorretta dall’entusiasmo dei compagni e dall’apprezzamento dei genitori, dopo un po’ ha deciso di provare a far diventare un libro questo lavoro nato a tredici anni sui banchi di scuola. «Abbiamo provato a farlo leggere ad alcune case editrici, e quando Mondadori ha manifestato interesse è stata una grandissima emozione».
La terza D, tanto per darvi un assaggio, è una classe che «Ha portato al crollo psichico tre quarti del corpo insegnante. E’ la disperazione delle bidelle. E’ l’incubo delle supplenti. E’ lo spauracchio di presidi e vicepresidi. E’ la mia classe».

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