In Principio. Il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia: dalla Genesi al mondo multiculturale di oggi

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«Giovane e multiculturale. È così il Padiglione Vaticano alla Biennale d’Arte 2015 a Venezia, perché ciò che abbiamo cercato di fare è stato mettere in luce la diversità delle espressioni. L’arte prende vita attraverso i linguaggi più diversi e la contemporaneità è testimone di quanto ricco sia il panorama internazionale. Gli artisti che abbiamo scelto per quest’anno, tutti giovani come età e anche come esperienza, provengono da tre continenti diversi: l’Africa, il Sudamerica e l’Europa. Monika Bravo è nata e cresciuta in Colombia, Elpida Hadzi-Vasileva è macedone mentre Mario Macilau è del Mozambico». Micol Forti, responsabile della Collezione Arte Contemporanea dei Musei Vaticani e curatrice del Padiglione della Santa Sede che sarà presente alla 56ª Edizione della Biennale d’Arte di Venezia (9 maggio – 22 novembre 2015), intitolato “In Principio… la Parola si fece carne”, presenta le finalità del Padiglione e i tre artisti che esporranno le loro opere ispirate dalle Scritture. «Questi artisti sono il segnale della ripresa di un dialogo fra la Chiesa e la cultura contemporanea», precisa Micol Forti, nominata nel 2011 consultore del Pontificio Consiglio della Cultura.

Questa è la seconda partecipazione della Santa Sede alla Biennale d’Arte di Venezia: si passa dal riferimento alla Genesi dell’edizione 2013 al Prologo del Vangelo di Giovanni. Una sorta di continuità?

«Certamente, perché punto di riferimento sono sempre i testi sacri quindi si passa dall’Antico Testamento di cui fa parte il libro della Genesi al Nuovo Testamento, nello specifico al Vangelo di Giovanni. I Testi Sacri occupano sempre il posto centrale e da loro si è deciso di partire per offrire agli artisti lo spunto che è posto all’origine di nuove opere».

Il Card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e Commissario del Padiglione della Santa Sede, ha detto che “il Padiglione della Santa Sede punta a un nuovo connubio tra Arte e Fede”.  In che modo?

«La Biennale si presenta come una delle tante tappe possibili attraverso le quali riattivare un dialogo tra l’Arte e la Fede com’è stato in passato e in molti altri casi anche in tempi più recenti. Il rapporto tra Arte e Fede si può sviluppare solo in presenza della creazione di circostanze che in qualche modo possono dare vita a nuove opere che costruiranno il presente e il futuro di questo rapporto».

Ci descrive le opere dei giovani artisti chiamati a dare corpo all’idea evocata nel Prologo del Vangelo di Giovanni?

«Le opere sono ancora in fase di lavorazione e si potranno vedere nella loro veste definitiva solo nell’ambito del Padiglione. L’artista colombiana sta lavorando sul tema della Parola, In Principio era il Verbo, combinando la Parola del Vangelo di Giovanni con delle immagini video che raffigurano elementi naturali. Elpida Hadzi-Vasileva sta preparando la sua opera con materiali organici di scarto che diventano nuovi tessuti e nuovi ricami, sul tema dell’Incarnazione, quindi la Parola si fece Carne attraverso un’opera quasi di carattere architettonico all’interno della quale il visitatore entrerà fisicamente in una sorta di grande tenda. Il terzo artista, un fotografo africano di trent’anni, lavorerà intorno al tema della Parabola del Buon Samaritano, che è l’altro testo da noi offerto agli artisti quale suggestione di riflessione per le loro opere, dedicando una serie di grandi fotografie in bianco e nero alla vita di alcuni ragazzi di strada, bambini del Mozambico che sono costretti a lasciare le loro famiglie e a vivere nelle periferie delle nostre città».

È vero che il Padiglione potrà avvalersi di un account twitter e di una app che consentiranno ai visitatori di essere in contatto con le creazioni tramite pc, tablet e smartphone?

«Sì, l’account Twitter (@Padvat_Biennal) è già attivo dal 9 aprile scorso quando abbiamo presentato il progetto in conferenza stampa. Grazie a una app potremo diffondere i contenuti essenziali del Padiglione allestito dall’architetto Roberto Pulitani e costato circa 400mila euro coperti dagli sponsor».

Quando la Biennale sarà terminata le opere all’interno del Padiglione dove saranno collocate?

«Parte di queste arriveranno ai Musei Vaticani, una parte no perché non è un’opera che possiamo gestire all’interno dei Musei Vaticani ma l’artista ci donerà delle opere in alternativa a quella creata per il Padiglione. Gli artisti saranno sempre documentati all’interno dei Musei Vaticani anche come segnale di questa ripresa di un dialogo fra la Chiesa e la cultura contemporanea».

È direttrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani dal 2000. Quali sono le opere che attirano maggiormente l’attenzione del visitatore?

«I grandi capolavori che vanno da Van Gogh a Chagall, da Matisse a Francis Bacon per citare i nomi più prestigiosi ma in realtà i visitatori dei Musei Vaticani in virtù del loro altissimo numero sanno apprezzare anche opere minori a seconda del loro interesse e della loro curiosità. Si fermano all’interno della collezione che è molto ricca e molto particolare nell’ambito delle collezioni di arte contemporanea che ci sono sul territorio italiano, che intendiamo quale “territorio cugino” intorno allo Stato Vaticano».

Nel 2013 i visitatori dei Musei Vaticani hanno sfiorato la soglia dei 5 milioni e mezzo di persone (5.459.000), una bella soddisfazione che implica anche una grande responsabilità. Effetto Bergoglio anche per i Musei della Santa Sede?

«È possibile. Il trend di crescita dei Musei Vaticani è ormai una costante degli ultimi anni. È un successo che impone una grande attenzione e un grande rispetto alla opere soprattutto per quanto riguarda la prevenzione e la conservazione facendo in modo che tutto sia fruibile da parte dei visitatori e che tutto sia conservato nel migliore dei modi per le generazioni future».

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