Un grande tavolo al centro della chiesa. A Messa in San Fermo ci si guarda negli occhi

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Anche la liturgia è espressione della costruzione della comunità e ne esprime lo stile. Partono da questa idea alcune sperimentazioni messe in atto in San Fermo a Bergamo, ultima comunità non territoriale rimasta in città, fondata sulla traccia delle “comunità di base” per tradurre in un laboratorio permanente le indicazioni del Concilio Vaticano II.
Entrando nella piccola chiesa del 1100 a colpire subito lo sguardo è una grande tavola posta al centro, circondata da sedie e panche. Un’altra grande tavola è posta sull’altare.

Così durante la Messa le persone si guardano, e l’Eucarestia offre l’immagine insieme semplice e forte di un vero pasto condiviso, uno specchio di quello che accade dopo, quando le famiglie si mettono intorno alla tavola e condividono il cibo.

“Da un anno abbiamo rivisto l’impostazione liturgica, con la guida di un liturgista, don Enrico Mazza – sottolinea don Omar Valsecchi, prete della comunità -. La mensa eucaristica e la mensa della parola si svolgono in posti diversi. Ed è cresciuto lo spazio per le voci dei laici nella liturgia”. Alcune volte sono chiamati a partecipare anche ai momenti che normalmente vengono considerati “un’esclusiva” dei preti, come l’omelia.

Sono molti gli sforzi che vengono fatti perché la Messa sia davvero celebrata con il contributo di tutti. “C’è una forte attenzione ai linguaggi – continua don Omar – dove è possibile scegliamo la traduzione delle preghiere con un linguaggio più vicino a quello di oggi e contemporaneamente cerchiamo di superare il formalismo rituale con segni visibili. Il tavolo centrale è sicuramente il più visibile”.

Questa scelta, come osserva Maria Signori, laica impegnata nella comunità dalla sua fondazione, “indica lo sforzo di essere controcorrente in una società troppo concentrata sull’individuo. Non è facile vivere in una comunità che richiede costantemente impegnati e protagonisti, abbiamo attraversato anche momenti di crisi, che sono diventati alla fine occasione di crescita, ma non era scontato che accadesse. A messa si ha la sensazione che sia la comunità che celebra insieme l’eucarestia e da essa trae stimoli per tradurre nella vita ciò che riceve nella fede”.

“Poniamo l’accento – conferma don Biagio – sulla comunità che celebra il Signore e lo mette al centro della vita. Come in un banchetto, con la mensa che diventa segno visibile”.

 

 

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