Altro che vacanze matte: in viaggio per Roma, sì, ma per un concorso pubblico

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Io gli studi leggiadri talor lasciando e le sudate carte, ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte…” scriveva Leopardi nella celebre poesia “A Silvia”. Versi condivisi nel loro significato anche da molti giovani in partenza.

Durante l’estate molte persone partono, intraprendono un viaggio, le mete sono le più diverse: mare, montagna, luoghi di culto e paesi esteri. E infine ci sono quelli che partono con destinazione Roma o altre città con un solo e unico obiettivo: sostenere i concorsi pubblici. Alcuni giornali li hanno definiti i viaggi della speranza dei laureati Italiani e si capisce il motivo.

Laureati con il massimo dei voti, magari anche con un master o un dottorato in aggiunta, disoccupati o i più “fortunati” lavoratori precari, dopo aver trascorso mesi di studio, affrontano gli esami di stato.
E’ un popolo di giovani invisibili, costituito soprattutto da coloro che hanno sudato nel campo umanistico e in questi ultimi anni anche in quello giuridico.

In questi giorni si stanno svolgendo gli esami per poter diventare magistrati. Decine di migliaia i candidati, provenienti da tutta Italia, che si preparano a colpi di leggi e codici. Anche Attilio, di Bergamo città, si è recato a Roma per questo concorso. “Mi ero iscritto a Giurisprudenza a 19 anni con il sogno di diventare magistrato”. Ora ne ha 29, dopo vari studi e ed esperienze lavorative, si sta apprestando a sostenere uno dei concorsi più ambiti. Una settimana intensissima e il caldo di questi giorni è un nemico a cui dover resistere.

Perché si provano i concorsi pubblici? Manca il lavoro nel settore privato e le mansioni offerte sono sottopagate, vengono propinati, nella maggior parte dei casi, contratti precari e sempre più diffuse sono le partita IVA. Di diritti non se ne parla proprio: niente ferie, né malattia, né liquidazione. E’ difficile immaginare un futuro in queste condizioni. I concorsi pubblici per questi giovani rappresentano una speranza, un’ oasi nel deserto lavorativo.
L’investimento economico per partecipare è significativo, varie le voci di spesa: iscrizione, libri, corsi universitari specializzati per futuri magistrati, viaggio, pernottamento.

Pochi posti, tantissimi gli aspiranti. Non basta essere bravi e preparati, bisogna eccellere, avere una preparazione di gran lunga superiore a quella universitaria, anche perché non esiste un programma a cui rifarsi. E infine un buona dose di fortuna, perché le tracce sono innumerevoli.

Attilio racconta: “I concorsi richiedono fatica, sacrifici e rinunce sia dal punto di vista economico sia da quello personale: formare una famiglia, senza un posto di lavoro, è davvero difficile”.

E in ultima nota, la beffa finale: i risultati si conosceranno solo tra un anno.

Ma la speranza è l’ultima a morire e coloro che in questi giorni sono a Roma, dimostrano di credere nelle proprie capacità, in bocca al lupo Attilio!

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