Papa Francesco, i divorziati e i giornalisti

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Non nascondo di essere infastidito dal battage con cui i media (giornali e tv) hanno informato l’opinione pubblica italiana sulle affermazioni di Papa Francesco a riguardo dei divorziati che “non sono scomunicati e che non devono essere considerati e trattati come tali”. Le parole del Papa, pur pronunciate con la nota incisività, con buona pace di un sacco di giornalisti italiani, non sono una rivoluzione copernicana nella Chiesa. Bastava un minimo di aggiornamento per rendersi conto che il Papa non ha fatto altro che ribadire con gradita insistenza quanto la Chiesa afferma da più di trent’anni, da quando cioè il diffondersi del divorzio a macchia d’olio anche tra i cattolici ha cominciato a porre il problema della loro rapporto con la Chiesa.
A rinfrescare la memoria e ad aggiornare l’archivio di tanti giornalisti anche di prima categoria, vado a raccogliere in fretta dal mio un articolo di Aristide Fumagalli apparso sulla Rivista del Clero Italiano 7/8 del 2004, pp. 530-540): Le situazioni matrimoniali irregolari. Disciplina ecclesiale e misericordia evangelica.

Il Fumagalli scrive che “si ritrova anche tra i fedeli l’idea che le persone in situazione matrimoniale irregolare siano scomunicate…. Questa idea, sbagliata dal punto di vista canonico e pericolosa dal punto di vista pastorale, va nella linea contraria alle indicazioni della Chiesa, che confermano l’appartenenza attiva dei fedeli in situazione matrimoniale irregolare alla vita ecclesiale”. Seguono alcune interessanti citazioni, che confermano clamorosamente quanto appena detto.
I fedeli divorziati risposati rimangono membri del Popolo di Dio e devono sperimentare l’amore di Cristo e la vicinanza materna della Chiesa. Sebbene questi fedeli vivano in una situazione, che contraddice il messaggio del Vangelo, essi non sono esclusi dalla comunione ecclesiale. Essi sono e restano sue membra, perché hanno ricevuto il battesimo e conservano la fede cristiana. Per questo motivo i documenti magisteriali parlano normalmente di fedeli divorziati risposati e non sem-plicemente di divorziati risposati.

​​​​​J.Ratzinger, Introduzione in: Congregazione per la Dottrina ​​​della Fede, Sulla pastorale dei divorziati risposati. Documenti, ​​​​​commenti e studi, Libreria Ed. Vaticana, 1998 (NB!), p. 12.

Il Fumagalli continua. La Chiesa allarga la sua proposta, ricordando come l’impossibilità di accedere ai sacramenti non toglie significato e valore al resto della vita cristiana, che è ben più ampia della vita sacramentale. Di questa ricchezza, quanti vivono in situazione matrimoniale irregolare potrebbero meglio accorgersi se tutti gli altri fedeli la vivessero meglio.
A molti adempimenti vitali della Chiesa i fedeli divorziati risposati possono senz’altro partecipare: «Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dar incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio» (FC 84). […] E importante ribadire sempre che i fedeli interessati possono e debbono partecipare in molteplici forme alla vita della Chiesa. La partecipazione alla vita ecclesiale non può essere ridotta alla questione della ricezione della comunione, come purtroppo spesso avviene».

​​​​​Ratzinger, Introduzione in: Congregazione per la Dottrina della Fede, Sulla pastorale dei divorziati risposati , cit., pp. 13-14.

I fedeli devono essere aiutati ad approfondire la loro comprensione del valore della partecipazione al sacrificio di Cristo nella messa, della comunione spirituale, della preghiera, della meditazione della parola di Dio, delle opere di carità e giustizia.
​​​​​Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi ​​​​​della Chiesa Cattolica circa la recezione della comunione eu​​​​​caristica da parte dei fedeli divorziati risposati , n. 6, in: Id, ​​​​​Sulla pastorale dei divorziati …, cit., pp. 41-42.

Già trentaquattro anni fa andava già nello stesso senso Giovanni Paolo II con la sua Enciclica “Familiaris consortio” del 1981 (NB!).

Cerimonie di qualsiasi genere a favore dei divorziati che si risposano,… darebbero l’impressione della celebrazione di nuove nozze sacramentali valide e indurrebbero conseguentemente in errore circa l’indissolubilità del matrimonio validamente contratto.
Agendo in tal modo, la Chiesa professa la propria fedeltà a Cristo e alla sua verità; nello stesso tempo si comporta con animo materno verso questi suoi figli, specialmente verso coloro che, senza loro colpa, sono stati abbandonati dal loro coniuge legittimo.
Con ferma fiducia essa crede che, anche quanti si sono allontanati dal comandamento del Signore ed in tale stato tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità.

Il 3 giugno 2012. al VII incontro Mondiale delle Famiglie a Milano, Papa Benedetto XVI (il freddo e il teutonico, come lo chiamano i nostri media) parlando dei divorziati ha affermato: «A queste persone, dobbiamo dire che la Chiesa le ama, ma esse devono vedere e sentire questo amore. Le parrocchie e altre comunità cattoliche devono fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono ‘fuori’ anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia: devono vedere che, anche molto importante, che sentano che l’Eucaristia, che è vera e partecipata se realmente entrano in comunione con il Corpo di Cristo… È importante che realmente trovino la possibilità di vivere una vita di fede (…) e possano vedere che la loro sofferenza è un dono per la Chiesa, perché servono così a tutti anche per difendere la stabilità dell’amore, del Matrimonio: (…) è un soffrire nella comunità della Chiesa per i grandi valori della nostra fede».

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