Rachel Mwanza: dalle strade di Kinshasa al tappeto rosso di Hollywood

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Dalle strade di Kinshasa all’Orso d’Argento di Berlino. E’ questa la storia straordinaria di Rachel Mwanza, impastata di polvere, d’emozione e d’amore. “Ho cambiato il mio destino” dice il titolo del libro che la racconta, scritto con Mbépongo Dedy Bilamba, pubblicato da Corbaccio. Ma il titolo originale è ancora più forte: “Survivre pour voir ce jour”, sopravvivere per vedere questo giorno. Sottintende il dolore, la fatica, la tenacia, il coraggio.
Rachel ha soltanto 18 anni, ma parla con una saggezza sconosciuta a molti adulti, la saggezza di una “sopravvissuta”. E’ stata a lungo una “bambina di strada, una segue come si dice a Kinshasa”: “il parassita, l’indesiderabile, l’inutile e soprattutto l’invisibile”. Scrive per dare speranza, per spiegare come sia davvero possibile, lottando e superando le difficoltà, cogliere l’occasione giusta quando si presenta, cambiare il corso degli eventi e permettere ai sogni di diventare realtà.
Il suo racconto incomincia dal tappeto rosso, da quando, nel 2012, è arrivata al festival del Cinema di Berlino, in gara come migliore attrice per il suo ruolo nel film “Rebelle” di Kim Nguyen. E poi, a ritroso, torna per le strade di Kinshasa, a quando pregava Dio “perché mi aiutasse a sfuggire a questa situazione svilente. Pregavo, e la fede mi dava le ali, come quelle della farfalla, fragile e vulnerabile ma capace di librarsi alta nel cielo, lontana dalla miseria e dalla sofferenza che rappresentano la realtà quotidiana per migliaia di bambini in ogni parte del mondo. Bambini che vagano fino a notte fonda, finché sono costretti a cercare rifugio, esponendosi così ai peggiori pericoli”.
Quando arriva a Berlino è sorpresa da un particolare: per le strade non ci sono piccoli vagabondi. “Tra la folla noto dei bambini e mi rendo conto che nessuno di loro è solo. Sono tutti accompagnati da adulti che, credo, sono i loro genitori. Inconsciamente mi aspetto di veder comparire dei piccoli vagabondi, abbandonati a se stessi, ma no, con mia grande sorpresa non ce ne sono”.
E poi, l’albergo: “Il lusso al quale oggi ho diritto rende ancora più doloroso il pensiero di mia madre, obbligata a vendere tutti i nostri beni per poterci sfamare”.
E poi torna ai momenti in cui in Congo la chiamavano “strega”, torna alle violenze, all’incertezza, alla miseria, alla vita di strada. Una storia di emarginazione terribile: a causa di una superstizione, Rachel si trova abbandonata dalla sua stessa famiglia. Per quattro anni diventa “un soldato della strada che si batte per sopravvivere”. E così quando partecipa al casting di una produzione canadese, per lei calarsi nei panni della bambina soldato diventa naturale. E’ l’inizio di un cambiamento vero, la svolta che Rachel attendeva da tanto, senza sapere se mai sarebbe arrivata. Ora la giovane racconta non per commuovere ma per dare speranza: “per una Rachel salvata, quante ancora vivono in strada? Ho una vita, ma non dimentico da dove vengo”.

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