Ruth, dalla Bolivia a Bergamo: «Faccio volontariato per aiutare la città che mi ha accolto»

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«Ho imparato ad andare avanti qui in Italia perché ho fede». Su queste parole la voce di Ruth Cuevas, boliviana, a Bergamo da 13 anni si incrina, commossa. Non è stato un cammino facile il suo, come quello di molti altri suoi connazionali. Ma dopo le difficoltà per Ruth sono arrivati anche tanti begli incontri, amicizie profonde, e molte avventure nel mondo dell’impegno sociale.
«Faccio volontariato – spiega Ruth – perché ora che sono qui voglio contribuire a rendere migliore la vita della città che mi ha accolto». In questi 13 anni, racconta «è migliorato per me il rapporto che ho con gli enti locali, perché all’inizio come per tutti gli immigrati erano tutte cose nuove cose: bisognava capire a chi rivolgersi, come funziona il Comune per esempio. Poi piano piano sono andata avanti. Sono stata fortunata: ho sempre incontrato persone disponibili ad aiutarmi». Ora Ruth per vivere fa la collaboratrice domestica e dà lezioni di spagnolo, ma poi si destreggia tra molti altri impegni. Collabora con lo Sportello immigrati, dove aiuta altre persone con percorsi simili al suo.
E poi si dedica a un’attività di Ascolto ogni sabato dalle 19 alle 20: un gruppo di auto-mutuo aiuto dell’Atac di Bergamo, al quale fanno riferimento persone con problemi di alcolismo, che opera in collegamento con l’Asl di Bergamo.
«Faccio parte – continua Ruth – del Consiglio delle donne di Bergamo e cerco anche in questo modo di essere utile alla città dove abito». Sono molti anche i legami con la comunità boliviana: «Anche qui ho moltissimi amici e poi cerco di dare una mano come posso. Ci sono sempre tante difficoltà e non sempre, all’interno della comunità, tutti hanno lo stesso punto di vista, ma cerchiamo di confrontarci e di studiare soluzioni insieme. Con la crisi economica sono aumentate le situazioni di difficoltà per tutti, non solo per gli immigrati, ma è naturale che si riflettano in misura maggiore sui più deboli». A resistere meglio sono le persone che sono riuscite a costruirsi una rete intorno, magari dando vita a un’associazione, a un’attività, creando contatti con le istituzioni. «Certamente è positivo – aggiunge Ruth – che la comunità sia così ampia perché ci si aiuta a vicenda».
La festa del 15 agosto è molto sentita in Bolivia: «Là si festeggia dappertutto ed è molto bello che questa tradizione di fede possa continuare a vivere anche a Bergamo, e se questo avviene è merito di don Mario che da sempre ci sostiene e ci aiuta. La fede è la stessa dappertutto, anche i bergamaschi festeggiano il Ferragosto e forse unire le due feste può essere un’occasione di incontro e di arricchimento per entrambe le nostre comunità».
Ruth qui vive da sola: «C’è qualche momento in cui mi manca l’aria della Bolivia, qui sono da sola, anche se ho una vita molto ricca e piena. Certo penso ai miei fratelli e ai miei trentasei nipoti e loro restano un punto di riferimento per me e per il mio futuro, quando posso vado a trovarli. Non so cosa mi riservi il futuro e per quanto tempo ancora resterò qui in Italia, ma sono contenta di vivere così questa esperienza, mi dà molta gioia e cerco di fare quello che Dio mi permette. Sono davvero felice di aver conosciuto tante persone come me, sostenute dalla fede. Ed è questo che mi permette di andare avanti».

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