L’asilo nido per le famiglie dei braccianti? A Villa Castelli (Brindisi) apre alle tre del mattino

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La normalità a volte fa clamore. A Villa Castelli, paesino con poco meno di 10mila abitanti in provincia di Brindisi, è partita una bellissima iniziativa dell’amministrazione comunale: l’apertura di un asilo nido per le famiglie dei braccianti agricoli che, a causa delle levatacce molto prima del sorger del sole, fanno mille sforzi per trovare qualcuno che possa badare ai propri figli mentre papà e mamme sono nei campi a raccogliere uva, fragole e pomodori. Il progetto comunale, sostenuto dai buoni del servizio di “Conciliazione Vita-Lavoro per le famiglie”, ha visto la vittoria della gara pubblica da parte della cooperativa sociale Giocartacli che dal 16 settembre offre a 75 bambini figli dei braccianti, servizi di scuola d’infanzia e attività di intrattenimento. “La dignità e i bisogni delle famiglie vengono al primo posto nella nostra società”, afferma il sindaco di Villa Castelli Vitantonio Caliandro. “Non è solo un servizio alle famiglie – prosegue il primo cittadino – ma è la necessità di instaurare una cultura civica nuova in una società che è costantemente in movimento”.
Non solo caporalato. Negli ultimi mesi le terre pugliesi sono state al centro del dibattito nazionale per il fenomeno del caporalato. Una pratica, in realtà, molto vecchia e tristemente consuetudinaria. Ma la vita sa ancora stupirci. La contronotizia di Villa Castelli getta infatti una luce nuova sulla società pugliese. Il progetto del Comune, unica in tutto il Sud, dona un servizio di non poco valore alle famiglie. “L’iniziativa parte da un’esigenza del nostro territorio, – dice Caliandro – un’esigenza della mia comunità che ha una vocazione agricola. Le nostre lavoratrici e i nostri lavoratori sono costretti ad alzarsi al mattino presto per raggiungere mete di lavoro che a volte si trovano anche in province o regioni diverse come la Basilicata. E per raggiungere il luogo di lavoro in orari adeguati devono purtroppo lasciare i loro figli nelle mani di familiari o amici. E anche in orari insoliti, come le tre o le quattro del mattino”. Un problema quasi disperato per le mamme e i papà agricoltori. Ed è qui che il Comune è intervenuto: “L’amministrazione di Villa Castelli allora ha preso in considerazione questa esigenza, facendosi carico dei bisogni della sua comunità e affidando alla cooperativa Giocartacli la realizzazione. Il progetto prevede l’apertura dell’asilo fin dalle 3 del mattino. L’attività si conclude alle 20 di sera. Con percentuali di sconto che vanno dal 20 al 90% della tariffa applicata, diamo aiuto alle famiglie anche per il trasporto. Una navetta, infatti, passa di casa in casa a prendere i bambini e li trasporta al centro d’infanzia”.
Garanzie per la famiglia. La società è in continuo cambiamento. Gli orari di lavoro e i lavori stessi coprono spesso archi di tempo che mal si conciliano con i servizi erogai dalle strutture pubbliche. Ma le leggi dello Stato sono in ritardo cronico. Ecco allora le piccole comunità intervenire con iniziative come questa per dar modo a mamme e papà di non abbandonare i propri figli e garantire loro una vita sociale ed educativa adeguata. “Un gesto che portiamo avanti per agevolare le lavoratrici in particolar modo. Una società che cambia deve anche cambiare i servizi, adeguarli alle esigenze della comunità. Non si può pensare in maniera rigida imponendo servizi a predeterminati orari. Questo oggi non è più pensabile”. Il resto dell’Europa ha già intrapreso questa strada realizzando servizi alle famiglie tesi ad evitare la disgregazione dei nuclei domestici: “Si deve adeguare la struttura pubblica ad un bisogno di maggiore garanzia per i figli. C’è una fragilità sociale complessiva. Allora gli amministratori pubblici devono avere maggiore attenzione alle comunità senza pensare esclusivamente in termini di Pil. C’è la famiglia con i suoi bisogni e le sue difficoltà. Bisogna cominciare a porre in essere una visione delle cose differente, coniugando l’esigenza di non sperperare denaro pubblico con i bisogni di chi lavora”. Ma tutto ciò può nascere se si coltiva il dialogo con i cittadini: “Se non si conoscono i reali bisogni della nostra terra non si può costruire niente. Abbiamo il dovere di dialogare con il territorio. In questo senso questa è un’iniziativa piccola ma grande. A volte pensi di fare una cosa normalissima ma invece diventa una cosa roboante”.

 

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