L’Homo naledi: spunta un altro dei nostri antenati. Ci sono ancora segreti da scoprire nell’evouzione dell’uomo

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Un’altra grande scoperta illumina i misteri affascinanti della nostra preistoria. Un doppio studio, pubblicato pochi giorni fa sulla rivista “eLife”, ha infatti permesso al grande pubblico di fare conoscenza con un altro dei nostri antenati, una nuova specie del genere Homo finora del tutto sconosciuto: l’Homo naledi.
L’eccezionalità della scoperta è anche dovuta al fatto che, solitamente, gli studiosi di paleontologia antropologica hanno a disposizione poche ossa, ritrovate negli scavi, per mettere a fuoco le caratteristiche di una determinata specie o sottospecie. In questo caso, le ossa ritrovate sono oltre 1.550, appartenenti a una quindicina di individui.
In realtà, il ritrovamento dei numerosissimi resti era già avvenuto tra il 2013 e il 2014 nella Dinaledi Chamber (nella lingua Sotho, parlata in loco, “naledi” significa “stella”) della grotta Rising, presso Maropeng (vicino Johannesburg), in Sudafrica. E proprio dal luogo del ritrovamento deriva la denominazione di questo nostro nuovo antenato, l’Uomo di Naledi, per l’appunto.
Secondo le prime ricostruzioni fatte dagli studiosi, l’Homo naledi era alto in media un metro e cinquanta, con un peso che probabilmente si aggirava sui 45 chili. Il corpo, in proporzione alle dimensioni, appariva slanciato. Il suo cervello era grande più o meno come una grossa arancia (simile a quello di un gorilla dei nostri giorni).
Caratteristiche che, nel loro insieme, hanno suscitato un certo stupore tra gli esperti. “È una stranezza: aveva tratti moderni insieme a caratteristiche più arcaiche”, osserva infatti Chris Stringer, del Museo di storia naturale di Londra, dove un calco del teschio dell’Homo naledi sarà esposto il prossimo 25 settembre, in occasione della “Notte europea dei ricercatori”, e poi, a fine anno, rimarrà come parte integrante della nuova galleria dell’evoluzione umana del museo.
In effetti, scendendo più nei dettagli, gli studi pubblicati evidenziano come la morfologia craniale dell’Uomo di Naledi sia unica, pur presentando alcune similitudini con altre specie di Homo, come l’Homo erectus, l’Homo habilis e l’Homo rudolfensis. In realtà, anche la sua statura e la massa corporea sono abbastanza simili a specie umane più piccole, mentre il limitato volume craniale lo avvicina a generi molto più antichi, come gli australopitechi. La dentatura e la forma del polso e della mano, poi, sono simili a specie moderne, come pure i piedi e gli arti inferiori. Le spalle, il tronco, le pelvi e il femore prossimale, invece, hanno caratteristiche molto più arcaiche.
Sotto la guida di Lee Berger, dell’Università sudafricana del Witwatersrand, i ricercatori hanno potuto esaminare con attenzione gli oltre 1.500 resti scheletrici, riuscendo a determinare la loro appartenenza a circa quindici individui, tra cui neonati, giovani e persone più anziane. Tutte le ossa presentano tratti omogenei, consentendo di definire le caratteristiche generali della nuova specie. Tuttavia, l’esatta datazione dei reperti non è stata ancora stabilita; attualmente, gli studiosi li collocano in un ampio “range” temporale che va dai 100 mila ai 2 milioni di anni fa.
Ma c’è ancora una interessante novità da sottolineare. Secondo i ricercatori, i reperti finora recuperati sono solo una parte di quelli ancora da dissotterrare nella grotta presso Maropeng, collocata in un’area che l’Unesco ha inserito nel “Patrimonio dell’umanità” a causa della straordinaria ricchezza dei reperti dei nostri più antichi progenitori che in essa è contenuta. Dobbiamo quindi attenderci ulteriori scoperte per il futuro prossimo.
“Basandosi solo sulle caratteristiche riscontrate – aggiunge Stinger – l’Homo naledi potrebbe essere una delle più antiche specie di Homo conosciute. In ogni caso questa scoperta ci fa ammirare una volta di più la straordinaria complessità dell’evoluzione umana e la necessità di ulteriori ricerche per comprendere appieno tutte le diramazioni dell’albero della vita della specie umana”.

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