Papa Francesco: «Siamo noi che costruiamo muri! E i muri crollano sempre»

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“Ho potuto condividere col popolo cubano la speranza del compiersi della profezia di san Giovanni Paolo II: che Cuba si apra al mondo e il mondo si apra a Cuba. Non più chiusure, non più sfruttamento della povertà, ma libertà nella dignità”. Lo ha detto papa Francesco che oggi all’udienza del mercoledì ha dedicato la sua catechesi al viaggio apostolico appena concluso a Cuba e negli Stati Uniti. “Misionero de la Misericordia”, ha detto il Papa: “Così mi sono presentato a Cuba, una terra ricca di bellezza naturale, di cultura e di fede. La misericordia di Dio è più grande di ogni ferita, di ogni conflitto, di ogni ideologia; e con questo sguardo di misericordia ho potuto abbracciare tutto il popolo cubano, in patria e fuori, al di là di ogni divisione”. “Libertà nella dignità”: “Questa è la strada – ha detto il Papa – che fa vibrare il cuore di tanti giovani cubani: non una strada di evasione, di facili guadagni, ma di responsabilità, di servizio al prossimo, di cura della fragilità. Un cammino che trae forza dalle radici cristiane di quel popolo, che ha tanto sofferto. Un cammino nel quale ho incoraggiato in modo particolare i sacerdoti e tutti i consacrati, gli studenti e le famiglie. Lo Spirito Santo, con l’intercessione di Maria Santissima, faccia crescere i semi che abbiamo gettato”.

“Da Cuba agli Stati Uniti d’America: è stato un passaggio emblematico, un ponte che grazie a Dio si sta ricostruendo. Dio sempre vuole costruire ponti; siamo noi che costruiamo muri! E i muri crollano sempre”. Lo ha nuovamente ribadito questa mattina papa Francesco ripercorrendo nell’udienza del mercoledì il suo recentissimo viaggio a Cuba e negli Stati Uniti con le tre tappe a Washington, a New York e Filadelfia. Parlando a New York ai Rappresentanti delle Nazioni, nella scia dei suoi predecessori, il Papa rinnovato l’incoraggiamento della Chiesa cattolica a quella Istituzione e al suo ruolo nella promozione dello sviluppo e della pace, richiamando in particolare la necessità dell’impegno concorde e fattivo per la cura del creato. “Ho ribadito anche – ha aggiunto il Papa – l’appello a fermare e prevenire le violenze contro le minoranze etniche e religiose e contro le popolazioni civili”. E poi ha aggiunto: “Per la pace e la fraternità abbiamo pregato presso il Memoriale di Ground Zero, insieme con i rappresentanti delle religioni, i parenti di tanti caduti e il popolo di New York, così ricco di varietà culturali. E per la pace e la giustizia ho celebrato l’Eucaristia nel Madison Square Garden”.

“È provvidenziale che il messaggio, anzi, la testimonianza dell’Incontro mondiale delle famiglie sia venuta in questo momento dagli Stati Uniti d’America, cioè dal Paese che nel secolo scorso ha raggiunto il massimo sviluppo economico e tecnologico senza rinnegare le sue radici religiose. Ora queste stesse radici chiedono di ripartire dalla famiglia per ripensare e cambiare il modello di sviluppo, per il bene dell’intera famiglia umana”. È l’appello lanciato questa mattina da papa Francesco da piazza San Pietro dove ha dedicato la catechesi del mercoledì al recente viaggio apostolico e all’Incontro mondiale delle famiglie che si è svolto a Filadelfia, negli Stati Uniti. “La famiglia, cioè l’alleanza feconda tra l’uomo e la donna – ha detto il Papa -, è la risposta alla grande sfida del nostro mondo, che è una sfida duplice: la frammentazione e la massificazione, due estremi che convivono e si sostengono a vicenda, e insieme sostengono il modello economico consumistico. La famiglia è la risposta perché è la cellula di una società che equilibra la dimensione personale e quella comunitaria, e che nello stesso tempo può essere il modello di una gestione sostenibile dei beni e delle risorse del creato. La famiglia è il soggetto protagonista di un’ecologia integrale, perché è il soggetto sociale primario, che contiene al proprio interno i due principi-base della civiltà umana sulla terra: il principio di comunione e il principio di fecondità”.

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