Francesco e il lupo di Gubbio. Le nostre Gubbio, i nostri lupi e le nostre paure

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Cara suor Chiara, il 4 ottobre è la festa del grande Poverello. Mi è sempre piaciuto il “fioretto” che racconta del lupo di Gubbio addomesticato da Francesco. Ho letto da qualche parte che il lupo di Gubbio adombrerebbe la figura di un malvivente che Francesco avrebbe “ammansito” con la sua dolcezza. Hai qualche idea su quali potrebbero essere le Gubbio e i lupi di oggi? Grazie. Walter

È proprio così, caro Walter! Il lupo di Gubbio, divenuto mansueto grazie a Francesco, adombra la figura di un brigante convertito dalla bontà del poverello di Assisi. Il “Fioretto”, che, con tanta maestria, racconta questo episodio, – e l’opinione prevalente è che i Fioretti riportino un fatto realmente accaduto, – non solo è metafora del male ammansito con la dolcezza, ma è la descrizione allegorica di ogni nostra relazione con il diverso, con lo sconosciuto, con colui che vive fuori dal nostro territorio, dalla terra familiare del nostro “io”.

GUBBIO IMMAGINE DEL NOSTRO SPAZIO CONOSCIUTO E FAMILIARE

Gubbio, infatti, è, in senso lato, immagine di quello “spazio conosciuto” dove ciascuno di noi vive e nel quale intesse relazioni; è il luogo delle certezze, della quiete, della sicurezza, della ferialità; è la propria città, il proprio paese, il quartiere dove ogni cosa è familiare e dove, persino le strade, le case, i campanili, i boschi e i torrenti ecc. rivelano la nostra identità e la nostra appartenenza. Più sottilmente, “Gubbio” è la personalità di ciascuno, con tutto ciò che gli appartiene e che lo caratterizza: carattere, sensibilità, gusti, ideali, stile di vita, interiorità, ogni “territorio” affidato alla nostra cura e alla nostra attenzione.

LA PAURA DEL DIVERSO

In questa terra, dove tutto potrebbe essere a nostra misura, si inserisce il diverso, lo sconosciuto, l’altro; proprio nella “nostra casa” scopriamo fratelli e sorelle lontani mille miglia dai nostri parametri razionali, incomprensibili nel linguaggio, nella logica ecc. Così la paura ci assale: “sarà forse nostro nemico?” ci chiediamo nel segreto del cuore! Vorremmo conoscerlo, per possederlo così da controllarlo, caso mai lo scoprissimo pericoloso. Ci accorgiamo, però, che è difficile comprendere il suo linguaggio e molto arduo riconoscerlo a noi familiare.

IL DIVERSO DIVENTATO LUPO

Che fare? Meglio è continuare a tenere le nostre porte ermeticamente chiuse, mettendo sicuri lucchetti ai cancelli dei nostri giardini! Ciò che costringiamo a stare fuori, però, urla, e quei gridi risuonano nei nostri cuori come veri e propri ululati che esprimono rabbia, fame di relazioni buone, impellente bisogno di dignità. Quel fratello, allora, assume realmente le fattezze del lupo mannaro di fronte al quale è meglio fuggire. Così “Lupo” finisce per diventare quel paio di occhiali che istintivamente inforchiamo di fronte a realtà che ci impaurisco e turbano la nostra quiete, la lente di ingrandimento con la quale guardiamo la realtà difficile del nostro quotidiano, la griglia di valutazione di giudizi più o meno affrettati e malvagi.  A questo punto il gioco è fatto. Il diverso diventa veramente, suo malgrado, un mostro da tenere ancor più lontano dal nostro territorio, perché brigante, assassino, ladro dai quali difenderci con la sua stessa arma.

FRANCESCO AMMANSISCE IL LUPO. IL MIRABILE RACCONTO DEI “FIORETTI”

Il “Fioretto” di Francesco è una perla di saggezza, di realismo, di umanità, di vangelo: esso ci mostra che la fecondità delle nostre relazioni dipende dalla nostra disponibilità a farci prossimi, dalla nostra apertura mentale e dalla nostra convinzione che l’altro, anche se diverso, è innanzitutto un fratello che mi appartiene e del quale io sono chiamato a renderne conto; parimenti anche le condizioni più pericolose e sofferte della vita possono trasformarsi, nel nome del Signore, in momenti di grande grazia e ciò che ci appariva cattivo può rivelarsi amico e sostegno nel cammino della vita.

Allora, se avremo avuto il coraggio di intraprendere lo stesso cammino potremo sperimentare la verità di questo Fioretto e il suo epilogo potrà divenire realtà anche per noi:

“E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch’egli potea di fede. E allora disse santo Francesco: ‘Frate lupo, io ti comando nel nome di Gesù Cristo, che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio’. E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d’uno agnello mansueto; di che li cittadini, vedendo questo, fortemente si maravigliavano. E subitamente questa novità si seppe per tutta la città; di che ogni gente, maschi e femmine, grandi e piccioli, giovani e vecchi, traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco. (…) E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d’orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto.

A laude di Cristo e del poverello Francesco”.

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