Papa Francesco: «Vi chiedo perdono per gli scandali avvenuti a Roma e in Vaticano»

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«Vorrei, in nome di Cristo, chiedervi perdono per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano. Vi chiedo perdono!». Con queste parole il Papa ha iniziato la catechesi dell’udienza generale di oggi, in una piazza san Pietro affollata di circa 30mila persone nonostante le previsioni di maltempo per questa giornata. E proprio alle condizioni del tempo il Papa si è riferito prendendo la parola: «Oggi le previsioni del tempo erano un po’ insicure, si prevedeva pioggia. Per questo l’udienza di oggi avviene contemporaneamente in due posti: in piazza e in aula, dove i malati seguono l’udienza dal maxischermo. Tutti siamo uniti, salutiamo loro con un applauso!», l’invito del Papa. Poi il riferimento al brano evangelico letto poco prima: «La parola di Gesù è forte, oggi: ‘Guai al mondo per gli scandali’». «Gesù è realista -, ha commentato il Papa -: Dice che è inevitabile che vengano gli scandali, ma guai all’uomo a causa del quale avvengono gli scandali». Poi la richiesta di perdono ai fedeli.
«Una domanda che dovremmo farci più spesso è questa: quanto siamo leali con le promesse che facciamo ai bambini, facendoli venire nel nostro mondo?». A chiederlo ai fedeli è stato il Papa, che ha dedicato la catechesi di oggi a questo tema. «Noi adulti siamo pronti a parlare dei bambini come di una promessa della vita, e siamo anche facili a commuoverci, dicendo ai giovani che sono il nostro futuro. Ma mi domando, a volte, se siamo altrettanto seri con il loro futuro», la domanda del Papa ai 30mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro. «Non parlo tanto delle promesse che facciamo qua e là, durante la giornata – ha spiegato il Papa -, per farli contenti o per farli stare buoni (magari con qualche innocente trucchetto), per invogliarli ad impegnarsi nella scuola o per dissuaderli da qualche capriccio. Parlo delle promesse più importanti, decisive per le loro attese nei confronti della vita, per la loro fiducia nei confronti degli esseri umani, per la loro capacità di concepire il nome di Dio come una benedizione». «Accoglienza e cura, vicinanza e attenzione, fiducia e speranza, sono promesse di base, che si possono riassumere in una sola: amore». Lo ha detto il Papa, per spiegare, nella catechesi dell’udienza di oggi, che «questo è il modo più giusto di accogliere un essere umano che viene al mondo, e tutti noi lo impariamo, ancora prima di esserne coscienti. È una promessa che l’uomo e la donna fanno a ogni figlio: fin da quando è concepito nel pensiero». «I bambini vengono al mondo e si aspettano di avere conferma di questa promessa: lo aspettano in modo totale, fiducioso, indifeso», ha ammonito Francesco. «Basta guardarli -, ha proseguito -: in tutte le etnie, in tutte le culture, in tutte le condizioni di vita! Quando accade il contrario, i bambini vengono feriti da uno scandalo insopportabile, tanto più grave, in quanto non hanno i mezzi per decifrarlo».
«Gli Angeli dei bambini rispecchiano lo sguardo di Dio, e Dio non perde mai di vista i bambini. Guai a coloro che tradiscono la loro fiducia, guai! Il loro fiducioso abbandono alla nostra promessa, che ci impegna fin dal primo istante, ci giudica». Sono le dure parole del Papa, rivolte a chi non rispetta le “promesse” fatte ai bambini. «E vorrei aggiungere un’altra cosa, con molto rispetto per tutti, ma anche con molta franchezza», ha proseguito Francesco: «La loro spontanea fiducia in Dio non dovrebbe mai essere ferita, soprattutto quando ciò avviene a motivo di una certa presunzione, più o meno inconscia, di sostituirci a Lui. Il tenero e misterioso rapporto di Dio con l’anima dei bambini non dovrebbe essere mai violato. Il bambino è pronto fin dalla nascita per sentirsi amato da Dio. Non appena è in grado di sentire che viene amato per sé stesso, un figlio sente anche che c’è un Dio che ama i bambini».
«Un secondo miracolo, una seconda promessa: noi, papà e mamma, ci doniamo a te, per donare te a te stesso! E questo è amore, che porta una scintilla di quello di Dio!». Con queste parole il Papa ha descritto l’amore dei genitori per i propri figli. «Voi, papà e mamme – ha aggiunto a braccio – avete questa scintilla di Dio che date ai bambini, voi siete strumenti dell’amore di Dio, e questo è bello!». «I bambini, appena nati, incominciano a ricevere in dono, insieme col nutrimento e le cure, la conferma delle qualità spirituali dell’amore», ha spiegato Francesco: «Gli atti dell’amore passano attraverso il dono del nome personale, la condivisione del linguaggio, le intenzioni degli sguardi, le illuminazioni dei sorrisi. Imparano così che la bellezza del legame fra gli esseri umani punta alla nostra anima, cerca la nostra libertà, accetta la diversità dell’altro, lo riconosce e lo rispetta come interlocutore».
«Solo se guardiamo i bambini con gli occhi di Gesù, possiamo veramente capire in che senso, difendendo la famiglia, proteggiamo l’umanità!». Lo ha esclamato il Papa, che nella catechesi dell’udienza generale di oggi ha ricordato che «il punto di vista dei bambini è il punto di vista del Figlio di Dio. La Chiesa stessa, nel Battesimo, ai bambini fa grandi promesse, con cui impegna i genitori e la comunità cristiana». «La santa Madre di Gesù, per mezzo della quale il Figlio di Dio è arrivato a noi, amato e generato come un bambino, renda la Chiesa capace di seguire la via della sua maternità e della sua fede», l’auspicio del Papa: «E san Giuseppe, uomo giusto, che l’ha accolto e protetto, onorando coraggiosamente la benedizione e la promessa di Dio, ci renda degni di ospitare Gesù in ogni bambino che Dio manda sulla terra».

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