L’uomo di oggi, l’identità e la fede: a Firenze si prepara il nuovo umanesimo

0

«Il Convegno di Firenze terrà conto del Sinodo Ordinario sulla Famiglia e del Giubileo della Misericordia, questi eventi fondamentali per la promozione del nuovo umanesimo che passa attraverso il concreto della vita di ogni persona, della famiglia e di una comunità aperta all’incontro e all’accoglienza fraterna, superando discriminazioni e il classico primato del “mio” rispetto all’altrui. La famiglia rappresenta l’esperienza insostituibile di tali valori. La Misericordia, dono di Dio a ogni uomo che si riconosce peccatore, aiuta a diventare a sua volta misericordiosi verso il prossimo, come ci chiede di pregare il Signore nel Padre nostro: “rimetti a noi i nostri debiti, come noi li perdoniamo ai nostri debitori”». Monsignor Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino e Presidente del Comitato organizzatore nazionale del V Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre, chiarisce i punti fondamentali del grande appuntamento decennale della Chiesa italiana dove il Santo Padre parlerà martedì 10 novembre, dopo un incontro a Prato con il mondo del lavoro. «È significativo che la prima visita del Pontefice in terra Toscana avverrà subito dopo la fine del Sinodo Ordinario sulla Famiglia e poco prima dell’apertura del Giubileo della Misericordia», puntualizza l’Arcivescovo di Torino, nato in Liguria nel 1944.

Cresce l’attesa per il V Convegno Ecclesiale Nazionale (9-13 novembre), che vedrà riuniti a Firenze i 2500 delegati religiosi (cardinali e vescovi, suore e diaconi) e laici di tutte le diocesi italiane, per riflettere sul tema “In Gesù Cristo il nuovo Umanesimo”. Mons. Nosiglia, quali saranno gli argomenti principali trattati dai delegati?
«Al centro del Convegno c’è il problema dell’uomo in rapporto alla sua identità naturale e rivelata da Gesù Cristo, soggetta a manipolazioni scientifiche, culturali e ideologiche che hanno riflessi forti sui fondamentali della sua vita. La cultura dell’individualismo che pone il proprio io alternativo al bene comune, quella del Dio denaro che genera una non equità e corruzione, quella dello scarto che emargina quanti sono considerati un peso… vengono reclamizzate come conquiste di civiltà, quando segnano il punto più basso di essa. Il messaggio positivo della fede cristiana propone, partendo dall’Uomo nuovo Gesù Cristo, Figlio di Dio, un’alternativa fondata sulla persona umana aperta a Dio e agli altri, ricca di valori positivi di fraternità e gratuità che rinsaldano il tessuto delle relazioni familiari e sociali e innestano nella storia dell’umanità la novità del bene e del vero».

La scelta di Firenze come sede del Convegno assume un valore simbolico?
«Firenze è stata scelta in considerazione del fatto che in questa città si respira una cura dell’umano che si è espressa particolarmente con il linguaggio della bellezza, della creazione artistica, della cultura e della carità, senza soluzione di continuità. Firenze è una città emblematica che richiama una realtà diffusa nel nostro Paese, se pensiamo alla ricchezza di arte e di cultura di cui sono ricche le Chiese locali. Ne scaturisce perciò un messaggio che è quello di valorizzare tale patrimonio di umanesimo che è nato dalla fede in Gesù Cristo, radicandosi in mille forme di linguaggi, di bellezza e di profondità spirituali proprie di ogni piccolo borgo del nostro Paese».

L’altare e l’ambone della Messa che Papa Francesco celebrerà allo stadio fiorentino “Artemio Franchi” saranno realizzati rispettivamente dai detenuti del carcere di Sollicciano e dai ragazzi in difficoltà del centro di Villa Lorenzi, su progetto dell’architetto Riccardo Damiani. Un segno di vicinanza dei detenuti al Papa e viceversa?
«Quando è venuto a Torino, Papa Francesco ha fatto la stessa scelta. È certamente un segnale forte: alle tante parole dell’amore, che si sprecano dappertutto, deve corrispondere un fatto concreto. Le difficoltà dei carcerati e dei senza dimora e le tante altre povertà oggi presenti nella nostra società vanno affrontate anche in prima persona, non demandando solo alle realtà istituzionali, sia ecclesiali sia civili, ma pagando di persona un prezzo di tempo, di sostanze, di amicizia e d’impegno concreto per guardare negli occhi il povero e fargli sentire il proprio cuore, condividendone problemi e speranze».

Le cinque vie, cioè i cinque verbi dell’Evangelii gaudium, sono i percorsi attraverso i quali oggi la Chiesa italiana può prendere tutto ciò che viene dal documento di Papa Francesco e farlo diventare vita”, ha dichiarato monsignor Nunzio Galantino. Uscire, Annunciare, Abitare, Educare, Trasfigurare, sono le cinque “vie” lungo le quali la comunità ecclesiale italiana viene invitata a incamminarsi da Papa Francesco?
«Si tratta di un percorso per stare dentro il vissuto delle persone, delle famiglie e dei poveri. Per mettersi in viaggio e camminare bisogna staccarsi da tante sicurezze che tengono legati al proprio mondo, come ci ricorda l’episodio del giovane ricco nel Vangelo. Uscire vuole dire anche aprire la propria vita, casa e comunità a tutti, senza chiusure verso alcuno; annunciare è la via del primo annuncio, fonte della fede; abitare è la via della condivisione; educare indica l’impegno della continuità, del proprio servizio in casa, a scuola, nella comunità ecclesiale e civile; trasfigurare ci apre all’orizzonte di un futuro che non è preordinato da noi, ma resta dono di Dio cui tendere con lo slancio della preghiera di lode e di ringraziamento».

Francesco vuole una chiesa missionaria che non deve essere deturpata dall’amore per il potere”, ha scritto Eugenio Scalfari in un suo recente editoriale. Concorda con la riflessione del fondatore di Repubblica?
«Il primo capitolo della Evangelii gaudium indica subito il suo programma pastorale da offrire a tutti: una Chiesa in uscita. Dunque la missione è nel Dna della Chiesa ed essa non sarebbe fedele al comando di Cristo se non la ponesse come suo dovere primario e insostituibile. La missione non viene dopo la fede e i sacramenti, ma ne è parte integrante, per cui la conversione del cuore – e anche quella pastorale propria del servizio umile e povero – è una componente necessaria, perché la Chiesa e i suoi pastori e fedeli annuncino e testimonino con efficacia il Vangelo a tutti e in particolare ai poveri, ai malati e a quanti vivono ai margini o lontani dalla Chiesa, o se ne sentono esclusi».

Share.

Lascia un commento