Don Alessandro Dordi beato. La storica giornata a Gromo San Marino

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Foto: la tomba di don Alessandro Dordi, a Gromo san Martino

Il 5 dicembre per la parrocchia Gromo S. Marino è stata una giornata storica: veniva elevato all’onore degli altari uno dei suoi figli, Don Sandro Dordi, missionario e martire.

LA MESSA IN CONTEMPORANEA CON LA CERIMONIA DELLA BEATIFICAZIONE

Per via del fuso orario, la Messa vespertina della parrocchia era celebrata in contemporanea con la beatificazione che aveva luogo a Chimbote in Perù, la diocesi al cui servizio si era posto don Sandro e in cui fu martirizzato dai terroristi di Sendero Luminoso il 25 agosto 1991.

Al momento della beatificazione le campane della piccola parrocchia dell’alta Valle Seriana hanno suonato a lungo a distesa. Quindi è iniziata la Messa presieduta da Mons. Giacomo Panfilo, che con il nuovo beato negli anni ’70 condivise il servizio agli emigranti italiani in Svizzera. Concelebravano don Pietro Maconi e don Giacomo Cagnoni, membri come don Sandro, della comunità missionaria del Paradiso..

L’OMELIA DI DON PANFILO

All’omelia Mons. Panfilo ha commentato le letture della seconda domenica di Avvento. Ha applicato innanzi tutto a Gromo S. Marino le parole che il profeta Baruc rivolge a Gerusalemme: “Deponi la veste del lutto e dell’afflizione, comunità di S.Marino. Rivestiti di splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre… Sorgi, San Marino,… vedi il tuo figlio don Sandro esultante per il ricordo di Dio. Si era allontanato da te in punta di piedi, è stato incalzato dai nemici; ora Dio te lo riconduce in trionfo come sopra un trono regale“. Commentando il Vangelo ha poi mostrato l’ironia di Dio che, “nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesa­re, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea. Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa“, ha fatto scendere la sua parola su nessuno di questi grandi e lontano dalle capitali di allora, ma su Giovanni, figlio di Zaccaria, un giovane sconosciuto eremita nel deserto di una lontana provincia dell’impero e ne ha fatto il profeta per riempire gli abissali vuoti morali del tempo e per abbattere le montagne dell’orgoglio e raddrizzare le vie storte di allora, fino a dare la vita per aver lottato contro l’immoralità del re.  Qualche cosa del genere è avvenuto con la vocazione del timido Sandro, che, scelto dal Signore in una povera famiglia di uno sperduto paesino di montagna, obbedendo alla sua vocazione si è fatto mandare sulle strade del mondo per annunciare il Vangelo della liberazione e impegnarsi per la promozione dei poveri e degli emarginati. E lo ha fatto fino a quando i terroristi di Sendero Luminoso han creduto di metterlo a tacere uccidendolo barbaramente. La sua fine fu ritenuta una sciagura, come dice il libro della Sapienza, ma la sua speranza è piena di immortalità. Nella vicenda di don Sandro si è verificato quello che dice il salmo responsoriale: “Chi semina nelle lacrime nella gioia. Nell’andare, se ne va piangendo, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con gioia, portando i suoi covoni”.

SULLA TOMBA DEL NUOVO BEATO

Prima della fine della Messa la clorale ha cantato il “Resta con noi, Signore” di Mozart. Poi in silenzio si è andati tutti al cimitero davanti alla tomba del nuovo Beato, dove è stata letta una bellissima poesia di un ragazzo di Santa, che fu chierichetto di don Sandro. In essa la storia del nuovo beato è stata felicemente accostata a quella del profeta Geremia. “Prima che ti formassi dentro il ventre di tua madre,/prima che tu nascessi, ti conoscevo e ti consacrai./Io ti scelsi perché tu fossi mio profeta, andassi dove io volevo che tu andassi/e proclamassi ciò che io ti ho comandato…./Non aver paura a rischiare perché io sarò con te./Non aver paura ad annunciarmi, perché io parlerò per te./Ti ho affidato il mio popolo per strappare ed abbattere, per edificare e piantare:/distruggerai e pianterai…/Devo gridare, devo rischiare… Povero me se non lo facessi!

Prima di concludere don Giacomo ha avvisato che d’ora in avanti davanti a quella tomba non si deve più dire “L’eterno riposo”, ma si deve dire: “Gloria al Padre…”, perché egli ormai sicuramente nella gloria di Dio.

T. F.

La beatificazione a Chimbote

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La concelebrazione del 5 dicembre a Gromo S. Marino

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