Il Natale. Dai saturnali a Gesù e da Gesù ai saturnali

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Immagine: “I Saturnali” di Ernesto Biondi (1854-1917)

PRIMA C’ERANO I SATURNALI

Nessuna paura nel riconoscere che i Testimoni di Geova hanno ragione quando con la loro nota pignoleria contestano la “falsità” della data del 25 dicembre come data della nascita di Gesù. Sbagliano quando pensano che noi diciamo il contrario. Anche noi sappiamo da sempre che i Vangeli (sia canonici che apocrifi) non dicono assolutamente nulla a riguardo di giorno, mese e anno della nascita di Gesù. È solo per convenzione che il Natale si celebra al 25 dicembre. Questo accordo però non è avvenuto a capocchia, ma a ragion veduta, e la ragione è bella. È stata scelta quella data perché, attorno al solstizio d’inverno, i giorni riprendono ad allungarsi e il sole torna a vincere. In quei giorni i pagani, da molto prima di Cristo, facevano feste che duravano giorni, chiamate Saturnali, in onore di Saturno dio del tempo.

DAI SATURNALI AL NATALE

Passate le persecuzioni, la religione cristiana diventa libera con l’editto di Costantino (anno 313) e addirittura religione di stato con l’editto di Teodosio (anno 380). È in questo è periodo che i cristiani cominciano a celebrare pubblicamente le loro feste e collocano la festa del Natale di Gesù nel periodo dei Saturnali, per le ragioni dette prima. I Saturnali erano le feste del sole che vince e del tempo che passa. Per i cristiani Gesù è il vero e unico sole dell’umanità ed è il vero e unico Signore del tempo. Quale periodo migliore del solstizio d’inverno per celebrare la nascita del Signore? La data del 25 dicembre viene scelta e imposta dall’imperatore Giustiniano solo nell’anno 529. Ed è sempre in quel periodo che si comincia anche a contare gli anni a partire dalla nascita di Cristo.

DAL NATALE SI STA TORNANDO AI SATURNALI

La cristianizzazione dei Saturnali con l’istituzione della solennità del Natale è stata un’operazione sensata e plausibile, ma, lo si deve riconoscere, fu come una specie di verniciatura, fatta bene, per carità, ma sempre qualcosa di posticcio. E, come ogni verniciatura, anche la meglio riuscita, col tempo si logora e la realtà che sottostava finisce per riemergere.

Così, la cristianizzazione dei Saturnali ha tenuto per oltre un millennio, nonostante tutte le crisi della Chiesa, come le eresie, i periodici cali di tensione religiosa, le persecuzioni mai finite. Ma da qualche secolo i segni del paganesimo stanno tornando a galla, per via soprattutto dell’illuminismo. Questo movimento di idee in un primo momento non nega l’Ente supremo e non disdegna di considerare la religione un utile fattore di buona convivenza. Poi diventa sempre più laicista, si impegola anche col materialismo e finisce per provocare una sempre più estesa e profonda scristianizzazione. Nella rivoluzione francese e nelle varie rivoluzioni successive la cosa avviene con la violenza della persecuzione; ma in tempi normali la scristianizzazione dilaga più inavvertitamente. Le feste cristiane rimangono e così tante usanze, per cui Croce potrà dire che, nonostante tutto, “noi non possiamo non dirci cristiani”. Ma le chiese diventan sempre più vuote. Col boom economico si arriva ai Natali grossolanamente consumistici e ai Capodanni molto simili alle antiche orge dei Saturnali.

PER UN NATALE NON DI VERNICE MA DI SOSTANZA

Il problema di salvare il Natale riguarda noi cristiani. A questo scopo, per prima cosa, manteniamo pure il Natale al 25 dicembre, legato al solstizio d’inverno con il suo bel riferimento al Sole che vince la notte del mondo. Ma poi, perché non si tratti di una semplice verniciatura cristiana di una realtà sottostante che prima o poi finirà per riemergere, facciamo di tutto per tenerci lontani da ciò che può arrugginire e svilire la nostra fede. Perciò impegniamoci ad evitare di “conformarci alla mentalità pagana del nostro tempo” (Rm 12, 2), perché è proprio questo conformismo con il paganesimo contemporaneo a guastare, come la ruggine, ogni più genuina spiritualità.

Ma soprattutto ricordiamoci che la fede nell’Incarnazione del Figlio di Dio, la fede nel Dio-con-noi, non sta in piedi solo con una sola festa all’anno. Serviranno riferimenti continui al mistero, nella preghiera quotidiana, nella conoscenza e nella meditazione assidua della Parola di Dio. Si pensi in questo senso all’utilità della Messa domenicale. Lì ogni volta ripetiamo insieme; “Credo in Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, che per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo s’è incarnato nel senso della Vergine Maria e s’è fatto uomo”.

Ribadita con fede, ogni domenica e non solo a Natale, questa affermazione diventa davvero fonte di speranza, l’unica che c’è, perché, come diceva S. Paolo, “se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?”.

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