Mondo globale. Il Front National e la Lega di Salvini

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Foto: Marine Le Pen

I PARTITI E IL “SISTEMA-MONDO”

Partiti, movimenti, soggetti politici, forze sociali, singoli individui navigano tra i marosi di un oceano storico globale, assai più grande di loro. Con la dilatazione dei sistemi nazionali verso il sistema-mondo, le strategie della navigazione si sono complicate per tutti, mentre le minacce esistenziali sono aumentate. Decisamente il mondo in cui viviamo e che si prospetta è ben lontano dall’utopia neo-liberale di F. Fukujama, intessuta nel libro intitolato “La fine della storia” del 1992. Non un placido oceano, ma tempeste di acqua e tsunami.

NUOVE PAURE

L’elenco è lungo: dalla questione del clima alla crescita demografica esplosiva in alcune aree del mondo, “mitigata” dall’inverno demografico del ricco Nord del mondo; dalle disuguaglianze di reddito al terrorismo; dai movimenti migratori all’esplosione delle periferie metropolitane; dalla crisi degli stati nazionali alla fragilità di ogni tentativo di governo globale. Il mondo “là fuori” fa paura. Il catalogo delle nostre paure si viene allungando. Ma non per tutti allo stesso modo. Per chi studia, viaggia, legge, ha un’istruzione superiore l’elenco delle paure è breve. Più lungo per chi ha redditi bassi, conoscenza sommaria del mondo, bassi livelli di istruzione; per chi sta attaccato al proprio “villaggio” e al proprio campanile…

IL LABORATORIO DELLE ELEZIONI FRANCESI

Le elezioni regionali francesi sono il laboratorio più recente dove vengono “lavorate” le paure dei francesi, ma anche le nostre. Benchè il giudizio finale si debba dare dopo l’esito del doppio turno, che potrebbe forse essere meno trionfale per il Front national; benchè gli effetti sul piano politico-istituzionale siano da indagare – passaggio dal bipolarismo al tripolarismo? – qualche giudizio più fondato si può tentare circa la consistenza delle risposte che Marine Le Pen offre alle paure sopra elencate. Sono quelle della Rivoluzione francese: liberté, égalité, fraternité, cui la leader del Front national ha aggiunto “laïcité”, in polemica ironica con il multiculturalismo che si è affermato di fatto in Francia, nonostante il modello dell’assimilation. La risposta di Marine Le Pen è il ritorno alla Francia tradizionale, quella del nazionalismo francese, che il 30 agosto 1954 votò contro l’istituzione della CED (Comunità europea di difesa); che il 14 dicembre del 1963 si dichiarò con De Gaulle contro l’ingresso della Gran Bretagna in Europa; che si è opposta all’ingresso della Turchia nell’UE, spingendola verso altri lidi; che ha bocciato la Costituzione europea; che si è mossa militarmente per conto proprio in Africa, in Libia , in Siria… Il Front national ha un’allure neo-gollista.

L’EUROPA NON C’È

Perché questo rinculo sulla sovranità nazionale, che trova culturalmente d’accordo Sarkozy e la sinistra del PS francese, così da meritarsi l’ironia di Marine Le Pen: “meglio l’originale (nazionalista) che la fotocopia (di destra e di sinistra)”? Perché la risposta europea non c’è! L’Europa è rimasta intergovernativa. Nel dualismo di poteri tra la Commissione europea e il Consiglio dei ministri degli Stati europei, la prima non ha poteri reali, se non quelli della tecnocrazia europea, che molesta variamente i cittadini europei. Ma sulle grandi scelte non conta. L’Europa è tale solo nella moneta, sui bilanci, ma non sulla politica economica. Mancano politica estera e difesa. La responsabilità dei partiti tradizionali francesi, dei governi di sinistra e di destra, è enorme. La politica tradizionale francese è chiusa dentro un circolo vizioso, che essa stessa ha costruito: se non vai avanti sull’Europa, torni indietro alla sovranità nazionale. Il Front national raccoglie consensi in nome di un nazionalismo storico, franco e coerente, ciò che i partiti francesi non hanno mai cessato di seminare. Così gli elettori non credono che l’Europa sia in grado di governare i flussi migratori, sventare le minace terroristiche, fare una politica estera e di difesa. Tutto qua! Tra nazionalismo storico e sperimentato e un europeismo timido e retorico, continuamente smentito dai comportamenti concreti, gli elettori francesi hanno scelto il primo.

L’ITALIA E SALVINI SONO UN’ALTRA COSA

C’entra qualcosa Salvini con tutto ciò? Pare di no. La ragione di fondo è che un nazionalismo italiano non esiste. Il che è l’effetto di un dato storico negativo: la mancanza di identità nazionale forte e vissuta, dovuta al processo di unificazione italiana ad opera dei piemontesi. Poi, dopo il tragico fallimento del nazionalismo fascista, dal secondo dopoguerra in avanti, siamo sempre stati governati da altri, almeno per quanto riguarda la politica estera e di difesa. Il nostro europeismo è l’altra faccia, positiva, di un’identità nazionale debole. Del messaggio politico del Front la Lega di Salvini si ritaglia e dilata la parte sull’immigrazione. Ma Marine Le Pen non si è spinta ad invocare, come ha fatto invece Donald Trump in America, la chiusura delle frontiere agli islamici. Quanto all’uscita dall’Euro, nessuno crede che la Lira ci salverebbe dai nostri difetti. L’Euro funziona per noi come il “podestà forestiero” dei Comuni italiani del XIII secolo.
La Francia può invocare il ritorno alla sovranità nazionale come scudo contro il mondo in materia di moneta, difesa, politica estera, perché in questi decenni ha sì rinunciato al franco, ma non a tutto il resto. Ma è lecito prevedere che il ritorno agli Stati-nazione non ci metterà al riparo dai marosi della globalizzazione. I popoli europei impareranno sulla propria pelle, si spera senza passare attraverso la dura pedagogia dei conflitti e delle guerre, che solo andando verso un governo continentale federale, che già oggi ha più di cinquecento milioni di potenziali cittadini, sarà possibile continuare a mantenere un’Europa di pace e di benessere.

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