Papa Francesco apre la Porta Santa della Carità. Monsignor Feroci: «Dall’attenzione agli ultimi un nuovo slancio pastorale»

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«La Porta Santa della Carità che il Pontefice varcherà non immette in un luogo ma fa entrare “in mezzo”, diventa il segno della disponibilità, della solidarietà, dell’amore del luogo, dove i poveri sono accolti e vivono; porta che conduce a incontrare Dio nel povero e attraverso la quale ogni discepolo di Cristo deve entrare per gustare la “Misericordia” ottenuta. Un segno per affiancare, nel cammino del pellegrino, alla Cattedra del Vescovo anche il luogo in cui toccare la carne di Cristo presente nei bisognosi di questa città. Come Dio si è mosso per venire verso di noi, anche noi dobbiamo commuoverci, muoverci ed entrare nelle porte dell’amore, nel cuore di chi soffre».
Monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma dal 2009, chiarisce il significato di un evento semplice quanto straordinario. Papa Francesco aprirà oggi alle ore 16,30 la Porta Santa della Carità varcando la porta dell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” e della Mensa “San Giovanni Paolo II” della Caritas alla Stazione Termini di Roma, entrambe ospitate in una struttura delle Ferrovie dello Stato. La struttura di accoglienza è un “piccolo villaggio della carità” nel cuore della Capitale, dove i meno fortunati trovano rifugio, ascolto e aiuto alle loro necessità, recentemente inaugurato dopo i lavori di ristrutturazione e riqualificazione iniziati nel 2010. «Chi attraverserà la Porta della Carità e dedicherà un po’ del suo tempo a servire i poveri riceverà l’indulgenza secondo le intenzioni indicate dal Santo Padre nella Bolla Pontificia Misericordiae Vultus», specifica monsignor Feroci. «L’Ostello nato nel 1987, attualmente ospita 200 persone, ma ne può accogliere fino a 300, mentre la mensa fornisce 500/600 pasti al giorno, anche se vorrei che a Roma questo tipo di Caritas non ci fosse più, perché tutti hanno diritto a una casa e a un lavoro: una città in cui un solo uomo soffre meno è una città migliore, e questo è il nostro impegno», spiega monsignor Feroci, riferendosi a tutti quei senzatetto che resteranno fuori dalla porta per forza di cose. «I due centri della Caritas hanno rappresentato nel tempo e nella storia della Chiesa di Roma un punto di riferimento e una risposta di solidarietà, abbiamo fatto nostro, partendo da Don Luigi Di Liegro, primo direttore della Caritas diocesana di Roma, l’appello evangelico “avevo fame e mi avete dato da mangiare”». Osservando l’afflusso continuo di bisognosi nella struttura di accoglienza, ricordiamo a monsignor Feroci uno dei tanti simboli della rivoluzione del pontificato di Bergoglio, autentico gesto concreto di carità e misericordia: l’installazione in Vaticano di un servizio docce e barberia per i senzatetto voluto da Papa Francesco. Monsignor Feroci indica il grande mosaico realizzato dal gesuita Marco Rupnik che sovrasta la porta che il Santo Padre varcherà nel pomeriggio. «L’opera di Padre Rupnik è incentrata negli sguardi di Dio Padre, buon pastore, e di Gesù che insieme guardano i bisognosi invitandoli a entrare». Chissà come sarà accolto in una società come quella contemporanea nella quale domina l’individualismo, l’invito del Santo Padre alla Misericordia, giacché «il Pontefice chiede di declinare la Misericordia in tutte le direzioni ponendo l’accento sull’importanza di saper perdonare e saper chiedere perdono». Del resto, ricorda monsignor Feroci «Papa Francesco ha scelto di riporre il tema della Misericordia con nuovo entusiasmo per una rinnovata azione pastorale, perché è determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre». Occorre dunque «un nuovo slancio pastorale che il Pontefice ha chiamato a vivere con l’esperienza del Giubileo del quale il pellegrinaggio è un segno peculiare, una icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza». Un invito che Bergoglio estende illustrando le tante porte misericordiose da oltrepassare per vivere
l’esperienza giubilare iniziando dalla prima Porta Santa. «Aprendo la Porta Santa nella Cattedrale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana piagata dalla guerra civile e proclamando la città “capitale spirituale del mondo”, il Papa ha offerto uno spiraglio all’umanità». Allora, sbricioliamo i muri e varchiamo la soglia della Porta Santa della Carità, qui dove si viene a servire il Giubileo, oltre a fare un’esperienza interiore come accadrà in tutte le altre Porte Sante, nell’Ostello Caritas di via Marsala a Roma conteranno soprattutto concrete azioni di altruismo.

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