Si apre il Giubileo. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna: «Ripartire dalla Misericordia vuol dire attuare il Concilio»

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«L’apertura del Giubileo della Misericordia (8 dicembre 2015) avverrà a cinquant’anni dalla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II. Ciò acquista un significato particolare, perché invita la Chiesa a continuare l’opera iniziata in un Concilio al quale il Santo Padre rimanda spesso. Non è un caso che il Giubileo della Misericordia si apra cinquant’anni dopo la fine del Concilio. L’ha voluto Papa Francesco, perché il Concilio ha operato un profondo cambiamento nella Chiesa che ha cominciato ad ascoltare di nuovo le tante domande del mondo. Ripartire dalla Misericordia vuol dire attuare il Concilio Vaticano II, perché la Misericordia rappresenta l’atteggiamento della Chiesa post conciliare. Ciò significa mettere in pratica proprio quello che il Concilio voleva, e di questo Bergoglio ne è consapevole. Guardare con simpatia al mondo e ai suoi abitanti, quindi rispondere alle tante domande che lo stesso mondo pone alla Chiesa». Monsignor Matteo Maria Zuppi è il nuovo Arcivescovo di Bologna. “Prete dei poveri”, molto amato dal popolo romano, Zuppi era vescovo ausiliare per il settore centro della diocesi di Roma. «Il significato del Giubileo – dice – risiede nel perdono generale, nell’indulgenza aperta a tutti, e nella possibilità di rinnovare il rapporto con Dio e il prossimo». Monsignor Zuppi, nato a Roma nel 1955, dal 2000 è anche assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio.

L’Anno Santo Straordinario voluto da Papa Francesco ha già tutti i requisiti per passare alla storia come un grande momento di spiritualità di massa. Che cosa ne pensa?
«Tutti i Giubilei sono un grande momento di spiritualità, aperto a tutti quelli che cercano di avvicinare non solo tutti i credenti, ma anche quelle persone che per tanti motivi si sono allontanati dalla fede e non hanno un rapporto continuo con la Chiesa. Penso che il Giubileo sia una grandissima opportunità di sperimentare l’Amore di Dio che è Misericordia, di cui tutti abbiamo un enorme bisogno e che simboleggia l’accoglienza di un Padre che aspetta sempre i suoi figli».

La data di chiusura del Giubileo è il 20 novembre, giorno di Cristo Re, quando i gesuiti pronunciano i voti. Un richiamo forte per la Compagnia di Gesù che considera quel giorno il momento in cui Cristo giudica, il giorno della penitenza?
«Penso che sia soprattutto l’indicazione più vera del fatto che il centro di tutto è Cristo, questo è il vero senso. Il fine di ogni nostra ricerca, di tutto il nostro pellegrinaggio è Cristo, che è Verità e Vita. Per cui quello che noi cerchiamo, è vivere l’Amore di Cristo. Credo che sia per questo che la conclusione dell’Anno Santo Straordinario coinciderà con la festa di Cristo Re, perché Lui è il centro e il fine di ogni nostra parola e di ogni nostra azione».

Papa Francesco ha deciso che il Giubileo straordinario sarà sotto il nome della Misericordia. Possiamo dire che questa parola rappresenta uno dei termini chiave del Suo pontificato?
«Sicuramente, lo è per la stessa vita di Papa Francesco e lo è nel Suo stemma: “Miserando atque eligendo”, “guardando con misericordia e scegliendo, chiamando a sé”, scelto fin dalla consacrazione episcopale di Bergoglio. Lo stemma del Santo Padre parla della Misericordia. Non esiste in italiano il termine “misericordare”, cioè usare misericordia, guardare con misericordia, vivere con misericordia. Il motto del Santo Padre è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122, 149-151), il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo, scrive: “Vidit ergo Iesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (“Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi”). Questa omelia è un omaggio alla Misericordia Divina ed è riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un significato particolare nella vita e nell’itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell’anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. Questa attenzione del Papa alla Misericordia è il tratto più personale del Pontefice».

“La Misericordia è una sua costante. Francesco non sta facendo la riforma della Curia, ma sta affrontando la crisi della fede in Occidente”, ha dichiarato Padre Antonio Spadaro. È dunque qui, nell’Emisfero Nord, grande area secolarizzata in crisi, che c’è bisogno di armonia, compassione e dunque Misericordia?
«Tutto il mondo ha bisogno di Misericordia e la Misericordia acquista significati, valori, valenze diverse nelle diverse situazioni. Potremmo dire che tutti hanno diritto alla Misericordia e che la Misericordia è un dovere per tutti i cristiani, è la vera chiamata per tutti i cristiani. Certamente nell’Emisfero Nord, ricco, che ha paura, che si illude e che spreca tante occasioni, la Misericordia vuol dire riscoprire la presenza vicina di Dio».

“Con questo Giubileo della Misericordia, spero che molta gente senta la Chiesa come Madre”, ha auspicato Papa Francesco durante la recente intervista concessa a un’emittente portoghese. Riferendosi ai motu proprio che accelerano i processi di nullità matrimoniale, al Sinodo di ottobre e al Giubileo, il Pontefice ha dichiarato che “è tutto collegato”, per “semplificare, facilitare la fede alla gente. E che la Chiesa sia Madre”. È tutta in questa frase la portata tanto semplice quanto rivoluzionaria del Papa venuto dalla fine del mondo?
«Sì, riscoprire la Chiesa Madre si colloca perfettamente nella linea del Concilio. L’11 ottobre 1962, giorno della solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, durante il suo discorso inaugurale, Papa Roncalli parlò della “medicina della Misericordia”. Fu questa una delle definizioni più belle di San Giovanni XXIII. Collegandosi a questo, Papa Francesco indica la Chiesa Madre come piena di Misericordia, nella quale tutti possano sentire la vicinanza della Chiesa. In qualsiasi situazione si trovino».

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